Trump minaccia l’Iran: scadenza di 48 ore per un accordo o attacchi devastanti

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato sabato un ultimatum diretto all’Iran, avvertendo che il paese islamico avrebbe affrontato conseguenze catastrofiche entro 48 ore se non avesse accettato le condizioni di pace americane e riaperto lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo internazionale.

L’ultimatum di Trump e la crisi dello Stretto di Hormuz

Trump ha pubblicato un messaggio sui social media il giorno prima di Pasqua, ricordando la sua scadenza originale di dieci giorni imposta all’Iran per raggiungere un accordo diplomatico o riaprire lo Stretto di Hormuz. “Il tempo sta per scadere — 48 ore prima che l’inferno si abbatta su di loro”, ha scritto il presidente americano. La scadenza originale di cinque giorni era già stata prorogata al 6 aprile, quando erano iniziati i colloqui preliminari di pace a fine marzo 2026. Tuttavia, con l’intensificarsi degli scontri — incluso l’abbattimento da parte dell’Iran di due aerei militari statunitensi — la retorica di Trump si è notevolmente inasprita.

Le condizioni americane e la risposta iraniana

Washington ha posto come condizione principale la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui normalmente transita un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Trump ha minacciato di bombardare le infrastrutture energetiche civili iraniane in caso di mancato accordo, una mossa che secondo gli esperti di diritto internazionale potrebbe configurarsi come crimine di guerra. L’Iran ha respinto le richieste americane e ha formulato le proprie condizioni, ritenute inaccettabili da Washington e Israele.

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Il pilota disperso e le perdite militari americane

L’abbattimento dell’F-15E e le operazioni di ricerca

Venerdì, l’Iran ha abbattuto un caccia F-15E americano. Uno dei membri dell’equipaggio è stato recuperato, mentre il secondo risulta ancora disperso. I media iraniani hanno riferito che Teheran ha offerto una ricompensa di circa 66.000 dollari ai cittadini che catturassero vivo il pilota mancante. Nello stesso giorno, un secondo aereo da combattimento americano si è schiantato nel Golfo Persico. Questi episodi rappresentano un duro colpo per Washington, con il conflitto che entra nella sua sesta settimana senza segnali di risoluzione.

Il contesto delle perdite aeree

Si tratta delle prime perdite in combattimento note di aerei americani o israeliani dall’inizio delle operazioni militari contro l’Iran, avviate il 28 febbraio 2026. In precedenza, tre aerei americani erano stati abbattuti per fuoco amico in Kuwait nelle prime fasi del conflitto, mentre altri erano stati distrutti o danneggiati da droni e missili iraniani nelle basi aeree della regione. L’abbattimento dell’F-15E contraddice le dichiarazioni di Trump, che mercoledì aveva affermato in un discorso in prima serata che l’Iran non disponeva più di sistemi anti-aerei.

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Attacchi alle infrastrutture energetiche regionali

Colpi agli impianti del Golfo

L’Iran ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture energetiche strategiche della regione: Negli Emirati Arabi Uniti, il più grande impianto di trattamento del gas naturale del paese, Habshan, ha sospeso le operazioni dopo che i detriti di un’intercettazione hanno provocato un incendio. Le autorità degli EAU hanno rilevato 79 proiettili lanciati dall’Iran sabato, inclusi 23 missili balistici — il numero più alto dall’8 marzo 2026. In Kuwait, un attacco con droni ha incendiato la raffineria di petrolio Mina Al-Ahmadi, con una capacità di lavorazione di quasi 350.000 barili al giorno. In Iran, gli attacchi americano-israeliani hanno colpito impianti petrolchimici nella zona di Mahshahr, nella provincia sudoccidentale del Khuzestan, costringendo all’evacuazione di tutto il personale. Attacchi al perimetro della centrale nucleare di Bushehr hanno causato la morte di un addetto alla sicurezza, mentre le sezioni principali dell’impianto — dove operano tecnici della società nucleare statale russa Rosatom — sono rimaste indenni.

Impatto sui prezzi energetici globali

Lo shock energetico si riflette direttamente sui mercati: il greggio WTI ha chiuso la settimana scorsa a oltre 111 dollari al barile, quasi raddoppiando dall’inizio dell’anno. Negli Stati Uniti, il prezzo medio della benzina ha superato i 4 dollari al gallone, con evidenti rischi politici per Trump e il Partito Repubblicano in vista delle elezioni di midterm di novembre.

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Diplomazia internazionale e tentativi di mediazione

Il fronte multilaterale

Oltre 40 ministri degli Esteri si sono riuniti virtualmente giovedì per discutere piani di riapertura dello Stretto, segnalando a Trump la loro preoccupazione per la chiusura della via d’acqua strategica. Il gruppo, convocato dal Regno Unito, ha chiarito che qualsiasi trattativa di cessate il fuoco con l’Iran deve includere una soluzione per Hormuz. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di aver parlato telefonicamente con Mark Rutte, Segretario Generale della NATO, definendo la situazione come un vicolo cieco e sollecitando la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per porre fine al conflitto.

La proposta al Consiglio di Sicurezza ONU

Il Bahrain, con il sostegno della Giordania e degli stati arabi del Golfo, sta proponendo una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per facilitare la riapertura dello Stretto di Hormuz. La proposta fornirebbe “una chiara base giuridica per tutti gli stati per mobilitarsi e sostenere il passaggio sicuro”, secondo quanto dichiarato dagli EAU. Tuttavia, la Russia — alleata dell’Iran — ha già espresso opposizione all’iniziativa. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha definito la proposta un tentativo di “legittimare l’aggressione contro l’Iran”, lasciando intendere che Mosca potrebbe esercitare il proprio diritto di veto come membro permanente del Consiglio di Sicurezza.

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Il bilancio umano del conflitto

Dopo sei settimane di guerra, oltre 5.000 persone hanno perso la vita, quasi tre quarti delle quali in Iran, secondo le organizzazioni governative e la Human Rights Activists News Agency con sede negli Stati Uniti. In Libano, dove Israele combatte una guerra parallela contro Hezbollah, alleato dell’Iran, il numero di vittime ha superato le 1.300 unità.

Prospettive e scenari futuri

Nonostante la retorica aggressiva del fine settimana, Trump avrebbe segnalato questa settimana la disponibilità a ritirare le forze americane dal conflitto entro due o tre settimane, anche qualora lo Stretto di Hormuz rimanesse chiuso. Un segnale che suggerisce una possibile via d’uscita diplomatica, ma che lascia aperte profonde incertezze sui mercati energetici globali e sulla stabilità geopolitica dell’intera regione mediorientale. Nel frattempo, una nave portacontainer francese e una petroliera di proprietà giapponese hanno attraversato lo Stretto di Hormuz negli ultimi due giorni, in quelli che sembrano essere i primi transiti dall’inizio del conflitto — un segnale debole ma significativo che la via d’acqua non è completamente bloccata.