La sterlina sotto pressione: il peggior mese contro il dollaro da ottobre 2025

La sterlina britannica ha chiuso la settimana in calo per il quarto giorno consecutivo, registrando a marzo la sua peggiore performance mensile contro il dollaro da ottobre 2025. Il ribasso, pari a circa l’1,5%, riflette un clima di forte avversione al rischio sui mercati globali, alimentato dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente e alla guerra con l’Iran, che ha spinto gli investitori verso il dollaro americano come valuta rifugio.

La sterlina regge meglio delle altre valute

Nonostante le perdite, la sterlina si distingue come la valuta più resiliente tra i principali cross contro il dollaro dall’inizio del conflitto. A titolo di confronto:

  • L’euro ha perso circa il 2,5% contro il dollaro nello stesso periodo.
  • Lo yen giapponese, tradizionale valuta rifugio, ha ceduto il 2,4%.
  • Il franco svizzero, anch’esso considerato un safe haven, ha perso addirittura il 3,6%.

Questo dato è significativo: nonostante le difficoltà strutturali dell’economia britannica, la sterlina ha dimostrato una tenuta relativa superiore rispetto ai suoi principali concorrenti.

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Bank of England: da tagli a possibili rialzi dei tassi

Il quadro macroeconomico per il Regno Unito si è complicato notevolmente. Prima dello scoppio del conflitto, i mercati si aspettavano che la Bank of England (BoE) procedesse con due tagli dei tassi di interesse nel corso del 2026. Oggi, invece, i mercati monetari prezzano fino a tre potenziali rialzi dei tassi, uno scenario radicalmente diverso rispetto alle previsioni di stabilità indicate dai principali analisti.

La posizione di Alan Taylor

Il membro del Comitato di Politica Monetaria (MPC) della BoE, Alan Taylor, ha dichiarato giovedì che la soglia per giustificare un rialzo dei tassi rimane molto alta, sottolineando la preferenza per mantenere il costo del denaro invariato fino a quando non vi sarà maggiore chiarezza sull’impatto economico del conflitto. Taylor, che fino all’inizio della guerra era stato un convinto sostenitore di tassi più bassi, ha votato questo mese per lasciare i tassi invariati, in linea con tutti gli altri otto membri dell’MPC. Tuttavia, alcuni di questi hanno già avvertito che i rialzi potrebbero rendersi necessari.

Rendimenti dei Gilt in rialzo: supporto tecnico per la sterlina

L’inflazione britannica, strutturalmente più elevata rispetto alle altre economie sviluppate, ha accelerato la vendita dei titoli di Stato del Regno Unito (i cosiddetti gilt), spingendo i rendimenti verso l’alto più rapidamente che altrove. I rendimenti sui gilt a due anni, particolarmente sensibili alle aspettative su inflazione e tassi, sono saliti di quasi un punto percentuale dall’inizio del conflitto, avvicinandosi ai massimi degli ultimi due anni e mezzo. In teoria, rendimenti più elevati dovrebbero offrire supporto alla sterlina, rendendo gli asset britannici più attraenti per gli investitori internazionali. Tuttavia, questo vantaggio rischia di essere neutralizzato da una crescita economica più debole.

Il rischio fiscale: Rachel Reeves sotto pressione

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Gli analisti di Bank of America, che attualmente raccomandano di vendere la sterlina contro il dollaro, hanno sintetizzato il dilemma britannico in modo efficace:

“La sterlina rimane in gran parte resiliente, ma costi di finanziamento più elevati, se prolungati, insieme a una crescita più debole, ridurranno inevitabilmente il margine fiscale disponibile.”

Il costo del debito pubblico britannico è già tra i più alti tra le economie sviluppate. Il ministro delle Finanze Rachel Reeves si trova in una posizione particolarmente delicata: con uno spazio di manovra fiscale estremamente limitato, deve garantire la sostenibilità dei conti pubblici in un contesto di tassi in rialzo e crescita in rallentamento.

Prospettive per la sterlina nei prossimi mesi

Il quadro per la sterlina rimane complesso. Da un lato, i rendimenti più elevati e la relativa tenuta rispetto alle altre valute offrono un certo sostegno. Dall’altro, l’incertezza geopolitica, la pressione inflazionistica e i rischi fiscali rappresentano fattori di vulnerabilità significativi. Gli operatori di mercato monitorano con attenzione le prossime mosse della Bank of England e l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, che continua a essere il principale driver di volatilità sui mercati valutari globali.