La guerra in Iran scuote i mercati energetici globali
I vertici di tre grandi colossi energetici europei hanno lanciato un allarme senza precedenti sulle forniture di petrolio e gas, mentre il conflitto in Iran continua a destabilizzare i mercati e l’accesso allo Stretto di Hormuz rimane gravemente compromesso. Nelle ultime settimane, i prezzi del greggio sono balzati di circa il 40%, sfiorando in alcuni momenti la soglia dei 120 dollari al barile, un livello che non si vedeva da anni. Gli investitori temono una carenza strutturale di offerta che potrebbe protrarsi ben oltre il breve termine.
L’Asia in prima linea: emergenze energetiche dichiarate
Le conseguenze della crisi si sono manifestate inizialmente con maggiore intensità nei Paesi asiatici. Le Filippine hanno dichiarato lo stato di emergenza energetica, mentre la Corea del Sud ha avviato piani di gestione per gli scenari più critici. Il Giappone ha assunto un ruolo particolarmente attivo nella risposta internazionale: la Premier Sanae Takaichi ha formalmente richiesto all’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) di autorizzare un ulteriore rilascio dalle riserve strategiche globali. L’IEA aveva già coordinato il rilascio di 400 milioni di barili tra i Paesi membri. Tokyo ha avviato lo svincolo delle proprie riserve nazionali giovedì, con accesso alle scorte IEA previsto entro fine mese.
La crisi si sposta verso Occidente
L’avvertimento di Shell
Intervenendo al CERAWeek di Houston, il CEO di Shell Wael Sawan ha tracciato una traiettoria preoccupante della crisi: «L’Asia meridionale è stata la prima a subire il colpo. Poi si è spostato verso il Sud-Est asiatico, il Nord-Est asiatico e ora, avvicinandoci ad aprile, sempre più verso l’Europa». Sawan ha esortato i governi a evitare misure che possano amplificare le disruption delle forniture, sottolineando che non può esistere sicurezza nazionale senza sicurezza energetica.
TotalEnergies: mercato “dislocato”
Il CEO di TotalEnergies, Patrick Pouyanné, ha descritto il mercato dei prodotti petroliferi come «dislocato», spiegando che è proprio questa distorsione la causa dell’impennata dei prezzi alla pompa in Europa e del malcontento diffuso tra i consumatori. Pouyanné ha inoltre sollevato un ulteriore tema critico: il riempimento degli stoccaggi di gas europei durante l’estate 2026 avverrà in contemporanea con una domanda asiatica ancora molto sostenuta. In questo scenario, ha previsto prezzi del gas naturale liquefatto (LNG) a 40 euro per megawattora qualora il conflitto in Medio Oriente si prolungasse fino all’estate.
Le risposte dei governi europei
I governi europei hanno iniziato ad adottare misure concrete per proteggere famiglie e imprese dall’escalation dei costi energetici:
- Slovenia: primo Paese europeo a introdurre il razionamento dei carburanti.
- Spagna: approvato un pacchetto di aiuti da 5 miliardi di euro (circa 5,8 miliardi di dollari), che include riduzioni fiscali su elettricità e gas, sussidi per operatori del trasporto, agricoltori e acquisto di fertilizzanti.
- Unione Europea: i leader comunitari hanno discusso misure temporanee per attenuare l’impatto dei prezzi energetici in rialzo.
- Regno Unito: il Ministro delle Finanze Rachel Reeves ha confermato l’esistenza di piani di contingenza per tutelare famiglie e imprese, escludendo però un intervento universale e sottolineando la necessità di una risposta «agile» da parte del governo.
Capacità produttiva: un problema strutturale di lungo periodo
Il quadro secondo Enquest
Enquest, produttore petrolifero focalizzato sul Mare del Nord, ha avvertito di un impatto «significativo» nel medio-lungo termine. Con 2-3 milioni di barili al giorno rimossi dal mercato a causa della perdita di produzione legata al conflitto, la società ha dichiarato a CNBC che la capacità in eccesso è ormai scomparsa «per anni». Il CEO Amjad Bseisu, intervenuto a «Squawk Box Europe», ha espresso profonda preoccupazione per le prospettive dello Stretto di Hormuz, affermando che «il futuro non è chiaro». Un’affermazione che sintetizza perfettamente l’incertezza che oggi domina i mercati energetici globali.
Stretto di Hormuz: il collo di bottiglia del petrolio mondiale
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti di transito più strategici al mondo per il commercio energetico: attraverso questo corridoio passa circa il 20% del petrolio consumato a livello globale. Qualsiasi interruzione prolungata del traffico in questa area ha effetti immediati e profondi sull’intera catena di approvvigionamento mondiale, con ripercussioni dirette sui prezzi al consumo in Europa e Asia.