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Crisi Coronavirus: accanto all’emergenza sanitaria, che è ovviamente la più preoccupante, si stagliano pessimi scenari per l’economia e per i mercati. Le banche centrali stanno rivoluzionando le rispettive politiche monetarie, l’Unione Europea apre a una maggiore spese in deficit, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale si dicono disposti a offrire un contributo. I mercati, poi, sono in agitazione, ipersensibili a ogni notizia, soprattutto quelle che provengono dai policy maker.

In un simile contesto, è plausibile una corsa ai beni rifugio. Ma è una scelta sensata? In questo articolo, una riflessione a riguardo.

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La situazione attuale, sanitaria ed economica

Siamo al 5 marzo 2020, dunque il bilancio non può che essere estremamente provvisorio. La Cina, principale epicentro dell’epidemia, sembra essersi lasciato il peggio alle spalle. Ad oggi, è anzi uno dei paesi con il numero minore di casi giornalieri, tra tutti quelli che stanno fronteggiando l’epidemia. Particolare tensione si rileva in Corea del Sud, Iran e, purtroppo Italia, che è anzi il terzo paese per numero di contagi.

Dal punto di vista finanziario, le borse sembrano stia reagendo alle nuove misure prospettate dalle banche centrale. Ricordiamo che gli Stati Uniti hanno tagliato di recente i tassi di mezzo punto, mentre la BCE ha promesso di tagliarli a breve e, probabilmente, interverrà anche sul Quantitative Easing.

L’oro è ai massimi da cinque anni. Il trend era già in ascesa, sospinto dalle ipotesi prima della fine del ciclo economico espansivo degli Stati Uniti, poi dalle stime ritoccate al ribasso a causa della crisi sanitaria in Cina. Il prezzo ha subito una discreta impennata a partire dall’esplosione dei casi in Europa e attualmente si pone poco al di sotto dei 1.650 dollari.

Una definizione corretta dei beni rifugio

Prima di riflettere sull’opportunità di affidarsi ai beni rifugio in un momento come questo, è bene proporre una panoramica sui beni rifugio stessi. Ovvero, fornire una corretta definizione.

Beni rifugio sono quegli asset cui si fa riferimento in tempi di incertezza, e che si caratterizzano per una maggiore liquidità e per una bassa volatilità.

In buona sostanza, i prezzi dei beni rifugio non oscillano molto e sono facilmente traducibili in denaro liquido. Per esempio, l’oro è un bene vendibile senza svalutazioni di prezzo, mentre lo stesso non si può dire di un qualsiasi titolo azionario.

La componente principale dei beni rifugio rimane comunque l’affidabilità percepite. Un bene rifugio è sempre un asset che viene percepito come tale.

In genere, i tradizionali beni rifugio sono o i metalli preziosi o le valute particolarmente stabili.

Tra questi:

  • Oro
  • Yen
  • Franco svizzero
  • Dollaro
  • Bund, ovvero i Titoli di Stato tedeschi
  • Treasury Bonds, ovvero i Titoli di Stato americani

I rischi di affidarsi completamente ai beni rifugio

Quando parliamo di rischi connessi ai beni rifugio, dobbiamo fare riferimento a due tipi di rischi: quelli strutturali e quelli contingenti.

I rischi strutturali sono dettati dalle caratteristiche intrinseche dei vari asset, e in genere tendono a essere poco suscettibili ai fattori esogeni.

I rischi contingenti dipendono invece dai fattori esogeni, e ovviamente cambiano in qualità e quantità, a seconda dei casi.

Il rischi strutturali dei beni rifugio sono principalmente i bassi rendimenti. E’ una loro caratteristica principale: i beni rifugio sono sicuri, dunque in genere non aprono scenari di guadagno particolarmente allettanti. Un esempio emblematico è fornito dai Bund tedeschi, che per molto tempo si sono caratterizzati addirittura per un rendimento negativo. Insomma, le opportunità di speculazione sono per definizione poche e rare.

Per quanto riguarda i rischi contingenti occorre analizzare le prospettive economiche e finanziarie poste in essere dall’emergenza coronavirus.

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Innanzitutto vi è il rischio che emergano sacche di opportunità in altri settori, se buona parte degli investitori punta sui beni rifugio. Inoltre, se la domanda cresce, i prezzi aumenteranno e sarà sempre più difficile acquistarli.

Il rischio più grande, però, è che in una situazione come questa, praticamente inedita, anche i beni rifugio si dimostrino poco sicuri. La situazione è inedita non già per la prospettiva pandemica, dal momento che il mondo ha affrontato spesso epidemie su scala mondiale, ma certo è la prima volta che una pandemia scoppia in un contesto iper-globalizzato, in cui ogni singola realtà è legata alle altre in un rapporto di interdipendenza. Un contesto simile è quello dell’Influenza Spagnola del 1918-1920, ma fino a un certo punto, dal momento che l’Oriente non era connesso come adesso.

Per esempio, lo yen è considerato universalmente un bene rifugio. Peccato che il Giappone sia comunque colpito pesantemente dal coronavirus, per quanto attualmente in maniera virulenta rispetto all’Italia, all’Iran e soprattutto alla Corea del Sud. Lo stesso dicasi per i Bund tedeschi, in quanto la Germania ha visto negli ultimi giorni un aumento drastico dei casi. E che dire degli Stati Uniti, che per giunta hanno un sistema ospedaliero quasi completamente privatizzato?

Insomma, la situazione è incerta. Lo è sotto tutti i punti di vista: sanitario, economico, finanziario, persino sociale (le azioni di contenimento puntano a ridurre i contatti sociali). E’ ovvio che in un contesto come questo fare previsioni è azzardato. Anche perché l’economia influenza i mercati, e ancora non è assolutamente chiaro quali possano essere gli effetti sul PIL mondiale, persino nella peggiore delle ipotesi.

D’altronde, è la prima volta dalla seconda guerra mondiale che il mondo sperimenta una situazione in cui sono in crisi sia la domanda che l’offerta. Le misure di quarantena limitano i consumi, come minimo perché la gente è spinta a rimanere a casa e perché alcuni paesi sono off-limits, o più spesso considerati tali. Ma le misure di quarantena limitano fortemente anche la produzione, in quanto una quota sempre più importante di persone non può lavorare o è costretto a lavorare a basso regime. Lo smart working da questo punto di vista aiuta, ma solo fino a un certo punto.

Il consiglio, quindi, è di porre la massima attenzione a quanto accade giorno per giorno. Un altro consiglio da seguire è ponderare le proprie azioni di investimento in maniera ancora più maniacale di quanto si è abituati a fare. Infine, fatevi consigliare dagli esperti, cercate di non prendere decisioni esclusivamente di testa vostra.

Il rischio è grande, e per la prima volta da settant’anni a questa parte, abbraccia molte attività del vivere umano, finanza e investimenti compresi.

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