La sterlina è una delle valute più importanti del panorama Forex. Non potrebbe essere altrimenti, vista l’importanza dell’economia britannica e la storia che può vantare. Per molti secoli, infatti, è stata la valuta del commercio internazionale, prima di essere sostituita dal dollaro. La sterlina è tra le valute preferite dagli investitori perché tradizionalmente molto stabile. Negli ultimi due anni, però, è stata attraversata da una certa instabilità, più per questioni politiche che puramente economiche o finanziarie. Sulla sterlina, infatti, aleggia lo spettro della Brexit. O meglio, di una trattativa lunga e tortuosa, in grado di produrre incertezze e instabilità economica.

Gli ultimi due anni della sterlina

A dire il vero, è stato il 2016 l’hannus terribilis della sterlina. Ricordiamo che la sterlina proprio all’indomani del referendum sulla Brexit ha fatto segnare il calo intraday più intenso della sua storia, continuando su un sentiero incerto per molti mesi ancora. Le prime settimane del 2017 hanno riconfermato questa incertezza, poi la valuta ha iniziato a normalizzarsi. Attualmente, la sterlina sembra aver riconquistato l’identità di una valuta “normale”, quindi ciclica, il cui valore non dipende dagli umori di una trattativa giocoforza difficile ma dai dati economici. Insomma, sta tornando a essere una valuta sui cui fare affidamento.

Immagine La Sterlina nel 2018: il Parere degli Esperti

Tuttavia, il processo non si è ancora concluso e i rischi di una ricaduta sono ancora alti. L’impressione è che basti un imprevisto nella trattativa affinché la sterlina torni a essere umorale, volatile, incerta. Dunque, cosa dire sul 2018 della sterlina? Quando di mezzo c’è la politica, e per giunta politica applicata a un caso unico (mai nessun paese era uscito dall’Unione Europeo), fare previsioni è veramente difficile.

Per rispondere a questa domanda, la famosa testata Business Insider ha raccolto le testimonianza di alcuni tra gli analisti più competenti in circolazione. Questi si sono trovati d’accordo su un punto: il destino della sterlina nel medio termine dipende dalle trattative per la Brexit. Ogni esperto, però, ha arricchito la sua testimonianza con opinioni proprie e ben distinte.

Di seguito, un sunto dei commenti e delle previsioni degli analisti contattati da Business Insider.

Il 2018 della sterlina secondo gli analisti

Viraj Patel, Forex Strategist di ING. Secondo l’esperto di ING il valore della sterlina non dipenderà solo dalla facilità con cui Regno Unito e Unione Europea troveranno un accordo, ma anche dalla sostanza di questo accordo. Ammesso che vada tutto bene, e che i due attori della trattativa raggiungano un compromesso soddisfacente per entrambi, andrebbe considerato il modo come il risultato finale impatterà sull’economia britannica. Certamente, l’economia sarà meno aperta, i rapporti commerciali meno stretti. Purtroppo, ciò si saprà solo con il tempo. Patel ha dunque dichiarato che le previsioni sulla sterlina rimangono oggetto di studio per ING, ma all’interno di una finestra molto stretta temporalmente. Anche perché, oltre ai rischi legati alla Brexit, si segnalano quelli legati al momento politico in Gran Bretagna, che è come noto carico di incertezza.

Kit Juckes, Macro Strategist di Societe Generale. L’esperto di Société Générale è molto pessimista. Ha dichiarato, infatti, che l’organismo di cui fa parte dà per scontato molte cattive notizie, e reputa probabile altre persino peggiori. Tra le cattive notizie che Société Générale considera più o meno sicure spicca la bassa crescita economica. Le stime parlando di un aumento del PIL del 3% nel triennio 2018-2020, con una media all’anno pari allo 0,8%. Percentuali, queste, inferiori a quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, da cui la Gran Bretagna si sta comunque distaccando, ed equivalenti a circa un terzo del tasso di crescita annuo previsto a livello globale. Juckes comunque cita come probabile evento positivo la riduzione del disavanzo commerciale a meno del 2,5% del PIL, ma secondo lui non basterà. In chiaroscuro anche l’opinione sul comportamento della Bank of England. Juckes crede che non toccherà i tassi per tutto il 2018, forzando un allentamento ulteriore, nonostante altrove si stia procedendo con una politica monetaria più restrittiva. Juckes ha concluso affermando che la sterlina rimarrà in un intervallo compreso tra 1,30 e 1,35 dollari per buona parte del 2018.

Morgan Stanley, nella persona di Hans W. Redeker e del suo team. Gli esperti di Morgan Stanley pongono l’accento non tanto sulle performance macroeconomiche (come invece ha fatto Juckes), quanto sulla fase politica che la Gran Bretagna sta vivendo e con quella che vivrà una volta che i negoziati entreranno ancora di più nel vivo. Il timore è che un risultato pur condiviso, ma non accompagnato da accordi commerciali alternativi, possa generare problemi dal punto di vista economico e instabilità dal punto di vista politico. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, il costo della Brexit potrebbe apparire alto fin dall’inizio, superando così il limite di tolleranza di alcuni parlamentari della maggioranza. Secondo il team di Morgan Stanley, queste incertezze non sono state ancora scontate dalla sterlina, che quindi ha ampi spazi di manovra per perdere quotazione. Sempre secondo Morgan Stanley, la sterlina raggiungerà 1,24 dollari entro la fine del 2018.

Zach Pandl, Kamakshya Trivedi, Ian Tomb di Goldman Sachs. Gli analisti di Goldman Sachs reputano decisivi sia il rischio politico che quello macroeconomico, ma protendono per il primo. Il nocciolo della questione riguarda le difficoltà che le trattative incontreranno. Tuttavia, la sterlina potrebbe non soffrirne, o soffrirne in maniera circoscritta, in caso l’accordo faccia veramente chiarezza sulla fase di transizione. La chiarezza sui termini di un accordo transitorio potrebbe mitigare parte di questa incertezza politica, economica e istituzionale e ciò sosterrebbe un rimbalzo della sterlina, la quale potrebbe essere sostenuta dai dati economici o dalla politica della Bank of England, che potrebbe rivelarsi meno accomodante del previsto.

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Yianos Kontopolous di UBS (e il suo team). Secondo gli esperti della banca svizzera la sterlina si renderà protagonista di prestazioni negative nel 2018. Il motivo è sempre lo stesso: Brexit e incertezza politica interna. Una speranza per il Regno Unito, però, paradossalmente, giunge proprio per l’Europa. “Il proseguimento della solida ripresa nell’area Euro potrebbe avvantaggiare la sterlina sia mediante un aumento del PIL britannico che attraverso un miglioramento della bilancia commerciale. Il Vecchio Continente, infatti, è la destinazione privilegiata per gli investimenti diretti esteri del Regno Unito. UBS ha fornito una previsione sul EUR/GBP, che dovrebbe attestarsi intorno a 0,95 entro la fine del 2018.

JP Morgan. Ha risposto alla chiamata non un solo analista, bensì un team di esperti. Questo ha posto l’accento sulle trattative per la Brexit e sulla sensibilità della sterlina rispetto al dialogo-scontro tra Regno Unito e Unione Europea. JP Morgan ha riportato il passo in avanti compiuto tra i due attori in campo, ma ha anche ricordato che l’ostacolo appena superato è solo uno dei tanti che verranno affrontati. JP Morgan prevede una sensibilità alle trattative via via maggiore, quindi in crescendo, fino all’exploit finale di marzo 2019. Ad ogni modo, le previsioni della banca d’affari – che riguardano il dollaro – sono molto generiche. Il GBP/USD è infatti dato all’interno di un intervallo compreso tra 1,26 e 1,47.

Peter Dixon, Chief UK Economist di Commerzbank. Dixon ha ricordato il pessimo 2016 vissuto dalla sterlina ma anche giudicato in termini molto più positivi l’anno che si sta per concludere. Infatti, di recente la valuta britannica si è dimostrata piuttosto stabile. Secondo l’analista tutto ciò è la prova di come la sterlina reagirà alla Brexit, dal momento che negli ultimi mesi, a differenza di quanto accaduto nel 2016, non ci sono state cattive notizie. In estrema sintesi, quando le cose andranno male, la sterlina si indebolirà; quando le cose andranno bene, la sterlina si rafforzerà. Dixon ha infine fatto un parallelo con l’euro, giudicando la sterlina molto più fragile, almeno per quanto riguarda il 2018. Una debolezza, però, che non deriva dai fondamentali economici ma, appunto, dall’incertezza generata dalla Brexit.

Joel Kruger,  Currency Strategist di LMAX Exchange. Secondo Krugar il 2017 è stato un anno cruciale per la sterlina. Grazie al trend moderatamente ascendente, pur con vari ritracciamenti, instauratosi ad aprile, la sterlina ha dimostrato di potercela fare, a resistere agli urti della Brexit. L’analisti di LMAX Exchange è molto ottimista, sicuramente molto di più di tanti colleghi. Secondo lui, infatti, il peggio potrebbe essere alle spalle, politicamente parlando: le trattative dovrebbero procedere sempre più spedite. Un ottimismo simile permea anche le sue considerazioni sulle performance dell’economia britannica. L’economia del Regno Unito ha tenuto relativamente bene di fronte alle turbolenze della Brexit e questo, in concomitanza con le crescenti pressioni inflazionistiche, spingerà la Banca d’Inghilterra a procedere con la normalizzazione della politica monetaria, con la conseguenza che i differenziali di rendimento in GBP saranno interessanti. La politica moderatamente protezionista dell’amministrazione americana riguardo il dollaro non farà che favorire ulteriori afflussi.

Oliver Harvey, Macro Strategist di Deutsche Bank. Secondo l’analista della banca commerciale tedesca, la sterlina potrebbe trarre vantaggio da un accordo che allunghi i tempi di transizione. Un aspetto fondamentale, se si intende preparare con estrema cautela gli investitori e gli attori economici, ed evitare pericolosi scossoni. In quel caso, l’analisi della sterlina potrebbe finalmente riguardare quasi esclusivamente i fondamentali, piuttosto che le questioni politiche come sta avvenendo adesso. Questo è l’auspicio, la realtà potrebbe essere ben diversa. E infatti: “In sintesi, prevediamo qualche rialzo strutturale per la sterlina se un accordo transitorio emergerà all’inizio del prossimo anno insieme a un nuovo rating delle prospettive di crescita, ma è improbabile che la chiarezza sulla prima questiona prima del Consiglio UE di dicembre. Inoltre, vi è una rinnovata preoccupazione sul futuro della leadership di PM May.

Sam Lynton-Brown, FX Strategist di BNP Paribas (e Alexander Jekov, analista). Molto complessa l’analisi degli esperti di BNP Paribas. In estrema sintesi, considerando anche la distanza crescente dal Fair Value, la sterlina dovrebbe scendere a 1,25 entro i prossimi sei mesi, toccando i minimi del 2017.

Roger Hallam, Chief Investment Officer for currencies di JP Morgan Asset Management. Secondo l’analista, fondamentali per la sterlina saranno la tempistica e la chiarezza degli accordi per la Brexit. Si è detto ottimista circa un accordo per la transizione entro il primo trimestre, con la UE che appare come parte forte della contesa (ciò emerge da come si sono sviluppati i negoziati negli ultimi mesi). La fase più difficile è quella che riguarda il commercio in senso stretto. Definire i nuovi rapporti tra Regno Unito e Unione Europea sarà moto difficile. Roger Hallam, pur essendo ottimista circa la prima parte dell’anno, invoca cautela circa la seconda parte del 2018: la sterlina, in caso di un deterioramento dei negoziati, potrebbe subire forti perdite. “Riconciliare l’inconciliabile si rivelerà un compito fondamentale: il desiderio del Regno Unito di un accordo commerciale globale, pur cercando anche la libera circolazione delle persone e la realizzazione della sovranità legale, è probabilmente molto impegnativo” ha dichiarato l’analista.

In estrema sintesi, si nota una certa difficoltà degli analisti a offrire previsioni precise. Ciò è dovuto al fatto che la sterlina potrebbe essere trainata da elementi per natura poco prevedibile, come i negoziati politici, i quali potrebbero a loro volta essere utilizzati per la politica interno. In questo caso, ossia se si cedesse a una strumentalizzazione, l’incertezza sarebbe ancora più elevata. In generale, però, aleggia un certo pessimismo, sicché la sterlina viene data in calo dalla maggior parte degli analisti.