Sono tante le domande che affollano la mente di coloro che aspirano a operare nel Forex Trading. D’altronde questa attività è molto complicata, e per un assoluto principiante può essere difficile dipanare i dubbi prima di fare l’esordio nel mercato.

Tra queste domande spicca una: con quale capitale iniziare? Rispondere a questa domanda è più complicato di quanto si pensa, anche perché la risposta forse più scontata non è quella esatta. Ovviamente, a un esordiente che ha paura di sbagliare e di perdere i propri soldi verrebbe da dire: è meglio iniziare con il minimo possibile!

Ebbene, nella stragrande maggioranza si tratta di un errore, che può portare – anche nel breve periodo – a conseguenze davvero pessime, fino a fallire l’obiettivo principale: diventare trader professionisti.

Il capitale minimo

In realtà, oggi il Forex Trading è un’attività alla portata di tutti. Con ciò non vogliamo dire che sia facile guadagnare, tutt’altro. Molto banalmente, la maggior parte dei broker consente di aprire un conto con cifre irrisorie, che tutti possono permettersi di spendere. Giusto per rendere l’idea, il deposito minimo iniziale imposto da alcuni broker è pari o inferiore a 200 euro. Stando a questi numeri, tutti possono diventare trader, o almeno sperare di diventarlo: dall’operaio all’impiegato, dallo studente al disoccupato, se ha messo da parte un gruzzolo minimo, o ha l’opportunità di farsi prestare il denaro.

Ovviamente, come già specificato, è tutto in potenza. Per diventare trader professionisti sono necessari studio, duro lavoro, voglia di imparare e anche una discreta dose di intelligenza. Senza contare le qualità morali e psicologiche, senza le quali è impossibile fare successo nel trading.

Certamente, è chiara la visione che sta dietro a depositi minimi iniziali così bassi. I broker nel loro complesso, infatti, puntano a conquistare una clientela nuova, ovvero quella formata dai profani. L’intento è di aprire il Forex Trading alla gente comune. Un intento nobile, soprattutto quando si accompagna a messaggi pubblicitari trasparenti, che non promettono la luna, e a percorsi formativi pensati appositamente per i principianti.

Purtroppo, iniziare con un capitale così basso, ovvero con il deposito minimo concesso dai broker, non è esattamente una buona idea. Certo, alcuni trader riescono a genere (a lungo o lunghissimo termine) risultati eccellenti anche partendo da un capitale così basso. Tuttavia, in linea di massima, occorre puntare al capitale ideale, piuttosto che al capitale minimo .

Il capitale ideale

Cosa si intende per capitale ideale? Di certo, non è il capitale minimo, né da un punto di vista concettuale né tantomeno da un punto di vista numerico. Senza avventurarci per ora nella individuazione di cifre, presentiamo alcune caratteristiche il capitale deve possedere per dirsi “ideale”.

Non deve rappresentare una fonte di sostentamento. Se il capitale iniziale vi serve per poter andare avanti, per mantenere l’attuale tenore di vita o per far fronte agli imprevisti, vuol dire che è troppo alto. Il capitale dovrebbe corrispondere alla cifra che potete permettervi di perdere senza che ciò influisca sul vostro stile di vita.

Non deve essere oggettivamente basso. Quali sono i rischi di partire con un capitale basso? Ce ne sono molti, ne parleremo approfonditamente nel prossimo paragrafo. Intanto ne citiamo uno: l’inconsistenza dei guadagni, anche quando si mettono a segno trade eccellenti.

In media, ma questo potrebbe non valere per tutti, un buon capitale con cui iniziare si aggira sui 2.000-5.000 euro.

I rischi della sottocapitalizzazione nel trading

Iniziare con un capitale minimo, dunque partire da una situazione di sottocapitalizzazione, può essere molto rischioso. In realtà, il senso di sicurezza o di protezione che si traggono dall’operare con una posta in gioco bassa, sono illusorie. Certo, nel brevissimo periodo generano un effetto calmante, ma già dopo qualche trade si profilano all’orizzonte rischi elevati, e dall’impatto drammatico sulle speranze di successo.

Ecco quali sono i rischi che si corrono se si parte con un capitale troppo basso.

Guadagni irrisori. Prima ancora che logica, è una questione matematica. In genere, da un trade – quando va bene – è possibile guadagnare il 2, il 3, il 5%. Ora, un discorso è guadagnare il 5% di 10.000 euro e un altro discorso è guadagnare il 5% di 100 euro. Il primo scenario batte il secondo 500 euro a 5. In definitiva, se si parte da un capitale troppo basso, i guadagni – anche ammesso che le cose vadano bene – sono davvero troppo risicati.

Abuso della leva finanziaria. Questa è una conseguenza del punto precedente. Se i guadagni sono infimi, il trader è naturalmente portato a utilizzare gli strumenti a sua disposizione per cercare di aumentarne la consistenza. Lo strumento maggiormente a portata di mano è la leva finanziaria. Ora, la leva è uno strumento potente, ma solo se maneggiato da mani esperte. In caso contrario, può essere pericolosissimo. E’ vero, i potenziali guadagni vengono moltiplicati, ma accade la stessa identica cosa con le potenziali perdite. In estrema sintesi, la prospettiva di prosciugamento totale del conto non è affatto irrealistica.

Progresso non percepito. Infine, una nota che riguarda la psicologia. Il trader principiante ha, in un certo senso, bisogno di iniezioni di fiducia, di eventi e situazioni che facciano pensare a un progresso, a un percorso verso il miglioramento. Ora, se i guadagni sono minimi, gli sembrerà di sgobbare per nulla, di profondere energie mentali e psicologiche per un obiettivo troppo lontano. Alla fine, l’occhio viene catturato dai numeri assoluti, più che dalle percentuali. Sicché un guadagno di 3 euro verrà visto con un sguardo poco entusiasta, quand’anche fosse frutto di un rendimento del 20%.

Capitale e Sicurezza nel Forex Trading

Anche i trader che “azzeccano” le scelte circa il capitale di partenza sono chiamati a prendere precise precauzioni, se non vogliono perderlo nel giro di pochi trader.

Il consiglio principale, che può essere esteso a tutti i trader, e di puntare sul money management, dunque di praticarlo con intelligenza e impegno. E’ l’unica disciplina che consente di tenere sotto controllo le perdite, programmare un percorso di crescita, contrastare i rischi a cui il mercato espone. Un occhio di riguardo, in particolare, andrebbe prestato alla questione del position sizing, pratica per mezzo della quale è possibile decidere, più o meno scientificamente, l’investimento corretto, trade dopo trader. Le tecniche di sizing sono numerose. Su tutte svetta quella del 2%, che è la percentuale massima (sul capitale totale) da investire nel singolo trading.

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Un altro consiglio è di investire solo il denaro che ci si può permettere di perdere. Certo, può apparire pessimista come prospettiva, ma è bene tradare con la consapevolezza di poter perdere tutto. Ora, se quel “tutto” corrisponde solo al conto, e non a risparmi che consentono di vivere, è possibile operare con maggiore tranquillità e rischiare solo relativamente la catastrofe. Il principio di base è il contenimento del rischio, e il contenimento del rischio passa anche da ragionamenti di questo tipo.