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Quale sarà il destino dell’euro dollaro nel 2020? Se lo chiedono in tanti: trader del Forex, analisti, investitori, policy maker. Buona parte della finanza e dell’economia guarda all’euro dollaro come un punto di riferimento e un metro di misura del cambiamento del contesto economico. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il cambio riguarda le monete collegate alle due maggiori economie mondiali.

Rispondere alla domanda non è affatto semplice. In primo luogo, perché il mercato non è mai prevedibile. Secondariamente, perché gli scenari stanno mutando, o almeno giungendo alle estreme conseguenze di un percorso partito, come minimo, qualche mese fa.

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In questo articolo presentiamo il contesto all’interno del quale si muoverà l’euro dollaro nel 2020 e presenteremo le opinioni di alcuni prestigiosi istituti, così come sono riportate dalla testata di comunicazione finanziaria Trendonline.com.

Gli scenari monetari degli Stati Uniti e dell’Europa

E’ impossibile ragionare sull’euro dollaro del 2020 se non si fa il punto sulle politiche monetarie degli Stati Uniti e dell’Europa, ovvero sulle decisioni e le intenzioni della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea. Gli scenari sono, almeno in un caso, piuttosto chiari. Nello specifico, la chiarezza, questa volta almeno, appartiene alla BCE più di quanto non appartenga effettivamente alla Federal Reserve.

Il massimo istituto finanziario dell’Europa, infatti, ha chiarito quale sarà la politica monetaria del prossimo anno: tassi di interesse ai minimi e quantitative easing fino a quando gli obiettivi dell’inflazione non saranno raggiunti. Ciò significa una iniezione di liquidità piuttosto sostenuta, per quanto non a livello del programma 2015-2018, tassi di interesse allo 0,0% e tassi sui depositi al -0,5% ancora a lungo. L’inflazione, infatti, si sta rivelando peggiore del previsto, in quanto ancorata a percentuali vicine all’1%.

Discorso parzialmente diverso per la Federal Reserve. La banca centrale americana era stata incanalata addirittura in un percorso di crescita dei tassi, poi interrotto da un clima economico che ispirava e ispira tuttora poca fiducia e dai segnali allarmanti giunti dall’inflazione. Quest’ultimo dato si è rivelato più contraddittorio del previsto, ma tant’è: la Fed ha interrotto il percorso di stretta monetaria e ha anzi tagliato i tassi. Non è dato sapere, però, se lo farà anche nel prossimo futuro.

Sullo sfondo, uno scenario economico che vede l’Europa in pesante affanno, afflitto da una tendenza alla stagnazione e, in alcuni casi, dal rischio recessione. Negli Stati Uniti i segnali di rallentamento ci sono tutti, soprattutto dal punto di vista industriale, ma la situazione sembra di gran lunga migliore.

Euro Dollaro 2020: l’opinione di BMO Capital Markets

Dati questi scenari, come si comporterà l’euro dollaro nel 2020? Secondo BMO Capital Market dovremmo assistere a un calo dell’euro a vantaggio del dollaro. I motivi sono essenzialmente economici in quanto dal punto di vista monetario le due banche centrali stanno spingendo verso la medesima direzione, ovvero quella di un accomodamento (per quanto non ai rispettivi massimi).

I motivi che fanno pensare a un calo dell’euro dollaro, almeno nei primi mesi dell’anno sono principalmente due. In primis, l’andamento delle economie, che vede gli Stati Uniti tenere botta e l’Europa in grandi difficoltà. Secondariamente, un fattore scatenante potrebbe essere l’accordo commerciale tra Stati Uniti e la Cina, che dovrebbe offrire un boost proprio all’economia a stelle e strisce.

Insomma, BMO Capital Markets vede una moneta unica in progressivo indebolimento.

Euro dollaro 2020: l’opinione di Rabobank, JP Morgan e Unicredit

Del medesimo avviso è Rabobank, che però focalizza l’attenzione sull’accelerazione delle politiche espansive da parte della BCE (il riferimento è al recente taglio dei tassi sui depositi e al ripristino del Quantitative Easing). Rabobank, però, si spinge oltre e giunge a delineare una linea di supporto per l’euro dollaro. Secondo l’istituto, l’euro potrebbe scendere  1,08 nel giro di uno o due trimestri, un valore basso ma non infimo.

Discorso parzialmente diverso per JP Morgan che vede sì l’euro al ribasso, ma che prevede un rafforzamento marcato nel caso in cui l’uscita dalla stagnazione dell’Eurozona si verificasse prima della ripresa americana. In questo caso, la moneta unica potrebbe salire fino a quota 1,16 entro l’anno.

Ancora più equilibrata la view di ING, che immagina un euro-dollaro nell’intervallo tra 1,10 e 1,15 nel prossimo anno.

Scettica nei confronti di un aumento dell’euro dollaro è invece Unicredit, che in una recente comunicazione sottolinea come a una frenata dell’economia americana non è sempre corrisposto un rafforzamento della moneta unica, dal momento che a incidere a riguardo sono anche e soprattutto le prospettive economiche dell’area euro.

Euro Dollaro 2020: l’opinione di Morgan Stanley

Morgan Stanley invece si è rivelata ben più ottimista. La sua opinione è che l’economia europea si riprenderà prima di quella americana e che quindi l’euro abbia ottime probabilità di rafforzarsi sul dollaro. La sua view parla di una moneta unica che potrebbe salire a 1,18 nel 2020. A incidere positivamente sarà anche la riduzione del rischio politico e il semplice fatto che la politica monetaria ha raggiunto il suo culmine.

Ancora più ottimista è UBS, che prevede un elevato 1,19 per l’euro dollaro nel 2020. I motivi del rafforzamento dell’euro vanno rintracciati, secondo l’istituto, soprattutto nella debolezza del dollaro, influenzato pesantemente dall’inversione della politica monetaria statunitense (che quasi da sola aveva sostenuto l’aumento del dollaro) e dal ritorno dei capitali dall’estero causata dalla riforma fiscale ultraespansiva di Trump.

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Una conclusione

Le opinioni qui presentate sono piuttosto variegate, e si dividono equamente tra bullish e bearish, tra rialzisti e ribassisti. Tuttavia, si rintraccia una certa comunanza di fattori, ovvero vi è accordo circa gli elementi che, in un modo o nell’altro incideranno sulle prestazioni dell’euro dollaro nel 2020.

Questi fattori sono le prospettive macroeconomiche, con una incertezza su quale delle due economie si riprenderà prima; il contesto internazionale e in particolare gli accordi commerciali tra Stati Uniti e Cina; le politiche monetarie delle rispettive banche centrali che in un caso (la BCE) hanno consumato tutti gli spazi di accomodamento possibili in questo specifico periodo storico.

Ovviamente, si tratta di previsioni, per quanto più che qualificate, che sono soggette a verifiche a stretto giro. Per adesso, il gatto di Schrodinger è ancora nella scatola….

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