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Danske Bank si è lanciata di recente in una previsione sull’euro dollaro.

Danske Bank è una delle più importanti banche commerciali della Danimarca. E’ molto attiva anche sul fronte della divulgazione e dell’analisi. La quantità di paper che emette è più alta della media, a tal punto da rappresentare un punto di riferimento per gli investitori di tutto il mondo.

Nell’esprimere un parere circa l’euro dollaro nel 2019, partendo da alcuni dati di fatto e dimostrando, ancora una volta, di avere una visione molto chiara e allo stesso tempo equilibrata. Ecco cosa prevede Danske per il 2019 dell’euro dollaro, e gli elementi a favore di questa previsione.

Il presente e il recente passato dell’Euro Dollaro

Il 2018 ha disatteso alcune delle principali previsioni degli analisti. L’euro dollaro ha assunto un comportamento a tratti sorprendente, poiché sorprendenti sono stati alcuni fatti economici.

Ci si attendeva una moderata risalita dell’euro dollaro, sospinto dal percorso di crescita dell’economia continentale, finalmente uscita dalla crisi. Una previsione, questa, giustificata anche da un altro percorso, quello della politica monetaria americana, che puntava già all’epoca a una stretta.

In effetti, l’Europa è cresciuta a ritmi che non si apprezzavano da molto tempo, e la Federal Reserve ha compiuto il suo dovere alzando, nel pieno rispetto delle tappe prestabilite, il tasso di interesse.

Tuttavia, è accaduto anche qualcos’altro. Un qualcosa di inaspettato, che causato parecchi interrogativi: l’economia americana ha cominciato a crescere oltre le più rosee previsioni, con tassi di crescita doppi e tripli rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Il risultato? Il dollaro si è rafforzato e l’euro si è indebolito. A partire da aprile, quando la corsa dell’economia a stelle-e-strisce è diventata palese a tutti, l’euro dollaro ha iniziato a scendere, fino a raggiungere l’1,13-1,14 di novembre.

E’ questo il punto di partenza per avanzare opinioni e previsioni circa il 2019 della coppia di valute più scambiata del mondo. Questo trend ribassista verrà riconfermato o si assisterà a un cambio di rotta?

Il 2019 dell’euro dollaro secondo Danske Bank

Va fatta una precisione: le previsioni circa il 2019 non vanno considerate come una verità assoluta. In primo luogo, perché l’economia è sì una scienza, ma non propriamente esatta, dunque qualsiasi dichiarazione circa il prossimo è, appunto, una previsione. Ovviamente la previsione di Danske Bank, come quella di qualsiasi altra banca, si basa su elementi oggettivi e ragionamenti logici, ma non è detto che le stime si rivelino esatte.

Secondariamente, ci sono ancora parecchie incognite. A dire il vero, ci sono sempre ma soprattutto in questi due mesi, vista la quantità di partite ancora aperte, e sul campo economico e sul campo politico.

Ad ogni modo, la Danske Bank, per bocca del  ha dichiarato che non ci sono elementi affinché l’euro dollaro faccia segnare stabilmente una quotazione più alta, né nel 2018 né nel 2019. Anche perché l’evento che avrebbe potuto sconvolgere il cambio euro dollaro in senso rialzista, si è rivelato meno incisivo del previsto. Il riferimento è ovviamente alle elezioni del midterm, che praticamente non hanno avuto alcun impatto sul fronte Forex. Secondo l’istituto, poi, non si assisterà a un impatto significato nemmeno nelle prossime settimane.

Anzi, Danske Bank vede l’euro dollaro al ribasso, fino all’1,2. La previsione riguarda solo il 2019, in quanto la banca danese crede che per il 2018 i giochi siano essenzialmente fatti.

Di seguito, alcuni elementi che sembrerebbero avvalorare la tesi di Danske Bank, ovvero di un euro dollaro stabile o leggermente al ribasso nel 2018 e in discesa fino all1,2 nel 2019.

L’economia europea non godrà di ottima salute nel 2019

D’altronde, già adesso si profila all’orizzonte un certo rallentamento. Dopo una fase che ha visto l’Europa, o almeno una parte di essa, accelerare, tale spinta dovrebbe perdere forza. Gli ultimi dati del 2018 lo hanno già dimostrato. Il Prodotto Interno Lordo della Germania, che è un po’ il benchmark occidentale, per esempio ha deluso parecchio.

Anche le stime per il PIL relative al prossimo anno sono state riviste in una chiave più negativa. A pesare sono le tensioni commerciali, un aumento del costo del petrolio e, in misura minore, l’instabilità politica. Risultato? Una crescita moderata, ancora più moderata degli ultimi mesi, e un rischio recessione niente affatto peregrino.

Il rallentamento degli Stati Uniti è ancora lontano

Gli Stati Uniti stanno vivendo uno dei cicli economici positivi più lunghi della loro storia. Tra le potenze occidentali, è stata la prima a uscire dalla crisi e l’unica ad aver fatto segnare aumenti del PIL quasi al livello dei paesi emergenti. Molti pensano a un prossimo rallentamento. Probabilmente ci sarà, ma per ora gli USA continuano a crescere. Certo, qualche parametro di media o bassa importanza ha deluso, ma niente che faccia presupporre una discesa significativa dell’economia. Tutto ciò, ovviamente, va inteso in senso ribassista per l’euro dollaro, in quanto la divisa americana si giova della crescita economica a-stelle-e-strisce.

La BCE non ha messo la parola fine al Quantitative Easing

In genere, quando una politica monetaria si inasprisce, la moneta tende ad apprezzarsi. E’ una dinamica non esattamente certa, ma probabile, in quanto basata sulla legge della domanda e dell’offerta. Va comunque valutata al netto di tutte gli altri elementi e segnali. Ad ogni modo, la BCE ha annunciato ormai tempo che fa il Quantitative Easing si sarebbe concluso a dicembre 2018, a meno di problemi urgenti.

Nessuno aveva realmente creduto alla possibilità che l’allentamento monetario potesse essere prorogato. Invece, a quanto pare questa possibilità c’è. Ovviamente, anche solo la prospettiva di un prosieguo della politica monetaria ultra-espansiva spingerebbe l’euro al ribasso.

La Federal Reserve potrebbe inasprire ulteriormente la stretta monetaria

Il cammino della Federal Reserve, che ha previsto un aumento dei tassi equilibrato ma costante, potrebbe essere oggetto di ritocco. Il motivo? Le condizioni economiche sembrano essere mutate. Il riferimento è ovviamente alla fase espansiva che l’economia americana sta vivendo, con ritmi di crescita di gran lunga superiori alle aspettative. Ciò sta aumentando i timori per l’esplosione di una nuova bolla o, realisticamente, per l’aumento dell’inflazione oltre i livelli di guardia. Già oggi i prezzi americani stanno salendo a un ritmo superiore al 2%.

Dunque, per fermare l’inflazione e portare la crescita su binari sicuri, la Fed potrebbe inasprire il programma di aumento dei tassi. Anche perché l’inasprimento delle condizioni monetaria è meno indolore, o assolutamente indolore, quando l’economia cresce molto.

Tutto questo, ovviamente, rappresenta un deciso segnale ribassista per l’euro dollaro.

La tensione politica rimarrà alta in Europa

Last but not least, la politica. C’è alta tensione in Europa. L’UE rischia di andare allo scontro con l’Italia e viceversa, per quanto sporadicamente i due contendenti si porgano la mano l’un l’altro. Ad ogni modo, complice anche il clima di campagna elettorale che rimarrà tale fino alle elezioni di primavera, l’euro dovrebbe risentire negativamente della questione politica. Visti i timori di disgregazione dell’euro, forse non del tutto peregrini, la dialettica UE-stati nazionali rischia di incidere molto sulla divisa continentale.

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