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C’è un evento che nell’economia, ma più specificatamente nel trading, che fa paura in maniera particolare: il Cigno Nero. E fa paura veramente a tutti: attori economici, politici, investitori. E’ un evento imprevedibile, inaspettato, ad alto impatto, che può cambiare il volto del mercato e mandare in fumo strategie e precauzioni.

Di esempi ce ne sono a decine. In questo articolo descriveremo quelli che hanno fatto veramente la storia e forniremo qualche consiglio per difendersi in maniera efficace (per quanto possibile).

Cos’è il Cigno Nero

Formalmente, si definisce Cigno Nero un evento di tipo economico-finanziario, o almeno con risvolti economico-finanziari, dagli effetti estremamente significativi, imprevisto e imprevedibile. Più specificatamente, un evento per essere definito Cigno Nero deve possedere, per esteso, le seguenti caratteristiche.

  • Una probabilità estremamente bassa di verificarsi
  • Un impatto enorme
  • La leggibilità a posteriori

Quest’ultimo punto è particolarmente controverso. Il Cigno Nero è facile da spiegare a posteriori, dopo che è avvenuto. Non è un dettaglio. Gran parte dei suoi effetti, che molto spesso generano nel panico, derivano dalla consapevolezza del perché è avvenuto. Gli effetti, non a caso, sono dovuti anche ai tentativi repentini di protezione, alle reazioni agli eventi, le quali se il Cigno Nero – a posteriori – non fosse leggibile semplicemente non ci sarebbero o risulterebbero smorzate.

Cigni Neri famosi

Per comprendere meglio il significato di Cigno Nero è bene fare qualche esempio. Alcuni esempi sono in realtà eventi molto conosciuti, proprio in virtù della loro capacità di fare la storia e di imprimersi a forza nell’immaginario collettivo.

La crisi dei tulipani

Quella dei tulipani è la prima bolla speculativa della storia. Alla fine XVII l’Olanda iniziò a coltivare i tulipani. Questo fiore divenne presto, in virtù della sua bellezza, una specie di status symbol e diventò via via un bene sempre più richiesto. In poco tempo i prezzi iniziarono a salire, complice anche la possibilità di importare e coltivare nuove specialità. Nel giro di dieci anni, sostenuti da una perversa dinamica della domanda, alcuni bulbi raggiunsero prezzi spaventosi, pari a quelli di un abitazione nel centro di Amsterdam. Eppure tutti continuavano a investire, magari indebitandosi, proprio perché i prezzi aumentavano.

Poi accadde qualcosa di imprevisto. I prezzi iniziarono a scendere. Perché? La causa è da rintracciare in un intervento legislativo volto a regolamentare il mercato. Una iniziativa che, al momento del varo, nessuno giudicava come pericolosa per il mercato dei tulipani. E invece rappresentò la miccia che fece esplodere l’intero edificio. A quel punto iniziò, come accade sempre nelle bolle, una corsa alle vendite, che portò alla rovina la stragrande maggioranza degli investitori, avviluppati in un vero e proprio panic selling. La bolla, insomma, si sgonfiò.

La crisi dei tulipani è il classico caso di Cigno Nero.

Era inaspettato. Nessuno poteva immaginare che i tulipani potessero avere così tanto mercato. Men che meno, visto le ingenti cifre investite, qualcuno poteva immaginare che il business sarebbe deflagrato in modo così drammatico.

Ha avuto un impatto enorme. La vicenda dei tulipani ha sortito effetti estremamente significativi durante tutte e due le fasi. Non a caso si parla di “tulipanomania”. Ebbe effetti soprattutto al momento del crollo, a giudicare dalla quantità di persone che vennero scaraventate sul lastrico.

E’ leggibile a posteriori. Oggi è facile spiegare il perché della crisi del tulipani Ebbero lo stesso sentore anche gli investitori dell’epoca, a tal punto da scatenare un’ondata di vendite. Tutti erano consapevoli del disastro – a disastro avvenuto!

Il crollo del 1929

E’ il più famoso crollo borsistico di tutti i tempi. Iniziò il 24 ottobre del 1929 e coinvolse l’intera borsa americana, seguita a ruota dalle principali piazze occidentali. Giusto per offrire una panoramica, nel giro di pochi giorni l’indice Down Jones crollò del 30%. Una percentuale mostruosa, mai più replicata (per fortuna).

Cosa accadde? Molto semplicemente, i mercati erano cresciuti al di là delle loro potenzialità, sospinti da pratiche non proprio prudenti come un approccio al credito eccessivamente lasso e un uso spregiudicato della leva finanziaria. Fu quest’ultima, in particolare, a causare i disastri maggiori. Fu sufficiente che alcuni istituti, che subodorarono il crollo, chiamassero il margine per scatenare l’apocalisse.

Il 1929 è il classico Cigno Nero. Infatti…

Era inaspettato. Fino al giorno prima, la borsa aveva fatto segnare i consueti rialzi. Nessuno, almeno tra gli investitori retail e probabilmente anche nei piani medio-alti, si aspettava non solo la fine della corsa, ma anche la discesa. Alcuni, magari ai vertici, si attendono un calo. Un crollo così repentino e drammatico non era stato previsto da nessuno.

Ha avuto un grande impatto. E’ storia. La crisi del 1929 ha innescato una crisi finanziaria dal quale l’Occidente si riprese completamente solo dopo la Seconda Guerra Mondiale (per quanto da metà degli anni Trenta le cose cominciarono ad andare decisamente meglio).

E’ leggibile a posteriori. E’ facile capire oggi il perché della crisi del 1929. In realtà, era stato facile anche allora. Anche perché alcuni prodromi avevano catturato l’attenzione prima del 28 ottobre, a tal punto da spingere la Federal Reserve a un drastico rialzo dei tassi.

Il crollo del 1987

Questo crollo borsistico è già meno conosciuto ma comunque in grado di rappresentare un buon esempio di Cigno Nero. Anche perché, a differenza del 1929, fu veramente repentino, essendosi verificato essenzialmente durante una sola sessione, quella del 19 ottobre del 1987. Cosa accadde? Anche qui, molto semplicemente, dopo un periodo di forti rialzi, l’intero mercato crollò. Giusto per capire la proporzione del ribasso, il 19 ottobre del 1987 il Down Jones fece segnare -22%.

Il motivo del crollo, dal quale comunque ci si riprese nel giro di pochi mesi e non si propagò in maniera endemica, va rintracciato nell’abuso di tecnologia: i primi trading system informatici, infatti, acquistavano e vendevano in maniera automatica, alla comparsa di determinati segnali. Furono loro, in una specie di domino, a scatenare le vendite.

Perché il crollo del 1987 può definirsi Cigno Nero?

Era inaspettato. Nessuno, prima che l’evento si fosse verificato, si aspettava che i trading system potessero causare così tanti problemi e scatenare, praticamente da soli, un vero e proprio crollo di borsa.

Ha avuto un impatto enorme. A parte il -22% in un giorno solo, e gli strascichi durati mesi, il crollo del 1929 provocò un ripensamento dello strumento tecnologico.

E’ leggibile a posteriori. Oggi è scontato prendere le precauzioni dovute, quando si utilizzano strumenti automatici. Lo fu, quasi subito, anche all’epoca. A tal punto che gli investitori, riconoscendo nel crollo una natura non strutturale (a differenza del 1929) assorbirono presto le perdite.

L’11 Settembre 2001

E’ il Cigno Nero più “nero” che si possa concepire, almeno dal lato degli investitori. Chi poteva mai immaginare che, in un’epoca tutto sommato di pace, gli Stati Uniti venissero attaccati in maniera tanto brutale, nel luogo che meglio ne rappresentava l’essenza e l’identità?

L’11 Settembre era semplicemente impronosticabile. Anche in virtù di questa ragione i suoi effetti dal punto di vista finanziario furono drammatici. La borsa crollò, per quanto gli effetti all’inizio furono visibili solo nelle piazze extra-americane (quella di New York è stata subito chiusa per lutto e per questioni di sicurezza).

Il fallimento di Lehmann Brothers

Con questo Cigno Nero è iniziata la crisi del 2008, e che in un certo senso ancora getta i suoi strascichi. Talmente inaspettato che persino le agenzie di rating classificano la banca americana come solida. Per quanto riguarda la portata dell’evento.. Beh, possiamo stendere un velo pietoso.

La crisi dei debiti sovrano del 2010-2012

Un cigno nero a medio termine. La crisi infatti si è sviluppata nel giro di due anni, seguendo le dinamiche dell’effetto contagio. E’ iniziato tutto con la Grecia, la crisi si è poi estesa all’Irlanda e al Portogallo e infine a toccato l’Italia. Fino a quel momento l’area Euro era parsi a tutti solida. Certamente, nessuno pensava che un intero debito pubblico potesse rischiare l’insolvenza in una delle regioni più ricche del pianeta.

Come difendersi dal Cigno Nero nel Trading

La domanda sorge spontanea: ci si può difendere, lato trading, dal Cigno Nero? La risposta, per quanto triste, è la seguente: non completamente. D’altronde è il Cigno Nero è un evento inaspettato, dunque l’arma della prevenzione è fuori uso per definizione. Tuttavia, è possibile limitare i danni, mettendo in atto specifiche iniziative prima e dopo il verificarsi di questa tipologia di eventi. Ecco un piccolo vademecum.

Diversificare. E’ lo strumento principe della gestione del rischio. E’ l’unico modo, in effetti, di contenere le perdite quando le cose vanno veramente male. Una buona diversificazione dovrebbe prevedere l’investimento in beni che, tra di loro, abbiano una correlazione ampia, stabile e soprattutto negativa. Per quanto la diversificazione possa risultare utile in situazioni di cali o addirittura di crolli, quando si verifica un Cigno Nero, rischia di perdere in efficacia. Anche perché il Cigno Nero spesso travalica le regole del mercato correlazione compresa. Se qualche strumento ha la possibile di proteggere chi lo uso dal Cigno Nero, però, quello è la diversificazione.

Prendere in considerazione gli Hedging. Con il termine “hedging” si intende un approccio che punta a contenere le perdite sfruttando un principio di fondo. Esse prevede l’apertura di una posizione opposta a quella principale, dalla dimensione minore ma che vada nella direzione opposta. In questo caso, se l’operazione principale fallisce, la seconda risulta vincente e consente di limitare in tal modo le perdite. L’hedging, proprio come la diversificazione, è un approccio di tipo “assicurativo” molto efficace quando il mercato si comporta in modo normale. Quando appare il Cigno Nero, le perdite sono comunque ingentissime, ma comunque si rivelano meno catastrofiche di quanto lo sarebbero state senza hedging.

Dubitare dei mercati in perenne crescita. Se si escludono le catastrofi e gli eventi veramente imprevedibili, come l’11 Settembre, è comunque possibile recepire alcuni segnali che annunciano il Cigno Nero. Sono segnali deboli, ma che comunque possono essere ascoltati. Uno di questi segnali è la crescita a dismisura di un mercato, il gonfiarsi di una probabile bolla. Anche in questo caso, prevenire non è possibile, non completamente: anche perché non tutto ciò che assomiglia a una bolla poi lo è veramente (per esempio, il Bitcoin non è ancora “scoppiato”. Tuttavia, con l’ausilio di una buona fortuna, praticare l’arte del dubbio può mettere in salvo l’investitore.

Uscire subito dal mercato. L’unica soluzione saggia in caso di catastrofe è… Scappare. Una soluzione abbastanza banale, ma che spesso può salvare la vita. Ha un grosso difetto: è tardiva. Spesso quando si capisce che si ha a che fare con un Cigno Nero è comunque troppo tardi.

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