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Diventare Trader Professionista è un sogno di molti, come minimo di coloro che si sono stufati del lavoro classico, che intendono puntare esclusivamente su se stessi, magari per raggiungere la tanto agognata libertà finanziaria. Certamente, non è un sogno facile da realizzare, specie se si guarda alla complessità del mercato, alle insidie e ai rischi di un’attività ultra-competitiva come il trading online.

La conquista dello status di trader professionista è più agevole se si sa come procedere, se si intraprende un percorso lineare e già consolidato. Chiaramente, non c’è un modo che valga per tutti e per tutte le situazioni. Possiamo, comunque, offrire un percorso di massima, articolato in pochi ma significativi step.

Lo studio teorico

Prima di intraprendere l’attività di trader, è necessario studiare, e studiare molto. Ciò a prescindere dal proprio background educativo, anche perché a scuola e all’università non si studia niente (o quasi) che possa tornare utile al trader. Certo, possedere una laurea, magari in economia e finanza, consente di capire al volo certe dinamiche, ma il mercato vero e proprio, ovvero quello visto dagli occhi del trader è tutta un’altra cosa.

Il discorso è ancora più vero, ovviamente, per chi si approccia questa attività senza nemmeno una infarinatura di massima. In questo caso, la fase di studio teorico dovrà essere più lunga e approfondita.

La questione principale riguarda il cosa e il dove. Cosa studiare? Con quali materiali? Il profano, o per meglio dire l’aspirante trader, si trova davanti a una offerta straordinaria, per la quale è molto facile provare un certo disorientamento.

Il consiglio è…. Di farsi consigliare. Ovvero assumere un trader con una qualche esperienza in qualità di mentore, e accogliere le sue indicazioni circa il materiale da studiare.

In linea di massima, è sempre meglio privilegiare in una fase iniziale i grandi classici, che si trovano in formato cartaceo, per poi spostarsi sui contenuti multimediali (corsi, webinar), e infine integrare il tutto con ebook, blog, forum etc.

Lo studio specialistico

Una volta che la fase di studio teorico, e di conseguenza generale, è stata attraversata, l’aspirante trader si trova davanti a un bivio. Deve decidere che strada intraprendere, ovvero quale tipologia di trading vuole praticare e gli asset riferimento. Sia chiaro, soprattutto per ciò che concerne gli asset, è ancora possibile tenersi larghi, puntando a un paniere di asset piuttosto che a uno solo. Ci sarà il tempo, anche ad attività, di specializzarsi ulteriormente.

Questa prima scrematura va comunque fatta, e se possibile più in fretta possibile. Anche perché, se non si compie una decisione in merito, emerge prepotente il rischio di trovarsi tra le mani solo un sapere superficiale, e sostanzialmente inservibile ai fini del trading.

Una volta deciso quale tipo di trading praticare e qualche asset, completata la vostra formazione teorica, introducete però l’elemento specialistico. Ovvero, perfezionatevi esattamente in quel tipo di trading e in quel tipo di asset. Il motivo di ciò è semplice: il mondo del trading si caratterizza per un livello di complessità enorme, e come tutti i contesti molto complessi richiede una specializzazione precisa per venirne a capo.

La pratica

La teoria è solo una faccia della medaglia. L’altra è la pratica. Come in qualsiasi attività complessa che si rispetti, per fare il salto di qualità dal punto di vista informativo, e considerare concluso il proprio percorso di apprendimento, è necessario fare pratica. Sì, ma come? Alcune professioni, anche molto specializzate, godono di canali sicuri e istituzionali. Di default, invece il trader non offre molte possibilità in merito. Si studia, si impara e si fa pratica direttamente nel mercato. Un approccio molto rischioso, dal momento che in gioco c’è del denaro, gestito giocoforza e almeno nelle fasi iniziali, da novizi.

Per fortuna, da qualche anno a questa parte tale approccio può essere facilmente evitato. La stragrande maggioranza dei broker, infatti, consente di fare pratica senza rischi. Lo fa attraverso una tipologia particolare di account in grado di simulare il mercato reale, ma senza rimetterci (o vincere) alcunché: il denaro è finto. E’ la Demo, strumento utilissimo, anzi fondamentale per il percorso formativo dell’aspirante trader. Ciascun broker diversifica la sua offerta in merito: alcune demo sono gratuite, altre richiedono l’apertura di un conto normale; alcune sono a tempo, altre non hanno vincoli di questo tipo.

A dirla tutta, le demo hanno un solo difetto: non insegnano nulla sulla gestione emotiva. E’ un limite ontologico, insuperabile. Se non c’è alcun rischio di perdere denaro, la pressione psicologica quasi azzera, dunque non vi è lo sconvolgimento emotivo tipico dell’attività di trading vera e propria. Purtroppo, almeno da questo punto di vista, l’aspirante trader è costretto a imparare sul campo. D’altronde è proprio su questo elemento che i novizi cadono, e cadono rovinosamente: la gestione emotiva.

La strategia

Questo, in realtà, è un passaggio che può porsi in concomitanza alla pratica, o addirittura prima. Dipende un po’ dalle esigenze del singolo trader, e dalla road map che ciascuno elabora per sé. Certamente, se intendete esordire nel mercato in tempi brevi, è bene anticipare un po’ i tempi e assegnare l’elaborazione della strategia a una fase precedente (seppur di poco) l’utilizzo della demo. In questo modo la demo potrà essere sfruttata per fare pratica in senso stretto, ma anche per testare la strategia.

A prescindere dalle tempistiche, comunque, la strategia è un elemento di fondamentale importanza per un trader, dal novizio all’esperto. Conferisce una certa razionalità e scientificità al trading. Inoltre, consente una più serena gestione delle emozioni. Chi utilizza una strategia, ha a disposizione un manuale di istruzioni da sfoderare durante l’operatività. Sa esattamente cosa fare e quando farlo. Ora, si dà il caso che la pressione psicologica sia esercitata proprio durante l’operatività, ma se le decisioni sono state prese prima è evidente che tale pressione non farà effetto, o lo farà in misura minore.

L’approccio più semplice consiste nell’adozione di una strategia creata da terzi. Rapido, ma non indolore. La strategia, infatti, deve adeguarsi a chi la utilizza, dunque deve essere quasi personale.

E’ anche vero che creare una strategia da capo è davvero complicato, e lo è ancora di più prima di diventare trader professionisti. Il consiglio, che è poi una via di mezzo, consiste nell’acquisire una strategia redatta da altri e di modificarla, in modo da adattarla al proprio stile di trading.

Il monitoraggio delle performance

L’ultimo passaggio consiste nell’acquisizione di un approccio “smart” all’attività di trading, che consiste nel trarre il meglio anche e soprattutto dai propri errori. In parole povere, dal monitorare tutto ciò che accade, studiare numeri, aspettative e risultati, individuare errori e correggerli.

Ovviamente, questo approccio presuppone una certa maturità, ovvero la capacità di assumersi le proprie responsabilità (senza cercare colpevoli esterni) e di mettere in discussione le proprie idee, a prescindere dai dati che se ne possono trarre sul fronte “autostima”.

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