Il trading è un’attività complicata e rischiosa che, nonostante alcuni messaggi pubblicitari e illusori, ha poco a che fare con il gioco d’azzardo. Certo, l’adrenalina non manca, ma l’aspetto ludico cede il passo all’elemento razionale, logico, statistico, scientifico addirittura. La massima espressione di questi aspetti risiede in due alleati fondamentali per ogni trader: il money management e il risk management. Sono due discipline che letteralmente consentono all’investitore da un lato di proteggere il capitale e dall’altro di ottimizzare i profitti. Spesso si fa confusione ma esistono differenze precise, e diversi ambiti di competenze, tra il money management e il risk management.

Il money management è quell’attività che consente una gestione ottimale del capitale a disposizione. Consiste in tutte quelle tecniche volte ad aumentare i profitti e a proteggere gli investimenti.

Immagine Differenza tra Money Management e Risk Management

Il risk management ha una valenza più precisa e consiste in quell’insieme di tecniche finalizzate a mettere in pratica quanto deciso in fase di money management in una prospettiva di minimizzazione del rischio. Per intenderci, è risk management la determinazione degli stop loss e il loro posizionamento. Per chi non lo sappia, lo stop loss è il prezzo raggiunto il quale il trader esce dall’investimento per minimizzare appunto le perdite.

Da queste semplici definizioni si evince, quindi, che il money management interviene in una fase precedente, e il risk management a una fase successiva. Il money management è più strategico, il risk management è più operativo (sebbene elementi di strategia e di operatività si riscontrino in entrambi i casi, ma in quantità diverse).

Se il risk management si esaurisce, nella maggior parte dei casi, nel lavoro sugli stop loss (individuazione, posizionamento, attivazione) più aleatorio può sembrare il money management. Una regola generale, valevole in tutte le situazioni poiché convenzionalmente riconosciuta, consiste nel rispetto del risk/reward ratio pari a 1:2, 1:3 per i più prudenti.

Una dottrina più “easy”, solo all’apparenza meno prudente, consiste nell’ignorare gli stop loss o, semplicemente, nel cercare di evitarli. Possono permettersi questo approccio i trader che giocano sul lungo periodo, che stanno alla larga dalle fasi più concitate nel mercato. Questo è possibile perché, se si ragiona in un’ottica di lungo termine, raggiungere uno stop loss (sempre se si fanno le cose per bene) è improbabile. Per tutti gli altri, è sempre bene fissare uno stop loss in grado di togliere le castagne dal fuoco nel momento più opportuno.