Il mercato azionario è caratterizzato da dinamiche complesse, che spesso mettono i bastoni tra le ruote ai trader, vanificando analisi, stime e previsioni. Tutto ciò fa parte del fascino che, ancora oggi, è tributato alla borsa, ma è indubbio che vada analizzato anche e soprattutto dal punto di vista tecnica, nel tentativo di ridurre i rischi e minimizzare le eventuali perdite.

Alla luce di questo, è bene fare il punto su tre eventi particolarmente pericolosi che, di tanto in tanto, si verificano nel mercato azionario e che generano paura e persino panico negli investitori, soprattutto in quelli dall’approccio più prudente e compassato. E’ bene anche fornire consigli di massima – ma alla portata di tutti – per difendersi o, nella peggiore delle ipotesi, limitare gli effetti negativi. 

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Una precisazione: gli eventi che analizzeremo non sono sempre un’esclusiva del mercato azionario, potrebbe infatti verificarsi anche negli altri mercati. Tuttavia è proprio nell’azionario che esprimono la versione più pura e, di conseguenza, più pericolosa.

Le peculiarità del mercato azionario

Ma perché proprio il mercato azionario? Quali sono i motivi per cui, proprio tra i suoi gangli si innescano le condizioni per l’esplosione degli eventi in questione?

Uno dei motivi potrebbe essere l’estrema varietà dell’azionario. Molti mercati sono composti da un numero piuttosto limitato di asset. L’energetico, per esempio, ne conta ben pochi. Persino il Forex si limita a qualche decina di coppie, nella peggiore (o migliore) delle ipotesi. L’azionario invece conta migliaia e migliaia di titoli. Certo, è possibile ritracciare segmenti e trend, sicché molti titoli si muovono quasi di pari passo, ma in ogni caso la varietà è rilevante. Dunque, le probabilità che un qualcosa “vada storto” e origini una sorta di effetto domino o dia il là a dinamiche imprevedibili, sono statisticamente numerose. 

Un altro motivo risiede nell’interdipendenza tra il mercato azionario e il “mondo esterno”, ovvero il contesto economico, politico e persino sociale. I titoli azionari sono, nella più conservativa delle ipotesi, pesantemente influenzate dalle performance della società emittente nel mercato in cui opera. Un profondo impatto, però, è esercitato dalle performance del settore nel suo complesso e persino dall’economia reale intesa in generale. Dunque, entrano regolarmente in gioco numerosissimi eventi che possono scatenare dinamiche significative e, allo stesso tempo, imprevedibili. 

Infine, va segnalata anche la presenza in contemporanea di un gran numero di investitori. In genere, ciò rappresenta una difesa dalle manipolazioni del mercato, ma può generare anche effetti inattesi o non proprio auspicabili. Per esempio, quando si formano masse di investitori che si comportano tutti allo stesso modo. Un po’ come le slavine che si ingrossano mano a  mano che scendono a valle, i gruppo di investitori – in automatico, senza accordi pregressi ovviamente – possono generare dinamiche estreme.

I 3 spauracchi del mercato azionario

Detto questo, quali sono gli spauracchi del mercato azionario? Quali sono gli eventi che spaventano i trader e mettono in pericolo il loro capitale? Ecco i tre principali, o comunque in grado di colpire l’immaginario collettivo. 

Le correzioni

Si parla di correzione quando un titolo vede il proprio prezzo ridursi in modo repentino. Fin qui, almeno all’apparenza, non ci sarebbe niente di strano. Tuttavia, le correzioni sono particolari per almeno due motivi. In primis, agiscono apparentemente contro-trend. Infatti, si parla di correzione solo se il calo si innesta all’interno di un trend ascendente. Ciò genera scalpore, in quanto sconfessa quello che sembrava un dato acquisito: il titolo era in crescita. Anche in virtù di questo, l’effetto è amplificato.

Le correzioni sono particolari, poi, perché sono per definizione profonde e rapide. Si parla di un crollo radicale, che può superare il 10% del valore complessivo del titolo. E’ ovvio che siamo oltre il concetto di razionalità, e il calo non corrisponde al mutamento di condizioni concrete bensì a una dinamica emotiva. 

Il panic selling

Il concetto di panic selling è ben conosciuto anche al di fuori del mercato azionario, persino oltre il mondo degli investimenti. D’altronde, la locuzione “panico in borsa” fa parte del linguaggio comune. Eppure l’espressione è tutt’altro che esagerata: stiamo parlando di movimenti che realmente esprimono una condizione, se non di panico, comunque di sconvolgimento emotivo. Il panic selling, infatti, si traduce nella vendita del titolo a tutti i costi. 

E’ ovvio che, in un contesto del genere, il titolo rischia di perdere gran parte del suo valore. Tra l’altro, il panic selling è in una qualche misura contagioso, dunque può generare seri grattacapi ed esercitare un impatto estremamente negativo sul capitale dei trader. 

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La sospensione del titolo 

Infine, la sospensione del titolo, ovvero l’interruzione momentanea delle contrattazioni. Più che una dinamica incontrollata e indomabile, è un preciso meccanismo di sicurezza previsto dalle autorità. Tuttavia, il suo verificarsi atterrisce sia per le conseguenze che genera sia per i motivi che, di norma stanno dietro alla sospensione.

Il titolo infatti può essere sospeso per due motivi. In primis, perché si è reso protagonista di forte oscillazioni in tempi brevi, anche superiori al 10%. Sia chiaro, si parla di oscillazioni, dunque è concepito anche la sospensione per eccesso di rialzo.

In secondo luogo, il titolo può essere sospeso su richiesta della stessa società emittente, in quanto deve diffondere informazioni importanti e che possono impattare profondamente sul mercato. Anche questa evenienza, per quanto decisamente “controllata” fa paura, in quanto il trader potrebbe sentirsi indifeso e incapace di reagire preventivamente, in quanto è all’oscuro di quello che, da lì a poco, sarà un market mover potente 

Come difendersi

Come può il trader reagire a questi spauracchi? Come può mettere in salvo il capitale e, se possibile persino guadagnarci da eventi di questo genere? Sono le classiche domande da un milione di dollari. Tuttavia, è chiaramente possibile e anzi auspicabile adottare accorgimenti tale da non ricevere detrimento dalle correzioni, dal panic selling e dalle sospensioni. Ben più complesso è cavalcare la tigre, e addirittura trarre vantaggio da questi eventi. Alcuni grandi investitori riescono a farlo, altri ci provano e falliscono. 

Ad ogni modo, è possibile fornire qualche consiglio per venire a patti con questi spauracchi, sia dal punto di vista psicologico che prettamente tecnico.

Per quanto riguarda le correzioni, è bene inquadrare il fenomeno e andare oltre le apparenze. Di norma, ciò è sufficiente a reagire come minimo dal punto di vista psicologico, evitando una iper-reazione che potrebbe risultare controproducente. In estrema sintesi, è bene essere consapevoli che le correzioni durano molto poco, e che il mercato le compensa quasi sempre. Anzi, nella stragrande maggioranza dei casi, il trend riprende la via ascendente, come se non fosse accaduto nulla. 

Un discorso simile può essere fatto in merito al panic selling, se non fosse che siamo di fronte a un fenomeno ancora più intenso e quindi potenzialmente pericoloso. Anche il panic selling è di norma compensato, ma l’orizzonte temporale può essere ampio, se non altro perché a volte esplode non già durante un trend ascendente, ma durante una fase ribassista. Inoltre, il panic selling nella sua forma più pure e “radicale” può causare mutamenti se non esattamente irreversibili, comunque duraturi. Alcuni trader “la risolvono” uscendo dal mercato alle prime avvisaglie, prima che il titolo inizi a perdere valore a un ritmo innaturale, ma è ovvio che questa mossa ha le sue controindicazioni.

Infine, la sospensione del mercato. In quel caso, c’è molto poco che si possa fare. Anche perché, dal punto di vista meramente tecnico, non si può fare proprio nulla: il titolo non è più a disposizione. L’attenzione del trader dovrebbe essere rivolte alla questione informativa. E’ ovvio che, soprattutto nel caso delle “sospensioni su richiesta” siano le informazioni fresche a muovere il mercato non appena il titolo viene messo a disposizione, come un fiume che scorre dopo aver rotto una diga. Il consiglio, dunque, è cercare di intuire come minimo il segno di queste informazioni e monitorare la situazione minuto per minuto, secondo per secondo, in modo da reagire prontamente. 

Un consiglio che può valere per tutte e tre i fenomeni, e che riguarda però la complessa questione della psicologia. A prescindere dal reale pericolo che pongono in essere, le correzioni, il panic selling e le sospensioni impattano sul piano emotivo. In un certo senso, mettono a dura prova il sangue freddo del trader. Dunque, allenate la vostra psiche a resistere ai tumulti del mercato, fate in modo non già di sopprimere le emozioni (cosa di per sé impossibile) bensì di renderle innocue. A prescindere da quanto sta accadendo, non dovrebbero essere il motore delle vostre azioni, non nel trading almeno. Se il proprio scopo è frequentare con successo il mercati, la razionalità è l’unica stella polare che possa guidarvi verso il profitto.