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Inaspettato, almeno in questi termini. L’arrivo del Coronavirus ha stravolto le vite degli italiani. Concretamente nelle zone a rischio, psicologicamente nelle zone ancora non interessate dal contagio, o interessate solo debolmente. La paura di ammalarsi e fare ammalare, soprattutto se si è anziani e malati, o se si hanno parenti amici in queste condizioni, ha paralizzato l’Italia da un lato, e resa iperattiva dall’altro (vedi corsa ai supermercati).

Alla paura – giustificata – per le proprie condizioni di salute se ne aggiunge un’altra, che si fa più intensa ogni giorno che passa: la paura per una nuova crisi economica. La questione ruota attorno agli effetti del coronavirus sul tessuto produttivo, sull’offerta e sulla domanda (immaginate centinaia di migliaia o di milioni di persone ammalate lo stesso momento), ma anche attorno alle misure necessarie e inevitabili che il Governo ha dovuto mettere in campo per limitare il contagio.

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Ricordiamo che una dozzina di comuni sono stati posti in quarantena totale, mentre la quasi totalità delle regioni del nord sta subendo limitazioni per quanto riguarda l’esercizio commerciale e gli assembramenti pubblici. Insomma, una parte del paese, per giunta quella più produttiva, è quasi completamente ferma. Una situazione, questa, che rappresenta un inedito nella storia della Repubblica Italiana, e che ricorda i periodi della guerra. Ovviamente la situazione è molto fluida, sia dal punto di vista delle misure adottate (che potrebbero essere revocate o inasprite) sia dal punto di vista dell’emergenza sanitaria. Questo articolo, a scanso di equivoci, fotografa la situazione al 26 febbraio.

Ad ogni modo, ad emergenza ancora in corso, ci si sta già interrogando sull’impatto del Coronavirus sull’economia. L’impatto sarà ovviamente negativo… Ma quanto? C’è chi parla di recessione inevitabile, chi ipotizza più scenari. Qui di seguito, una panoramica della situazione e l’opinione dell’Autorevole Financial Times.

Le difficoltà oggettiva dell’economia italiana

Alcuni pensano che se proprio il Coronavirus doveva scoppiare, che sia scoppiato proprio in Lombardia e in Veneto rappresenti stato una fortuna, dal momento che queste due regioni godono di un sistema sanitario all’altezza, tra i migliori in Europa. Altri pensano che sia stata una sfortuna che il contagio sia esploso proprio lì, perché ciò ha reso necessaria la sospensione di molte attività produttive nelle zone più produttive d’Italia. E’ ovvio, l’esplosione del Coronavirus è una disgrazia, e lo sarebbe stato a prescindere dal luogo del focolaio.

Ma è innegabile che fermare una città come Milano abbia ripercussioni spaventose. Nello specifico, sono stati chiusi i bar (dalle 18 in poi), i cinema, le scuole, le università, e altro ancora. Parallelamente sono state annullate tutte le manifestazioni pubbliche, da quelle private a quelle organizzate dall’amministrazione. Insomma, un blocco.

A queste difficoltà indotte, ma che rischiano di mettere in ginocchio interi comparti, si segnalano difficoltà indifferente, determinate non da una chiusura forzata ma dalla paura. In una situazione in cui il virus circola, quale destino potrà mai attendere al comparto del turismo? Questa domanda, purtroppo retorica, potrebbe riguardare tanti altri comparti (es. ristorazione).

Tutto ciò, poi, si inserisce in un contesto già debole. Ricordiamo che il primo trimestre 2019 aveva fatto segnare una contrazione del PIL (certo causata soprattutto dalla diminuzione dei commerci). Insomma, sta piovendo, anzi diluviando,  sul bagnato.

L’opinione del Financial Times

Ovviamente, il Financial Times non ha indagato gli effetti sull’economia delle misure di contenimento, anche perché queste sono in divenire, e non si per quanto tempo verranno conservate. Ha però esposto una visione interessante, forse a più ampio raggio, partendo da una ipotesi globale: ovvero del prolungato della crisi Coronavirus in generale.

In buona sostanza, a prescindere dalle vicende interne (dunque anche qualora i focolai venissero spenti, aggiungiamo noi) una situazione di incertezza causata dal Coronavirus a livello globale potrebbe gettare l’Italia nella recessione, la quarta dal 2008 (compreso quelle tecniche).

I motivi per pensare questo, stando alle parole di Silvia dell’Angelo, economista senior di Hermes Investment (che ha parlato dalle colonne del Financial Tims) sono evidenti. “Negli ultimi anni la timida crescita italiana è stata strettamente correlata all’economa globale. La domanda interna è debole, il ché implica che la crescita italiana è stata particolarmente vulnerabile agli shock esterni”. 

Si profila dunque un doppio shock, sia interno, dato dalle vicende del contagio, sia esterno, causato dalle difficoltà degli altri paesi, in primis la Cina (ndr).

L’unico spiraglio di salvezza per l’economia italiana

Lo scenario non solo è negativo ma anche incredibilmente incerto. Il mondo, e in particolare l’Italia, non sta combattendo contro un nemico con cui si può venire a patti. Il comporto di un virus, modellizzazione a parte, ha poco di prevedibile, anche perché l’esito di una pandemia dipende da molti fattori, buona parte dei quali biologici altri dipendente dalla risposta delle singoli nazioni e dei singoli sistemi sanitari, che spiccano per eterogeneità e scarso coordinamento globale.

La stessa entità del fenomeno è tutt’ora sconosciuta, dal momento che alcuni dati vengono definiti poco affidabili. Il riferimento è in particolare all’Iran, che dichiara anche nelle sue varianti più pessimistiche un numero di contagiati troppo basso rispetto ai decessi (dunque i contagi potrebbero essere di più).

L’Italia, in questo contesto, è probabilmente solo uno dei paesi che andrà incontro a sofferenza economica. Questa è inevitabile? Che almeno un trimestre o due registrino il segno meno è quasi inevitabili, ma la recessione potrebbe andare oltre. C’è solo un modo per limitare i danni, anzi… Un solo scenario: che in poche settimane l’Italia riesca a contenere il contagio. Ci sono speranze che ciò accada, anche grazie alle misure draconiane, drammatiche e radicali che il Governo ha preso in questi giorni. Se il contagio verrà tenuto a bada, allora l’Italia avrà fatto un sacrificio non solo nobile, ma anche straordinariamente utile.

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