Il Bitcoin in passato si è prodotto in continui saliscendi, in oscillazioni frequenti e profonde, a tal punto da fare impallidire il più instabile dei titoli azionari. Da qualche anno, tuttavia, ha intrapreso uno stile più compassato, più simile agli asset tradizionali.

Dunque non stupisce che i recenti movimenti di prezzo abbiano calamitato l’interesse di analisti e investitori. A dispetto delle attese, il Bitcoin ha intrapreso un percorso ascendente, come non se ne vedevano da 2020-2021.

Il trend è iniziato a metà gennaio 2023 ed è proseguito, con qualche picco negativo, fino al periodo attuale (fine aprile). 

Vale la pena chiedersi cosa stia accadendo al Bitcoin, perché stia salendo così tanto. Lo faremo in questo articolo: analizzeremo brevemente le performance della criptovalute per poi riflettere sulle ipotesi più probabili.

Bitcoin, cosa sta succedendo

Sia chiaro, questo non può essere definito il periodo d’oro del Bitcoin. Ha vissuto giorni migliori, come quelli di novembre 2021, che l’hanno portato oltre quota 60mila dollari.

Tuttavia, dopo un 2022 disastroso, che si era concluso con una quotazione inferiore ai 17mila dollari, il Bitcoin ha ripreso quota e anzi si è immesso in un trend decisamente ascendente, solo sporadicamente interrotto da vicende esterne. 

Attualmente, ovvero fine aprile, la criptovaluta più famosa del mondo viaggia sui 30mila dollari, un valore simile a quello di un anno fa, prima della discesa “colossale”.

Eppure il contesto non è dei migliori: la guerra è ancora in corso, l’inflazione – per quanto in rallentamento – galoppa ancora, le banche centrali perseverano nelle loro politiche restrittive e accedere al credito si fa via via più difficile.

Quali sono i motivi di questa crescita sostenuta del Bitcoin? Ragioniamo su alcune ipotesi.

Il caso della Silicon Valley Bank

A rendere apparentemente inspiegabile la rivalutazione del Bitcoin è soprattutto il crollo della Silicon Valley Bank, che aveva investito parecchio in Bitcoin. Si temeva che la sua chiusura avrebbe gettato nel panico i trader di criptovalute e determinato una discesa radicale. Così non è stato, anzi… E’ accaduto proprio il contrario.

Perché? La risposta è abbastanza semplice. Se con la chiusura della Silicon Valley gli investitori hanno tremato, con la reazione da parte delle istituzioni hanno invece tirato un sospiro di sollievo. Infatti, il Tesoro USA e la Fed hanno promesso protezione ai clienti della banca. Per di più, la Fed ha annunciato l’apertura di una linea di credito per banche in difficoltà.

Insomma, il caso della Silicon Valley Bank ha dimostrato che “lo Stato c’è” e che una certa forma di protezione esiste. Ciò ha funto da fattore positivo e potrebbe aver inciso sulle performance delle criptovalute, a partire dal Bitcoin.

Tuttavia… E’ troppo poco. Inoltre, la rivalutazione del Bitcoin è iniziata qualche mese prima dello scandalo.

Prospettive di halving

Una motivazione più tecnica potrebbe riguardare l’halving, ovvero il programma secondo cui ogni quattro anni, a partire da date precise, diminuisce la quantità di Bitcoin fattivamente “minabile”. Una soluzione, questa, pensata per diminuire gradualmente l’offerta e quindi sostenere i prezzi. Ebbene, il prossimo halving è previsto per la prima del 2024 e gli investitori potrebbero aver iniziato a scontare l’evento. 

L’ipotesi regge come minimo dal punto di vista tecnico. Tuttavia, manca ancora un anno, o quasi: un po’ troppo per imputare all’halving tutta la responsabilità per la crescita del Bitcoin.

A favore di questa tesi vi sono comunque gli storici: in effetti il Bitcoin ha iniziato ad aumentare di prezzo mesi prima, e in alcuni casi un anno prima che l’halving effettivamente avvenisse.

Acquisizione dello status di bene rifugio

Infine, vi è l’ipotesi preferita dagli appassionati di Bitcoin, da chi riserva nella criptovaluta una grande fiducia: i prezzi starebbero salendo in quanto Bitcoin ha ormai assunto la qualifica di “bene rifugio”.

Il contesto economico, sociale e finanziario è instabile. L’inflazione è ancora alta, le prospettive di crescita delle economie nazionali sono incerte. Ecco che gli investitori puntano dunque su investimenti sicuri, sui classici beni rifugio. Beni come l’oro e, a questo punto, come il Bitcoin.

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L’associazione tra Bitcoin e oro, a dire il vero, è per ora azzardata, sebbene molti segnali stiano andando in quella direzione. 

Per esempio, il Bitcoin sta seguendo con sempre maggiore frequenza non già le performance dei principali indici azionari, bensì quello dell’oro. Non stanno andando esattamente a braccetto, ma i parallelismi non sono del tutto ingiustificati.

A scapito di questa ipotesi vi sono le evidenze di sempre: il Bitcoin è ancora instabile, non gode della fiducia collettiva, è sorretto da meccanismi di formazione del prezzo ora complessi ora in parte misteriosi. 

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