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La notizia ha fatto scalpore. In alcuni contesti ha persino fatto scandalo, in quanto giunta senza una giustificazione solida, a detta di molti analisti e policy maker. L’agenzia di rating Fitch ha declassato il debito italiano al livello BBB-, con outlook stabile. Ma è davvero una notizia così brutta? Cosa rischia veramente l’Italia? Risponderemo a queste domande nei prossimi paragrafi.

Cosa sono le agenzie di rating e cosa fanno

L’espressione “agenzia di rating” non è entrata nel gergo comune come spread, ma poco ci è mancato. Certamente, le agenzie di rating sono state le protagoniste della crisi dei debiti sovrani di inizio decennio, e tengono banco ancora oggi. Il loro potere, per quanto tra mille contraddizioni, è enorme. Sono infatti enti privati (è bene specificarlo) il cui compito è analizzare la capacità di solvenza di determinati enti, sia pubblici che privati. La scala di valutazione va da A e D, con qualche differenza nei gradini intermedi da agenzia ad agenzia. Una tripla sta a indicare che l’ente è pienamente solvibile, la C sta a indicare che le speranze di solvenza sono basse e i rischi di prestare i denaro sono troppo elevati in confronto ai benefici, la D sta a indicare una bancarotta ufficiale.

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Inoltre, alla “lettera” si accompagna sempre l’outlook, ovvero una parametro che sta a indicare una previsione circa il futuro. Per esempio quando un’agenzia di rating assegna un outlook negativo vuol dire che prevede che la prossima valutazione si risolverà in un ulteriore declassamento.

Prima di analizzare la decisione di Fitch, e parlare dei possibili scenari, è bene chiarire un punto. Le agenzie di rating non sono l’oracolo di Delfi. Il loro giudizio, per quanto (almeno teoricamente) basato su criteri specifici, rimane una valutazione soggettiva. D’altronde di cantonate le agenzie di rating ne hanno prese tante. Una delle peggiori reca proprio la firma di Fitch, che il giorno del fallimento della Lehman Brother le assegnava ancora una bella – quanto improbabile, a posteriori – tripla A.

Cosa rischia l’Italia

Possiamo cullarci nella convinzione che dopotutto il giudizio delle agenzie di rating è soggettivo? Assolutamente no. La decisione di Fitch infatti apre a scenari per nulla edificanti, e anzi catastrofici. Il problema è che il BBB- assegnato all’Italia rappresenta il gradino appena prima del baratro, ovvero della valutazione CCC.

Quando a un ente debitore viene assegnato un CCC accadono due fenomeni, uno molto probabile e l’altro certo. Il fenomeno probabile è la perdita definitiva della reputazione e la vendita da parte degli investitori. Il fenomeno certo è la fuga di massa da parte dei grandi fondi di investimento. Questi, infatti, sottostanno a una regola secondo cui non possono acquistare titoli “junk”, spazzatura, con valutazione dalla CCC in giù… E se ce li hanno “in pancia” devono venderli. Il primo fenomeno si regge benissimo da solo, ma è anche alimentato dal secondo.

E’  ovvio, quindi, che l’Italia rischia proprio questo: che gli investitori non acquistino titoli di debito, e che anzi cerchino di sbarazzarsene prima possibile. Insomma, il nostro paese farebbe un’enorme difficoltà a finanziarsi e quasi al cento per cento si vedrebbe costretto a dichiarare bancarotta. Uno scenario greco, se non addirittura argentino.

Che il debito italiano sia a un passo dal diventare spazzatura, non quadra a molti. Per ora, Fitch è l’unica agenzia di rating ad aver operato un finanziamento. D’altronde, l’emergenza coronavirus non c’è solo in Italia, e comunque la BCE sta acquistando titoli di debito, calmierandone gli interessi solo come una banca centrale sa fare. Non è un caso che Fitch si sia “beccata” un esposto per manipolazione di mercati proprio a seguito del declassamento.

Tutto ciò al netto delle difficoltà dell’Italia, che per ciò che concerne il debito, non sono certo nate con l’attuale stato di emergenza. Basti ricordare che il debito pubblico italiano è il secondo più alto al mondo, dietro solo agli Stati Uniti, che hanno dalla loro una banca centrale dai poteri spiccati, e al Giappone, che però una quota consistente di debito interno (è detenuto soprattutto dai giapponesi stessi).

Fitch declasserà ulteriormente l’Italia? Toccherà guardare il baratro da dentro, piuttosto che da vicino come stiamo facendo adesso? A tal proposito va detto che “per fortuna” Fitch ha assegnato un outlook stabile, e inoltre la sensazione che Fitch abbia fatto il passo più lungo della gamba c’è. Lo scenario del debito a livello “junk” non è probabile, tuttavia è possibile. Per molti, e non si può dare loro torto, è già una notizia drammatica.

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