Valute, azioni, ETF. Molto spesso, quando un trader è chiamato a decidere su cosa investire, la scelta cade su queste asset class. D’altronde, il Forex, l’azionario e il mercato degli ETF godono di molta visibilità, al netto della diffusione delle criptovalute (che comunque è significativa).

Vale dunque la pena operare un confronto tra le tre asset class, fornendo qualche coordinata circa le loro dinamiche e illustrare sia i pro che i contro. In tal modo, i trader possono trarre un orientamento per decisioni da assumere prima possibile.

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Valute, azioni, ETF

Prima di elencare i vantaggi e gli svantaggi, è bene fare una panoramica delle tre asset class.

Sulle valute, in realtà, c’è poco da dire. Nel senso che tutti coloro che manifestano interesse per questa asset class hanno una idea (più o meno chiara) del ruolo delle valute nel mondo degli investimenti. Il mercato delle valute prende il nome di Forex. Le valute vengono commerciate in coppie, in quanto il valore di ciascuna è esplicabile solo in relazione a un’altra. La coppia più tradata in assoluto è l’euro-dollaro, che muove ogni giorno l’equivalente di qualche migliaio di miliardi di euro (o di dollari).

Anche le azioni non necessitano di grandi presentazioni. Del resto, stiamo parlando di alcuni tra gli asset più apprezzati di sempre, che in qualche modo l’immaginario collettivo incorona come i destinatari per eccellenza di qualsiasi attività di investimento. 

Le azioni sono emesse da società emittenti, quotate in borse specifiche, raggruppate in indici in modo da fornire una panoramica sulla forza di un settore o di un contesto geografico. Possono essere scambiate in una prospettiva di trading speculativo, o detenute per lungo tempo al fine di ricevere dei dividendi.

Infine gli ETF, che certamente rappresentano l’asset class più misteriosa del gruppetto. Ebbene, gli ETF sono dei fondi di risparmio gestito il cui gestore non investe e non specula, bensì vende e compra con l’unico scopo di replicare le performance di un sottostante. In tal modo, le oscillazioni di prezzo di questo sottostante si trasformano in rendimento (o in perdita). E’ possibile acquisire le quote di ETF per ottenere i rendimenti frutto di questa “gestione passiva”, ma è possibile anche venderle e scambiarle, un po’ come si farebbe con le azioni.

Prima di procedere con la descrizione dei pregi e dei difetti di ciascuna asset class, è bene operare una precisazione. Parleremo di valute, azioni ed ETF solo in una prospettiva di trading diretto, ovvero di scambio di asset reali. Dunque, escluderemo dall’analisi i CFD e i Future, che sono regolati da dinamiche parzialmente diverse. 

Pro e contro del Forex

Il Forex, ovvero il mercato delle valute, è salito alla ribalta presso la gente comune da almeno una decina di anni. E’ molto apprezzato e frequentato, ma ovviamente ha i suoi pro e i suoi contro.

Tra i vantaggi spicca l’estrema liquidità. Il Forex è probabilmente il mercato più liquido al mondo. Per dirla breve, “girano” un sacco di soldi. Ciò implica una probabilità alta che, anche nelle forme di trading prive di market maker, l’ordine vada a segno. Anche qualora si tradasse con i market maker, il trader si troverebbe comunque al riparo da politiche di spread poco accomodanti.

Un altro pregio riguarda la leggibilità. Le valute sono al centro del dibattito e dell’attività analitica di molti esperti. Inoltre, sono legati ad alcuni market mover particolarmente stabili, che incidono in maniera tutto sommato “lineare” sui rapporti tra le valute.

Infine, si segnala una tendenza all’oscillazione piuttosto equilibrata. Le valute fluttuano, ma in genere lo fanno entro un range. Di certo, siamo ben lontani dalla volatilità di certe azioni e di asset class “estreme” come le criptovalute.

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Per quanto riguarda i difetti, si segnala una ridotta varietà degli asset a disposizione. Di base, stiamo parlando di qualche decina di valute, alcune delle quali sono decisamente esotiche, dunque a bassa liquidità e difficili da leggere. Di base, chi opera nel Forex lo fa con la solita dozzina di valute.

Un altro “contro” del trading con le valute riguarda la possibilità che enti esterni agli scambi “manipolino” il mercato. Le virgolette sono d’obbligo anche perché si tratta di attività del tutto legittime e anche essenziali per la tenuta del sistema economico. Il riferimento è alle politiche monetarie delle banche centrali, le quali impattano profondamente sui rapporti tra le valute. E’ ovvio: tale impatto aggiunge imprevedibilità al mercato, e può disorientare o smentire le analisi dei trader.

Pro e contro dell’azionario

Discorso simile e allo stesso diverso, per le azioni. Tra i pregi troviamo di nuovo la leggibilità, per quanto “frammentata”. Esiste una grande varietà di azioni, e molto spesso i market mover divergono una dall’altra. Tuttavia, i market mover tra performance dell’economia reale, del settore di riferimento e della società stessa non mancano di certo. Come non mancano le attività di analisi e di outlook e degli esperti (a meno che non si opti per titoli di nicchia).

Un altro pregio è l’estrema varietà. Le azioni a disposizione sono davvero tantissime, e ciascuna offre spunti diversi in termini di rendimento, volatilità, gestibilità etc. Va segnalata anche la possibilità di guadagnare sia dai dividendi sia dalle consuete attività di scambio.

Tra i difetti, spicca una certa emotività che, alle volte, coinvolge il mercato azionario. Questi momenti per alcuni fungono da fonte di opportunità, ma nella stragrande maggioranza dei casi mettono in difficoltà i trader. Un altro difetto è un po’ l’altra faccia della medaglia della “varietà”, e consiste in una difficoltà abbastanza strutturale nell’orientarsi. Le possibilità sono semplicemente troppe e i trader meno esperti potrebbero soffrirne.

Pro e contro degli ETF

Discorso diverso, invece, per gli ETF, che rappresentano un asset class dalle caratteristiche proprie. Un pregio consiste senz’altro nella chiarezza e nella trasparenza. I fondi di gestione tradizionale, infatti, sono soggetti certo a molte regole, ma sono altresì suscettibili all’abilità del gestore, il quale conserva comunque un discreto margine di discrezione. Il gestore di ETF, invece, non può fare altro che puntare alla replica delle performance del sottostante. In questo modo l’investitore sa esattamente a cosa va incontro.

Ne consegue – e questo è un altro pregio – che i criteri per scegliere un ETF non siano poi molti. Di certo, sono inferiori rispetto alle azioni. Un ETF, per esempio, è buono se è “fedele”. Allo stesso modo, è buono se replica un sottostante in crescita.

Un difetto degli ETF consiste nei costi. Sia chiaro, le commissioni sono di gran lunga inferiori a quelle di un fondo con gestione attiva. Tuttavia, potrebbero risultare superiori alle commissioni e agli spread applicati dagli intermediari del Forex o dell’azionario. Niente in grado di impensierire troppo i trader, comunque.

Un altro difetto consiste nel ridotto margine di discrezione. Certo, gli ETF possono essere scambiati, e diventare così degli asset a tutti gli effetti. Se però si procede con la modalità di fruizione “classica”, della propria quota è responsabile solo il gestore, per giunta in una prospettiva di gestione passiva. Insomma, il margine di discrezione è molto ridotto persino per lui.

Infine, va segnalata la difficoltà di scegliere il sottostante. D’altronde, stiamo parlando di “intuire” i movimenti futuri, di aumentare le chance di puntare sul cavallo giusto. Ciò non è mai facile, a prescindere dal mercato di riferimento.

Cosa scegliere

Dunque, a quale asset class dovrebbe andare la preferenza? Come abbiamo visto, le tre alternative hanno pro e contro. In realtà, non è possibile fornire una risposta valida per tutti. Scegliere l’asset class di riferimento, e dunque il mercato in cui investire, è una questione che coinvolge anche e soprattutto il valore della compatibilità. Alcuni profili sono più adatti a un’asset class piuttosto che un’altra. Il consiglio, dunque, è di passare al setaccio le proprie caratteristiche, i propri obiettivi e le proprie modalità di investimento, e solo dopo metterle in relazione con quanto possono offrire le varie asset class.

Un altro consiglio è quello di diversificare. Di base, si può diversificare rimanendo nel medesimo mercato. Ciò appare relativamente semplice quando si opera nell’azionario, vista l’abbondanza di titoli, ma gli altri mercato offrono comunque opportunità accettabili in merito. Nessuno vi vieta, però, di diversificare tra mercati. 

E’ certamente più complicato, ma potrebbe portare risultati migliori. Ovviamente, per farlo dovrete maturare competenze e conoscenze estese. Un modo per supplire al deficit di “padronanza” di un mercato è abbinare allo studio classico una lunga sessione di pratica. Da questo punto di vista, i conti demo sono l’ideali. Essi infatti simulano l’attività di trading nel mercato reale, evitando al contempo qualsiasi rischio.