I nuovi dati sull’inflazione dell’area Euro prestano il fianco ad alcune riflessioni sull’euro dollaro. D’altronde, l’inflazione è uno dei parametri più importante, quando si commercia con le valute. In particolare, la questione ruota attorno all’inatteso calo dell’inflazione dell’area Euro. 

Qui di seguito, una precisazione sull’andamento dei prezzi e un ragionamento sull’euro dollaro.

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Il pericolo inflazione si ridimensiona?

L’inflazione era data in aumento sia in Europa che, soprattutto, negli Stati Uniti. Una conseguenza quasi fisiologica, visto l’approccio tanto doveroso quanto estremo delle banche centrali, che hanno dato fondo alle proprie possibilità per sostenere l’economia in crisi a causa della pandemia. La questione riguarda sia il vecchio che il nuovo continente, ma coinvolge soprattutto gli Stati Uniti, dove i prezzi stanno aumentando a ritmi che non si registravano da decenni. 

Per quanto concerne gli Stati Uniti, l’ultimo dato parla di un 6% su base annua. Per quanto riguarda l’area Euro, a maggio era stato registrato un +2,1% (sempre sui dodici mesi). Una percentuale clamorosa, se si pensa che per anni l’area Euro ha combattuto contro la bassa inflazione, e nemmeno il “bazooka” di Draghi aveva inciso più di tanto (non da questo punto di vista almeno). 

Il dato di giugno ha cambiato un po’ le carte in tavola o, almeno, minaccia di farlo. Infatti, a dispetto delle attese, l’inflazione è diminuita. Non di tanto, ma abbastanza da mettere in crisi qualche investitore che immaginava un percorso liscio verso un’inflazione sempre più elevata. Ad ogni modo, sui dodici mesi, a giugno l’inflazione dell’area Euro ha fatto segnare il +1,9%.

In linea teorica, siamo dunque in una situazione in cui l’inflazione dell’area Euro diminuisce mentre quella degli Stati Uniti decresce. Alla luce di ciò, quali conseguenze si registreranno per l’euro dollaro?

Le prospettive dell’euro dollaro

Di norma, una situazione del genere dovrebbe muovere le acque. Dal momento che l’aumento dell’inflazione è correlato a un deprezzamento, ci si potrebbe aspettare una svalutazione del dollaro a favore dell’euro. Dunque, un euro dollaro in crescita. I segnali di questi giorni (inizio luglio) vanno in questa direzione? In realtà no. Da quanto anche l’area Euro ha rivelato una condizione di inflazione elevata, o comunque in aumento, l’euro dollaro è diminuito e ha cominciato a muoversi in laterale attorno all’1,20. 

Perché gli investitori non stanno reagendo? Il motivo è duplice: da un lato, non vi sono segnali che possano sancire una debolezza del dollaro e dell’economia americana rispetto all’euro e all’economia dell’euro-zona. In secondo luogo, le previsioni continuano a parlare di una inflazione dell’area Euro in crescita per il tutto il 2021. Anzi, il picco dovrebbe verificarsi nel quarto trimestre, con un bel +2,6%. Dunque, in questa prospettiva, il calo di un decimale sarebbe ben poca cosa e, soprattutto, provvisorio. Un incidente di percorso insomma.

Per inciso, l’inflazione non preoccupa più di tanto. Gli analisti immaginano questo nuovo corso dei prezzi come una reazione fisiologica ed estemporanea alla congiuntura economica e alle politiche monetaria. Già l’anno prossimo, tanto negli Stati Uniti quanto nel vecchio continente, la situazione dovrebbe rientrare. In particolare per l’area Euro si pensa a un comodo +1,5% nel 2022.

Questa serenità è anche il motivo per cui, nonostante l’inflazione in crescita, nessuna delle banche centrali in gioco sta pensando a una stretta. Insomma, eccetto che per qualche dato numerico, non si sta muovendo granché. 

In definitiva, se vi state chiedendo se il calo di un decimale possa scatenare chissà quali reazioni e conseguenza, la risposta è: no, probabilmente no. 

Un consiglio per fare trading su euro dollaro (EUR/USD)

In realtà, analizzare l’euro dollaro significa prendere in considerazioni molti elementi, piuttosto che focalizzarsi sui minimi movimenti dei prezzi. Certo, l’inflazione è importante, anzi è probabilmente il parametro più importante insieme ai tassi di interesse, ma non è certamente l’unico.

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Da considerare, infatti, vi sono anche le performance economiche nel loro complesso. D’altronde, le valute sono anche e soprattutto l’espressione di economie reali, e come tali vanno trattate.

Ora, l’economia americana e l’economia dell’area Euro stanno affrontando gli stessi problemi: la ripresa dopo un 2020 drammatico, che ha ridotto notevolmente il PIL e ha cancellato moltissimi posti di lavoro. Le speranze di ripresa sono pressoché identiche nelle due sponde dell’atlantico, anche perché i problemi e gli ostacoli sono ormai di natura planetaria.

Dunque, il consiglio è proprio questo: guardare i dati nel loro complesso, piuttosto che puntare a uno in particolare, per quanto importante come l’inflazione.