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I rischi e le insidie per chi si approccia per la prima volta al Forex Trading sono numerosi. Si tratta in effetti di un’attività complessa, che impone la gestione di dinamiche spesso imprevedibili, che richiede competenze spiccate e anche una certa freddezza. Le probabilità di fallire al primo tentativo e di perdere denaro sono elevate. Ovviamente, tale probabilità possono essere ridotte al minimo, se si intraprende un serio percorso di formazione, prima di iniziare a fare trading.

Tuttavia i pericoli non giungono solo dagli ostacoli “visibili”, ma anche da alcune dinamiche che in principio potrebbero passare inosservate, da elementi occulti ma che possono dare vita a conseguenze molto spiacevoli. Il riferimento è a quella che potremmo definire come “trappola della convenienza“. Una eventualità particolare, ma niente affatto improbabile, e che soprattutto può causare un circolo vizioso, anzi una specie di corto circuito che va a interferire con le capacità del trader.

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Ne parliamo in questo articolo, approfondendo innanzitutto la questione dei costi, che nel Forex Trading “recente” assume connotati significativi, spiegando in cosa consiste la “trappola” e fornendo qualche consiglio per evitarla.

Quanto costa fare Forex Trading

In passato investire era appannaggio di chi possedeva capitali di una certa entità. Oggi, il trading è alla portata di tutti, più o meno. Il merito va alla diffusone delle tecnologie digitali, ma anche alla volontà dei broker di aprire le porte del trading anche alla gente comune. Ovviamente fare trading non vuol dire guadagnare, ma tant’è: la possibilità esiste. Il risultato è che bastano davvero “pochi euro” per iniziare a tradare. Ma quali sono i costi di chi vuole intraprendere una esperienza nel Forex Trading? Anzi, quali sono le voci di costo da verificare prima di prendere una decisione?

Innanzitutto, occorre guardare al deposito minimo iniziale, ovvero al minimo richiesto dal broker per poter attivare un account. Questa voce di costo non va intesa come una sorta di abbonamento. Non lo è e non potrebbe mai esserlo: i broker si basano su un modello economico diverso. Nello specifico, guadagnano attraverso le commissioni e gli spread. Il significato di commissioni è noto a tutti, mentre lo spread è meno scontato. Con questo termine si intende la differenza tra il prezzo reale di mercato e il prezzo che il broker imposta al momento dell’esecuzione dell’ordine. La differenza, appunto, rappresenta la fonte di guadagno del broker. Gli spread dovrebbero essere sempre ridotti, e dichiarati anzitempo.

Proprio gli spread e le commissioni sono voci di costo che andrebbero valutate, prima di iniziare a fare Forex Trading. Alcuni broker impongono il pagamento sia delle commissioni che degli spread (per esempio molti broker bancari lo fanno), alcuni broker impongono solo le commissioni (prevalentemente gli ECN) mentre altri si limitano agli spread (principalmente i market maker).

Occhio, poi, al “trade minimo”, ovvero alla minima esposizione possibile. Quando devo spendere per poter eseguire un ordine? E’ questa la domanda che dovreste porvi. In genere, i broker propongono il lotto. Un lotto si riferisce a una classe di asset o di strumenti finanziari, ma il significato specifico e il suo uso varia da mercato a mercato. Il lotto standard impone un investimento di 100.000 euro, ma si segnalano dei sottomultipli, spesso a base dieci: mini lotti (0.10), micro lotti (0.01), nano lotti (0.001). I nano lotti combinati con le leve, che permettono di moltiplicare gli effetti di una esposizione, consentono sostanzialmente di fare trading con una manciata di euro.

Cosa succede se cadi nella trappola della convenienza

In linea di massima, meno si paga meglio è. Questo vale in tutti gli ambiti della vita, Forex Trading incluso. E’ auspicabile, in questo caso, rivolgersi a un broker con un deposito minimo iniziale basso, con commissioni ridotti o addirittura assenti, con spread accomodanti e via discorrendo. Eppure questa convinzione, se non accompagnata da una certa consapevolezza delle dinamiche economiche psicologiche, può rappresentare un’arma a doppio taglio.

Ebbene, in primis va considerata una eventualità, ovvero che dietro un abbattimento radicale dei costi si nasconda una certa mediocrità dei servizi. Se è troppo bello per essere vero, allora non è vero oppure non è poi così bello. Prendete in considerazione questa possibilità.

Ma quand’anche i servizi fossero comunque all’altezza della situazioni, i rischi per il trader non sarebbero finiti. Appunto, potrebbe ancora cadere nella già citata trappola della convenienza. Questa trappola è soprattutto psicologica.

Molto banalmente, se un trader spende troppo poco per fare trading, rischia di non fare un buon trading. Immaginate di aver aperto un account con soli 50 euro, grazie appunto alla volontà del broker di venire incontro al trader, che è sfociata in un deposito minimo iniziale di soli 50 euro.

Ecco, iniziate a fare trading con 50 euro, magari investendo 10 euro alla volta. Ma cosa succede? Anche qualora metteste a segno i trader, guadagnereste pochi euro. Poco soddisfacente, no? Allora sareste mossi dalla volontà di accrescere il capitale. Risultato: aumentate l’esposizione e il ritmo del trading, piazzate più ordini al giorno, ogni volta che potete. Alla fine, un gioco che non paga, un approccio al trading poco prudente, mosso dalla foga e dalla fretta di guadagnare. Ecco che, nel giro di poco tempo, perdete buona parte del vostro “capitale”.

Un consiglio per non cadere in trappola

Quella che abbiamo appena raccontata è a tutti gli effetti una trappola. Ovvero una dinamica che all’inizio sembra auspicabile, ma alla fine si rivela dannosa. Ovviamente la responsabilità non grava sui broker, che alla fine esercitano un diritto, ovvero modulare i prezzi come meglio credono. Sta al trader evitarla. Come fare?

Beh, la questione è abbastanza semplice. In primo luogo, contestualizzate i numeri. Maturate la consapevolezza secondo cui le voci di costo sono importanti, in alcuni casi importantissime, ma non fondamentali, niente affatto prioritarie quando si progetta la propria esperienza nel trading. Insomma, date loro l’importanza che meritano, senza strafare.

In secondo luogo, prendete in considerazione l’opportunità di fare trading solo quando potete veramente permetterlo. Ovvero, quando avete dalla vostra un capitale sufficientemente ampio. La questione è sempre la stessa, e riguarda i guadagni attesi. Ricavare un 2% di guadagni da un trade con orizzonte temporale giornaliero è già un ottimo risultato. Tuttavia, una discorso è il 2% su 1000 euro, un altro paio di maniche è il 2% su 50 euro.

Ovviamente, il consiglio non è di dare fondo a tutta le vostre risorse economiche, a tutti i vostri risparmi. Tutt’altro: spendete solo quello che potete permettervi di perdere. Dedicate al trading solo il denaro in eccesso. Fate però che sia cospicuo, magari ponendo in essere un buon programma di accumulo, se del caso rallentando l’esordio nel mercato.

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Questo è un approccio certo non immediato, ma in grado di esprimere un certo equilibrio tra prudenza e necessità di rendimento. Di certo è un approccio che alla lunga paga di più rispetto a quello che richiama alle “nozze organizzate con i fichi secchi” (il proverbio è davvero azzeccato in questo caso). Di certo, è l’unico che consente di evitare l’insidiosa trappola della convenienza.

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