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La riunione BCE del 12 settembre 2019 ha sancito la “resurrezione” del Quantitative Easing. Una misura attesa, ma che ha anche destato scalpore per alcuni elementi di contorno che sono stati plasticamente presentati nel comunicato stampa ufficiale e nella conferenza del pomeriggio.

Tutto ciò potrebbe avere effetti più che rilevanti sull’euro dollaro. Il riferimento, ovviamente, è all’indebolimento dell’euro e alla conquista della parità. Questa prospettiva è realistica? Ne parliamo nell’articolo che segue, fornendo anche una panoramica sul complesso delle decisioni prese dalla Banca Centrale Europea.

La riunione del 12 settembre 2019

Le decisioni della BCE vanno oltre la “semplice” ripresa del Quantitative Easing. Ecco una rapida panoramica.

Il Quantitative Easing. La Banca Centrale Europea ha varato un piano di acquisto di titoli di debito pari a 20 miliardi di euro al mese. Inoltre ha confermato che gli acquisti effettuati con il precedente programma (quello del 2015-2018) verranno tutti rinnovati. Il programma di acquisto, almeno all’apparenza, appare più leggero rispetto al precedente: il primo QE prevedeva già nelle fasi iniziali una spesa i 60 miliardi al mese.

I tassi. I tassi di interesse, quelli principali, sono stati riconfermati allo 0,0%. La BCE ha però messo mani sui tassi dei depositi, scesi da -0,40% a -0,50%. Anche questa si configura come una misura fortemente espansiva.

La forward guidance. La BCE, contestualmente al varo delle misure, ha definito una nuova forward guidance. Il nucleo è rappresentato dalla volontà di non fornire scadenze temporali. Esatto, questo sarà un Quantitative Easing a tempo indeterminato. L’unico vincolo è il raggiungimento degli obiettivi, ovvero di un ritorno dell’inflazione al 2% annuo (almeno nelle stime). Questa è una novità abbastanza corposa nella politica della BCE.

Perché la decisione della BCE è epocale

Il meeting, sebbene all’apparenza abbia rispettato le attese della vigilia, può essere considerato come epocale. Certamente segnerà la storia della politica monetaria europea. I motivi sono almeno due.

In primo luogo, perché la ripresa del Quantitative Easing segue a stretto giro… La sua dismissione. Il primo programma di allentamento monetario, infatti, è terminato meno di un anno fa. Ciò pone in essere due riflessioni: primo, la BCE potrebbe aver commutato elementi di interventismo dalle altre banche centrali; secondo, il Quantitative Easing, a questo punto, potrebbe essere considerata quasi come una misura ordinaria e non più emergenziale.

L’altro motivo ha a che vedere con la già citata forward guidance, che ha assunto contorni più spinti, rappresentati dalla decisione di non fornire indicazioni circa la scadenza del Quantitative Easing.

Euro dollaro finalmente in parità?

Quali sono le prospettive per l’euro dollaro? Il fantasma della parità ha ripreso ad aleggiare con maggiore insistenza dopo la decisione della BCE. La parità è veramente una ipotesi realistica? Analizziamo le ragioni del sì e le ragioni del no.

Perché sì.

Il meccanismo di impatto delle politiche espansive. Di norma, quando una politica monetaria si fa più espansiva, la valuta di riferimento tende a indebolirsi. Ciò accade a causa di dinamiche prettamente tecniche ma anche psicologiche. Non si vede perché il ripristino del Quantitative Easing, per giunta in una variante a tempo indeterminato, dovrebbe fare eccezione.

L’economia europea è debole. Una valute tende a indebolirsi, sempre in teoria, quando è la sua economia a indebolirsi, o almeno quando si pone in una direzione di peggioramento rispetto all’economia rappresenta dall’altra valuta di coppia. Ebbene, è proprio il caso dell’euro dollaro: per quanto si stiano intensificando i timori per la fine del ciclo espansivo degli Stati Uniti, l’economia europea sta performando di gran lunga peggio. Soffiano i venti della stagnazione, nella migliore delle ipotesi di parla di semplice rallentamento. La locomotiva tedesca, poi, si è addirittura fermata, almeno per ciò che riguarda l’industria.

Perché no.

La Fed potrebbe non stare a guardare. Se l’euro si svaluta, il dollaro potrebbe seguirlo a ruota. In questo caso, i due movimenti si annullerebbero a vicenda, allontanando l’ipotesi della parità. Non è una ipotesi peregrina. Già nelle ore successive alla conferenza stampa BCE del 12 settembre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato la Federal Reserve a prendere provvedimenti. I termini del dibattito sono sempre gli stessi: il presidente vorrebbe che la banca centrale americana tagliasse i tassi più a fondo e più in fretta, per rilanciare l’economia. Tuttavia, se si analizzano i fondamentali statunitensi, la corsa al taglio dei tassi potrebbe apparire ingiustificata.

Il mercato potrebbe aver già scontato. Questa è una ipotesi che va sempre tenuta in considerazione quando si analizza il mercato. In particolar modo quando, dall’altra parte, si segnala una istituzione che fa della dialettica con investitori e stampa una dialettica essenziale. In un certo senso, è proprio ciò che è accaduto: la BCE aveva paventato nel recente passato il ritorno al Quantitative Easing. Ora, quanto i mercato abbiano già scontato le decisioni della banca centrale è difficile da capire, anche perché le decisioni, purché già annunciate, hanno manifestato elementi di contorno notevoli (come si evince dai precedenti paragrafi). Il meccanismo dello “sconto in anticipo”, poi, in genere si abbatte di fronte ai cambi di rotta che, in realtà, quando la situazione è così complessa, sono tutt’altro che rari.

Riflessioni sull’euro dollaro

La parità dell’euro dollaro è una ipotesi paventata da molti anni, una sorta di punto di arrivo. E’ innegabile che sia anche una soglia psicologica significativa, sia dal punto prettamente numerico sia, soprattutto, in quanto termine ultimo di un percorso ribassista. Come si evince dai paragrafi precedenti, sono molti i fattori che lasciano pensare a una intensificazione di questo percorso, e quindi lasciano lo spiraglio aperto per la tanto auspicata e allo stesso tempo temuta parità. Anche perché, come abbiamo visto, a fronte di iniziative accomodanti da parte della BCE, l’economia americana continua a performare molto meglio rispetto a quella europea.

C’è però uno scoglio enorme che si frappone tra il presente e l’ipotesi della parità: le pressioni della presidenza USA. Già da tempo essa spinge per una riduzione del deficit commerciale, e questo passa necessariamente per un indebolimento del dollaro. Ora, come abbiamo già specificato, la Federal Reserve è un organismo indipendente, a è anche fisiologico che, prima o poi, si allinei almeno in parte alle pressioni che giungono dalla politica. In parole povere, è realistica l’ipotesi di una discesa continuativa dei tassi da parte della Fed. Ciò ovviamente, controbilancerebbe i movimenti dell’euro e allontanerebbe l’ipotesi della parità.

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