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Helicopter money. Era da tanto che non se ne sentiva parlare in maniera così massiccia. Nello specifico, dalla crisi del 2008. Già questo non dovrebbe lasciare presagire nulla di buono dovrebbe dare il polso della gravità della situazione. Le cose però stanno peggio di così: da più parti si sta formulando l’ipotesi che sì, la crisi economica innescata dall’emergenza coronavirus, per quanto assolutamente peculiare, sarà persino più pesante di quella del 2008.

Dunque, helicopter money. Fed e Bce prenderanno in considerazione questa straordinaria misura? Secondo alcuni commentatori la massima autorità monetaria degli Stati Uniti lo sta già facendo, ma la verità è più complessa di quello che sembra.

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Ne parliamo in questo articolo, facendo il punto della situazione al 26 marzo 2020 (è bene specificare la data, vista la velocità con cui la situazione si evolve) spiegando cosa si intende per helicopter money e dando contezza dei piani di Federal Reserve e BCE.

Cos’è l’helicopter money

In realtà, l’espressione helicopter money fa riferimento a una provocazione, più che a una precisa misura di politica monetaria. In buona sostanza, consiste nell’emissione di denaro da parte delle banche centrali a favore di cittadini e imprese. Insomma, un’elargizione diretta, senza passare per gli istituti bancari e finanziari. La banca centrale stampa moneta e la “regala” agli attori economici e sociali. L’idea, appunto, rievoca la metafora dell’elicottero che “sputa” denaro, da qui l’espressione, l’immagine del “denaro a pioggia”.

Come dicevamo, il concetto è nato come una provocazione, anche perché il suo autore è nientemeno che Milton Friedman, il teorico del neoliberismo economico, il fautore delle politiche monetarie restrittive.

Eppure, nei momenti di maggiore crisi, soprattutto quando i problemi riguardavano la domanda, l’idea dell’helicopter money è stata citata come una ipotesi percorribile. Non se n’è mai fatto niente. A dire il vero, non ci si è mai arrivati nemmeno vicino, nemmeno durante le fasi più drammatiche della crisi del 2008.

Oggi, invece, tale ipotesi sembra acquisire forza. Ovviamente non viene menzionata con questo nome, che conserva comunque un sapore provocatorio, una coloritura da boutade che di istituzionale ha ben poco. Tuttavia, più di un policy maker sta invocando, più o meno esplicitamente, un aiuto diretto ai cittadini e alle imprese da parte delle banche centrali.

La situazione è oggettivamente grave. Non è mai successo nella storia moderna che l’intera economia di un paese si dovesse quasi completamente fermare. E se pensiamo che a fermarsi sono e saranno le economie di molti paesi si intuiscono le ragioni di chi spera nell’utilizzo degli strumenti più potenti a disposizione.

La Fed e la BCE attueranno l’helicopter money? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo analizzare i piani delle due banche centrali, così come appaiono al 26 marzo 2020.

Le decisioni della Fed

In realtà, ed è notizia di pochissimi giorni fa, la Fed ha programmato qualcosa di straordinariamente simile all’helicopter money. La banca centrale americana, infatti, ha annunciato un secondo piano di aiuti, da affiancare al Quantitative Easing di 1500 miliardi. Si tratta di un pacchetto di aiuto diretto alle imprese e finalizzato principalmente al sostegno del reddito dei dipendenti.

La paura, ampiamente giustificata dalle premesse, è che le imprese licenzino o che molto banalmente non siano in grado di pagare gli stipendi. Si tratta di una misura straordinaria, che mai era stata pensata, nemmeno nel 2008, quando gli Stati Uniti ormai non contavano più le persone che avevano perso il lavoro.

Fa ancora più specie l’indefinitezza di questa misura. La Fed, infatti, non ha stabilito un tetto per gli aiuti, ha semplicemente avvertito che farà quello che serve. Insomma, siamo di fronte a una specie di whatever it takes, finalizzato però al salvataggio dell’economia reale. Alcuni analisti, però, hanno stimato che questo piano richiederà l’immissione di 350 miliardi di dollari. E’ abbastanza probabile, poi, che tale misura passi comunque per il tesoro americano, ovvero venga finalizzata attraverso un finanziamento (forse condizionato) al governo americano, che poi utilizzerà il denaro per sostenere le imprese.

Il piano della BCE

La situazione in Europa è più ingarbugliata. Anzi, lo è stata fin dall’inizio. In primis, perché i paesi non sono sincronizzati tra di loro. Non lo sono dal punto di vista dell’emergenza, dal momento che questa è esplosa in tempi diversi in ogni paese; non lo sono dal punto di vista politico, dal momento che si registrano differenze di vedute.

La sensazione, però, è che tutti si stiano appiattendo sulle opinioni del governo italiano, a mano a mano che l’emergenza infuria nei rispettivi paesi. Di certo non ha aiutato il “balletto” della Lagarde, che prima ha minimizzato il ruolo della Bce nella lotta allo spread, salvo poi rimangiarsi tutto e promuovere il più grande piano di Quantitative Easing della storia della Banca Centrale Europa, con un Quantitative Easing dal valore di 750 miliardi, che si aggiunge ai 250 già messi in programma. Il tutto, sia chiaro, per il solo 2020.

Certamente, la Bce e le altre autorità europee non stanno prendendo in considerazione l’helicopter money. Stanno prendendo però in considerazione un altro cambiamento epocale, che è nell’aria da vent’anni: l’emissione di eurobond, di titoli di debito pubblico comunitari emessi direttamente dall’Unione Europea. Questi hanno preso subito il nome di Coronabond, in quanto sarebbero – appunto – finalizzati a finanziarie gli stravolgimenti dei rispettivi sistemi sanitari e al sostegno dell’economia reale.

Una considerazione finale sulle mosse delle banche centrali

Da un punto di vista “espansivo”, la Fed è più avanti della Bce. Non c’è dubbio su questo, come non c’è dubbio che l’Europa sia frenata da un lato da posizione rigide (dei paesi settentrionali in particolare) e dall’altro dal severo statuto della Bce, che formalmente vieta il finanziamento diretto degli stati membri.

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Tuttavia, è possibile che assisteremo a sorprese, o a un superamento dei paradigmi della Bce. Di questo passo, qualche grande novità, anche dal punto di vista strutturale, potrebbe palesarsi. D’altronde, abbiamo visto in un paio di settimane l’emissione di Quantitative Easing mastodontico e – da parte UE – all’accantonamento del Patto di Stabilità. Una ipotesi, questa, avvalorata anche dal recente pronunciamento dell’ex presidente Mario Draghi, che ha chiaramente invitato le istituzioni a farsi carico delle difficoltà dell’economia reale, in maniera diretta, dunque facendo debito.

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