Attorno a metà luglio si era aperto un piccolo caso mediatico attorno a Coinbase, la celebre piattaforma di scambio di criptovalute Exchange. Nei primi giorni del mese era rimbalzata una notizia all’apparenza molto importante, capace – potenzialmente – di segnare l’inizio di un nuovo corso per il mondo crypto: Coinbase avrebbe ricevuto l’ok dalla SEC per l’acquisizione di tre società che, attraverso una dinamica complessa, l’avrebbe portata ad assumere la qualifica di società di investimenti. Insomma, sembrava proprio che Coinbase si fosse inserito in un percorso che portava dritto alla regolamentazione, confermando così una tendenza che è iniziata con il Bitcoin e che vedeva il mercato delle criptovalute scrollarsi di dosso quella patina di ambiguità che – a torto – gli operatori finanziari gli assegnano da tempo.

La situazione si era poi complicata con l’entrata in scena della stessa SEC, che aveva il sapore di una smentita. Una successiva chiosa della stessa Coinbase ha chiuso il capitolo, aprendo però quello delle riflessioni. Prima di descrivere accuratamente cosa è successo in questo luglio infuocato, è bene fare una precisione: in ogni caso, siamo di fronte a un cambiamento epocale… Coinbase sta veramente cambiando forma.

Immagine Coinbase Diventa una Società di Investimenti? Cosa Cambia per il Mondo Crypto

Coinbase e SEC: cosa è accaduto

Da metà luglio in poi inizia a girare la voce che la SEC, di concerto con la Financial Industry Regulatory Authority hanno dato il via libera a CoinBase per l’acquisizione di tre società di investimento. La notizia assume un rilievo significativo quasi subito, in quanto sia la SEC che la FIRA sono due organismi di vigilanza e regolamentazione del mercato finanziario e un loro “ok”, a prescindere dal contenuto delle concessione, non può fare altro che lanciare il messaggio: CoinBase si sta regolamentando. Tanto più se le società oggetto del via libero hanno come finalità quello di garantire la sicurezza, dal punto di vista strutturale, degli strumenti finanziari. Per inciso, queste società rispondono al nome di Keystone Capital, Venovate Market Place, Digital Wealth.

Tale notizia sembra essere confermata da una dichiarazione del portavoce di Coinbase, che va esattamente in questo senso e conferma le speculazioni.

Le speculazioni che si susseguono parlano della emissione, in un futuro quanto mai prossimo, di una specie di “token di sicurezza”, dunque token sicuri, regolamentati, considerabili alla stregua di titoli finanziari.

Gli animi però si raffreddano nel giro di qualche ora, ovvero quando entra in campo la SEC con una dichiarazione che, all’apparenza, non lascia adito a dubbi: l’istituto non ha dato nessun via libera ufficiale, non c’è stato alcuna procedura di approvazione. Dunque è tutto una bufala? Non proprio.

A fare luce sull’episodio, e chiarire i punti oscuri è ancora una volta Coinbase. I responsabili della piattaforma dichiarazione che è vero, non c’è stato alcun “ok” da parte della SEC ma semplicemente perché non ne avevano bisogno: la società poteva procedere con l’acquisto fin dall’inizio, senza chiedere il permesso a nessuno. C’è stato, è vero, un contatto informale, una specie di scambio di pareri. Ciò che è più importante, però, è la conferma da parte di Coinbase dell’acquisto delle tre società. Dunque, le speculazioni sull’evoluzione di Coinbase non erano del tutto infondate. Anzi, acquisiscono una solidità pressoché definitiva.

Come cambia Coinbase

Anzi, come cambierebbe. Anche perché le conseguenze della campagna acquisti di Coinbase sono per ora oggetto di speculazioni e non di rivelazioni vere e proprio, e nemmeno di dichiarazioni di intenti. La testata Money.it si lancia in una previsione circa la “nuova Coinbase”. Individua tre cambiamenti in particolare.

Coinbase come un broker dealer. La piattaforma Exchange diventerebbe una specie di broker dealer, ossia un intermediario finanziario come lo sono, per esempio, i broker. Dunque, acquisterebbe e venderebbe titoli per conto degli utenti. Il tutto, ovviamente, nel pieno della legalità e sotto l’egida della SEC.

Coinbase come alternative trading system. La piattaforma diventerebbe anche un sistema di negoziazione alternativo. O, per meglio dire, rimarrebbe sempre “Over the Counter”, ma comunque almeno parzialmente regolamento o “non completamente” deregolamentato. Insomma, un non luogo dove avverrebbe l’incontro tra gli ordini di acquisto e di vendita.

Coinbase come Registered Investment Adviser. La piattaforma, anzi la società, se “accettata” dalla SEC potrebbe inoltre fungere da organo di consulenza sugli investimenti. Soprattutto, potrebbe agire in modo autorizzato e sicuro per i clienti, in quanto legato ad essi con un rapporto codificato basato sulla fiducia.

Coinbase: una riflessione finale

Coinbase andrà incontro alla trasformazione prospettata da Money.it? Non è dato saperlo, almeno non fino a quando non sarà passata un po’ di acqua sotto i ponti, necessaria per la stessa società che gestisce la piattaforma a ripensare se stessa. Ad ogni modo, nonostante la parzialità degli elementi attualmente a disposizione, è possibile tirare qualche somma.

Il trend può dirsi confermato. Anche ammesso che Coinbase alla fine non stravolgerà i suoi assetti, la reattività dei media e le risposte della società fanno pensare a un percorso di regolamentazione che, se non avviato, è comunque nell’aria. Uno degli elementi certi, infatti, è che Coinbase ha comunque interloquito con un organi di vigilanza.

Il mondo crypto è arrivato a un punto di svolta. L’attivismo di Coinbase, che addirittura acquista ben tre società, dimostra come gli attori del mercato sentano il bisogno di espandersi. La sensazione è che l’assetto attuale stia loro in qualche modo stretto. Si tratta di una dinamica fisiologica e che comunque va a vantaggio degli utenti, che possono sperare in servizi del tutto nuovi.

Il mercato va avanti nonostante tutto. Le iniziative di Coinbase rivelano che il mercato è vitale. Soprattutto, che lo è nonostante i venti istituzionali, che a volte sembrano muoversi in direzione contraria. Il riferimento è alle dichiarazione al vetriolo dei policymaker, ma anche alle azioni concrete messe in atto da alcuni governi (in primis quello sudcoreano e cinese).