Deflussi massicci dagli ETF Bitcoin: cosa sta succedendo

Nell’ultima settimana, gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti per 1,22 miliardi di dollari, segnando il calo settimanale più significativo degli ultimi due mesi, precisamente da novembre 2025. Questo dato riflette un evidente raffreddamento del sentiment istituzionale, con gli investitori rialzisti che non sono riusciti a spingere Bitcoin oltre la soglia psicologica dei 100.000 dollari. La criptovaluta di riferimento, dopo aver toccato un massimo settimanale sopra i 97.000 dollari, ha subito un ribasso di quasi il 9% e attualmente scambia intorno agli 89.000 dollari.

I numeri dei deflussi: analisi dettagliata

Secondo i dati forniti da Farside Investors, i deflussi netti di 1,22 miliardi di dollari si sono concentrati in soli quattro giorni di contrattazione fino al 22 gennaio:

Distribuzione giornaliera dei deflussi

Il 20 gennaio sono usciti dal mercato 479,7 milioni di dollari, seguiti da un’accelerazione il 21 gennaio con ben 708,7 milioni di dollari di prelievi. Il ritmo si è poi notevolmente attenuato durante la sessione del 22 gennaio, con soli 32 milioni di dollari ritirati. Questi deflussi hanno sostanzialmente annullato gli afflussi positivi registrati nella settimana precedente, evidenziando la fragilità della domanda istituzionale.

blank

Oltre 100 giorni di debolezza: un record negativo

La piattaforma di analisi macro Ecoinometrics ha evidenziato un dato particolarmente preoccupante: i flussi degli ETF Bitcoin sono in territorio negativo da oltre 100 giorni consecutivi. Si tratta del periodo più lungo di debolezza della domanda netta mai registrato per questi strumenti finanziari dal loro lancio. Gli analisti della società hanno sottolineato come le rinnovate turbolenze macroeconomiche di questa settimana abbiano interrotto bruscamente la timida ripresa degli afflussi iniziata la settimana scorsa. Questo scenario conferma l’assenza di quella domanda sostenuta necessaria per alimentare un recupero significativo del prezzo di Bitcoin.

Segnali di un possibile minimo locale

Precedenti storici

Storicamente, i forti deflussi dagli ETF Bitcoin hanno spesso coinciso con la formazione di minimi locali di prezzo. A novembre, un deflusso netto di 1,22 miliardi di dollari in quattro giorni si è verificato proprio quando Bitcoin ha toccato un minimo vicino agli 80.000 dollari, per poi rimbalzare sopra i 90.000 dollari nei giorni successivi. Un pattern simile si è manifestato a marzo 2025, in concomitanza con le turbolenze di mercato legate alle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump, quando Bitcoin è sceso fino a circa 76.000 dollari.

Il livello chiave da monitorare

I dati di Glassnode indicano che il costo medio di acquisto per gli investitori in ETF si attesta attualmente a 84.099 dollari. Questo livello ha ripetutamente funzionato come zona di supporto cruciale e rappresenta un riferimento fondamentale per valutare la tenuta del mercato.

Prospettive a breve termine: pressione ribassista in vista

Nonostante i segnali di possibile formazione di un minimo, la pressione sugli investitori potrebbe persistere nel breve periodo. Il trader crypto Ted Pillows ha osservato che Bitcoin ha iniziato a perdere slancio dopo un avvio d’anno promettente. Secondo la sua analisi, Bitcoin ha sovraperformato i mercati azionari la scorsa settimana, ma da allora ha restituito la maggior parte dei guadagni accumulati nel 2026. Il trader ha identificato la fascia tra 87.000 e 87.500 dollari come zona di supporto critica, un livello che potrebbe essere testato prima di qualsiasi movimento rialzista significativo.

Implicazioni per gli investitori

Per chi opera sul mercato delle criptovalute, questi sviluppi suggeriscono cautela nel breve termine. La combinazione di deflussi persistenti dagli ETF, incertezza macroeconomica e perdita di momentum tecnico crea un contesto sfidante. Tuttavia, i precedenti storici indicano che fasi di forte stress sui deflussi hanno spesso preceduto rimbalzi significativi. Gli investitori più esperti potrebbero considerare i livelli di supporto identificati come potenziali zone di accumulo, mantenendo sempre una rigorosa gestione del rischio in un mercato caratterizzato da elevata volatilità.