Escalation geopolitica e reazione tiepida dei mercati al rilascio delle riserve strategiche

Il conflitto in Medio Oriente si sta intensificando rapidamente, ma la risposta dei mercati finanziari all’annuncio del rilascio delle riserve strategiche di petrolio da parte dell’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) è stata sorprendentemente contenuta. L’annuncio, infatti, è risultato carente di dettagli fondamentali: non sono stati specificati né il ritmo delle immissioni sul mercato né la composizione delle riserve da rilasciare. Gli operatori di mercato hanno una comprensione delle conseguenze del conflitto che va ben oltre il semplice impatto sul greggio. Le disruption nelle catene di approvvigionamento coinvolgono anche gas naturale, fertilizzanti, zolfo e urea, rendendo il quadro geo-economico decisamente più complesso di quanto un semplice rilascio di riserve petrolifere possa risolvere.

Nuove indagini commerciali USA: 16 Paesi nel mirino

Ad aggravare ulteriormente il contesto, gli Stati Uniti hanno annunciato l’apertura di indagini commerciali ai sensi della Sezione 301 del Trade Act nei confronti di circa 16 Paesi. Tra i bersagli figurano Cina, Unione Europea, Messico, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Svizzera, Norvegia e diversi altri Paesi dell’Asia orientale. Questa mossa protezionistica aggiunge un ulteriore livello di incertezza a mercati già sotto pressione per le tensioni geopolitiche. Il dollaro statunitense si è rafforzato contro la maggior parte delle valute principali. I mercati azionari sono in calo, i rendimenti obbligazionari in rialzo, mentre il petrolio WTI di aprile e il Brent di maggio hanno superato i massimi della seduta precedente. Oro e argento consolidano con un leggero bias rialzista.

Valute G10: il dollaro domina la scena

EUR/USD sotto pressione: test dei minimi a quattro mesi

L’euro ha proseguito la sua discesa sia nelle sessioni europee che in quelle nordamericane. Dopo aver toccato quasi 1,1560 dollari, le vendite hanno spinto la coppia fino a circa 1,1530. Il minimo a quattro mesi fissato lunedì, poco sopra 1,1505, resta il livello chiave da monitorare. Il quadro tecnico rimane debole e, sebbene gli indicatori di momentum siano in zona di ipervenduto, non mostrano ancora segnali convincenti di inversione al rialzo.

USD/JPY: la soglia critica di 159 yen

Il dollaro si è fermato poco sotto quota 159 yen nella sessione nordamericana, per poi salire fino a quasi 159,25 nella giornata odierna. Questo livello coincide con il massimo del 23 gennaio, quando la Federal Reserve avrebbe verificato i prezzi per conto del Tesoro americano. Nella sessione europea il biglietto verde è scivolato verso i minimi di giornata intorno a 158,65, dove sembra trovare supporto.

Sterlina: sovraperformance rispetto all’euro dall’inizio del conflitto

La sterlina britannica è scesa sotto 1,34 dollari nella sessione nordamericana, senza tuttavia innescare vendite aggressive. Dopo una fase di consolidamento sotto 1,3415, è stata venduta fino a circa 1,3360 durante gli scambi asiatici, per poi recuperare verso l’area di 1,3400 in Europa. Opzioni per quasi 500 milioni di sterline con strike a 1,3375 scadono oggi. Da segnalare la sovraperformance della sterlina rispetto all’euro dall’inizio del conflitto, favorita anche dal cambiamento nelle aspettative di politica monetaria. Il cross EUR/GBP è sceso dal massimo bimestrale di 0,8800 di fine febbraio fino a circa 0,8620, prossimo ai minimi semestrali registrati a inizio febbraio sotto 0,8615.

Amadeux Prop Regulated Broker

Dollaro canadese e australiano: dinamiche contrastanti

Il dollaro USA ha brevemente superato quota 1,36 contro il dollaro canadese, ma il tono consolidativo resta intatto. Opzioni per quasi 400 milioni di dollari con strike a 1,3610 scadono oggi. Un superamento di 1,3615 potrebbe innescare guadagni di breve termine verso l’area 1,3640-1,3650. Il dollaro australiano, dopo aver toccato quasi 0,7190 — il livello più alto dalla metà del 2022 — sta consolidando in un range compreso tra 0,7110 e 0,7160.

Valute emergenti: il peso messicano cede terreno

Peso messicano sotto pressione per l’avversione al rischio

Il clima di risk-off ha penalizzato il peso messicano e la maggior parte delle valute dei mercati emergenti. Il peso ha restituito circa la metà dei guadagni accumulati nelle due sessioni precedenti. Il dollaro ha esteso i rialzi entrando nella fascia di resistenza tra 17,75 e 17,80 pesos, prima di essere venduto in Europa verso i minimi di sessione intorno a 17,64. Opzioni per circa 400 milioni di dollari con strike a 17,61 scadono oggi.

Key to Markets Broker ECN

Yuan cinese stabile: Pechino non approfitta della volatilità

Il dollaro ha consolidato prevalentemente tra 6,86 e 6,88 yuan offshore (CNH), raggiungendo 6,8855 prima di ritracciare. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a 6,8959 yuan (rispetto a 6,8917 del giorno precedente). Un dato significativo: Pechino non sembra sfruttare l’attuale volatilità di mercato per indebolire lo yuan o esercitare pressioni su Taiwan.

Rupia indiana: nuovo record di debolezza

Il dollaro ha raggiunto un nuovo massimo storico contro la rupia indiana, toccando circa 92,3640. Sono emerse segnalazioni di interventi della banca centrale indiana. Le vendite di dollari drenano liquidità in rupie dal sistema bancario, e la Reserve Bank of India ha condotto operazioni di swap in valuta estera per compensare questo effetto.

Mercati azionari e obbligazionari: pressione diffusa

blankblank

Equity in calo su tutti i fronti

I mercati azionari sono sotto pressione generalizzata. L’indice MSCI Asia Pacific è sceso per la prima volta in tre sessioni. Lo Stoxx 600 europeo cede circa lo 0,25%, mentre i futures sugli indici statunitensi segnano ribassi compresi tra lo 0,25% e lo 0,40%.

Rendimenti obbligazionari in rialzo

Il rendimento del Treasury decennale USA è salito di 13 punti base nelle ultime due sessioni, di cui oltre sette nella sola giornata di ieri, attestandosi intorno al 4,22%. Il rendimento del JGB decennale giapponese è salito di 1,5 punti base a quasi il 2,17%, mentre i rendimenti australiani e neozelandesi hanno registrato un balzo di 10 punti base. In Europa, i benchmark decennali sono in rialzo di 1-2 punti base, con il Gilt britannico decennale in aumento di quasi quattro punti base al 4,72%.

Materie prime: petrolio in rialzo, oro in consolidamento

blank

Il WTI sfiora i 96 dollari: il mercato non crede all’IEA

Il WTI di aprile ha aperto in gap rialzista, raggiungendo quasi 96 dollari al barile prima di consolidare sopra i 91 dollari nella sessione europea. Il mercato non è stato convinto dall’annuncio dell’IEA, giudicato troppo vago nei dettagli. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che rilasceranno 172 milioni di barili di petrolio, ma la consegna richiederà 120 giorni. Per dare un termine di paragone, anche durante il rilascio del 2022 seguito all’invasione russa dell’Ucraina, il ritmo non ha mai superato 1,1 milioni di barili al giorno.

Oro e argento: consolidamento con bias rialzista

L’oro si muove in un range contenuto, restando all’interno del range di martedì tra circa 5.118 e 5.239 dollari l’oncia. L’argento è scivolato a un minimo di tre giorni poco sotto gli 84 dollari, per poi recuperare fino ai massimi di sessione vicino a 87,20 dollari nella sessione europea.

Dati macroeconomici in agenda: focus su deficit commerciale USA e lavoro canadese

blank

Stati Uniti: deficit commerciale, sussidi di disoccupazione e patrimonio netto delle famiglie

Oggi gli USA pubblicano il deficit commerciale di gennaio, che dovrebbe attestarsi intorno alla metà del dato di gennaio dello scorso anno (128,3 miliardi di dollari), un valore che era stato eccezionalmente elevato rispetto ai 67-69 miliardi registrati nei due anni precedenti. Le importazioni sono rimaste pressoché invariate lo scorso anno dopo una crescita media dell’1% mensile nel 2024, mentre le esportazioni sono cresciute in media dello 0,5% mensile nel 2025 e dello 0,3% nel 2024. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione si sono attestate a 213.000 unità nelle ultime due settimane, mentre le richieste continuative hanno raggiunto i massimi di otto settimane nella settimana terminata il 20 febbraio (1,868 milioni). Le condizioni meteorologiche avverse hanno probabilmente pesato sui dati relativi ai nuovi cantieri residenziali di gennaio, dopo i rialzi registrati a novembre e dicembre. Infine, verrà pubblicato il dato sul patrimonio netto delle famiglie americane del quarto trimestre 2025. I prezzi delle abitazioni sono scesi in media di meno dello 0,5% nel Q4, il rendimento decennale è salito leggermente nonostante la Fed abbia tagliato i tassi due volte, e l’S&P 500 è cresciuto di quasi il 2,4%. Nonostante il cronico deficit delle partite correnti e un deficit di bilancio superiore al 5% del PIL nel periodo post-Covid, il patrimonio netto delle famiglie statunitensi non è mai stato così elevato. La questione centrale resta la distribuzione della ricchezza, non la sua creazione.

Canada: bilancia commerciale e dati sull’occupazione

Il Canada pubblica oggi la bilancia commerciale di gennaio. Lo scorso anno il Paese ha registrato un deficit commerciale di 31,3 miliardi di dollari canadesi, in forte aumento rispetto ai 7,2 miliardi del 2024 e al deficit di poco inferiore a 1 miliardo del 2023. Domani saranno pubblicati i dati sull’occupazione di febbraio: sarà difficile replicare l’eccellente rapporto di gennaio, che ha visto il tasso di disoccupazione scendere al 6,5% dal 6,8% con 45.000 nuovi posti di lavoro a tempo pieno creati. Tuttavia, il tasso di partecipazione è scivolato al 65% dal 65,4%, eguagliando il minimo da gennaio 2021.

Australia: aspettative di inflazione in rialzo, possibile stretta monetaria

Le aspettative di inflazione al consumo misurate dal Melbourne Institute australiano sono salite al 5,2% dal 5,0% di febbraio, raggiungendo il livello più alto degli ultimi tre anni. Questo dato mantiene elevate le aspettative per un rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia la prossima settimana. Il mercato dei futures sconta una probabilità di circa il 66% di un aumento, in netto rialzo rispetto all’11% circa registrato a fine mese scorso.

Prospettive per i trader: navigare tra geopolitica e protezionismo

Il quadro attuale presenta una combinazione particolarmente insidiosa di rischi geopolitici e commerciali. L’escalation in Medio Oriente, unita alle nuove indagini commerciali statunitensi contro 16 Paesi, crea un ambiente di elevata incertezza che favorisce il dollaro come valuta rifugio e mantiene sotto pressione gli asset rischiosi. I trader dovrebbero monitorare con attenzione i livelli tecnici chiave sulle principali coppie valutarie, in particolare EUR/USD intorno a 1,1505 e USD/JPY nell’area di 159, dove eventuali rotture potrebbero innescare movimenti direzionali significativi. Sul fronte delle materie prime, la disconnessione tra l’annuncio dell’IEA e la reazione del mercato petrolifero suggerisce che gli operatori ritengono insufficienti le misure adottate rispetto alla portata delle disruption in corso.