La nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve

Donald Trump ha ufficializzato la nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. L’annuncio, atteso da mesi, ha provocato una reazione contenuta sui mercati: i futures, dopo un calo notturno, hanno recuperato parte delle perdite senza però tornare in territorio positivo. Questa risposta misurata rappresenta forse il verdetto più significativo sull’uomo che si appresta ad assumere la carica economica più influente degli Stati Uniti. Warsh sostituirà Jerome Powell alla scadenza del suo mandato, prevista per maggio. La sua nomina conclude una competizione durata mesi, che ha visto in lizza anche Kevin Hassett, consigliere economico della Casa Bianca, il governatore della Fed Christopher Waller e Rick Rieder, figura di spicco di Wall Street.

Il paradosso di un critico moderato

La percezione di Warsh come figura relativamente moderata appare paradossale, considerando il suo passato di critico della Fed e le sue dichiarazioni a favore di un “cambio di regime” nella politica monetaria. Eppure i mercati lo hanno accolto come un elemento stabilizzatore.

Un profilo complesso per gli investitori

Questa apparente contraddizione si spiega analizzando le aspettative degli investitori. Warsh si è recentemente allineato alla preferenza di Trump per tassi più bassi, ma è anche noto per la sua cautela verso stimoli monetari eccessivi. In sostanza, potrebbe tagliare i tassi senza però inondare il sistema di liquidità in modo indiscriminato. Trump ha elogiato Warsh definendolo “perfetto per il ruolo” e prevedendo che diventerà “uno dei più grandi presidenti della Fed, forse il migliore”. Un complimento così enfatico da risultare sospetto: quando Trump loda qualcuno con tale intensità, generalmente si aspetta qualcosa in cambio.

Key to Markets Broker ECN

Le pressioni politiche sulla banca centrale americana

Le aspettative del presidente sono chiare: vuole tassi più bassi e li vuole rapidamente. Trump ha attaccato ripetutamente la Fed per non aver ceduto alle sue richieste. In agosto ha nominato Stephen Miran, consigliere della Casa Bianca, al board della Fed, dove è diventato un sostenitore di tagli aggressivi ai tassi.

Lo scontro istituzionale in corso

Trump ha inoltre tentato di rimuovere la governatrice Lisa Cook, una battaglia ora al vaglio della Corte Suprema. A gennaio, il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine penale su Powell, un’azione che lo stesso Powell ha definito un pretesto per influenzare le decisioni di politica monetaria. In questo contesto, la nomina di Warsh viene interpretata, paradossalmente, come una de-escalation. Il suo curriculum include un mandato come governatore della Fed dal 2006 al 2011, durante la crisi finanziaria, quando espresse preoccupazioni sul fatto che gli acquisti massicci di obbligazioni avrebbero alimentato l’inflazione.

La visione economica di Warsh

blankblank

Warsh sostiene che ridurre il bilancio della Fed permetterebbe di reindirizzare la liquidità in eccesso verso l’economia reale attraverso un abbassamento dei tassi di riferimento. Ha inoltre criticato la banca centrale per aver sottovalutato la crescita della produttività, in particolare quella alimentata dall’intelligenza artificiale.

Il nodo dell’intelligenza artificiale sui mercati

L’AI potrebbe effettivamente aumentare la produttività, ma rischia anche di creare bolle speculative e allocazioni inefficienti del capitale. I mercati stanno visibilmente lottando con questa dinamica: Microsoft ha perso il 10% dopo risultati deludenti nel segmento cloud, innescando un sell-off più ampio. Il Nasdaq è sceso oltre il 2% intraday prima di chiudere a -0,7%. Gli investitori continuano a interrogarsi sulla stessa domanda scomoda: gli enormi investimenti in AI si tradurranno mai in profitti reali o solo in fatture impressionanti? Il caos ha evidenziato una frattura crescente: i produttori di chip e le aziende “picks-and-shovels” dell’AI appaiono indispensabili, mentre i titoli software vengono improvvisamente trattati come potenzialmente obsoleti.

L’inflazione non coopera con la politica

Il Producer Price Index di dicembre non è solo risultato superiore alle attese, ma si è rivelato politicamente scomodo. I prezzi alla produzione sono aumentati del 3,0% su base annua (contro il 2,8% stimato) e dello 0,5% su base mensile (rispetto allo 0,2% previsto).

blank

Un test immediato per il nuovo presidente

Il PPI è un indicatore anticipatore: riflette le pressioni sui prezzi all’interno delle catene di approvvigionamento e delle strutture di costo aziendali prima che raggiungano i consumatori. Questo dato dimostra che la narrativa della “missione compiuta” sull’inflazione è ancora prematura. Per Warsh, questo rappresenta un banco di prova immediato: si può credere in un miracolo di produttività guidato dall’AI e contemporaneamente ammettere che i prezzi stanno salendo adesso. Se è serio riguardo al “cambio di regime”, il suo primo test non sarà teorizzare sul bilancio della Fed, ma dimostrare di saper navigare un’inflazione che rifiuta di cooperare con la politica, le previsioni o il pensiero desiderante.

Il dilemma dell’indipendenza della Fed

Warsh potrebbe rassicurare i mercati oggi perché appare meno malleabile rispetto ad altri candidati. Tuttavia, viene comunque insediato da un presidente che ha apertamente tentato di dominare l’istituzione. Se confermato, affronterà quasi immediatamente un test definitivo: tratterà le richieste di Trump come indicazioni o come interferenze? La risposta a questa domanda determinerà non solo il futuro della politica monetaria americana, ma anche la credibilità dell’indipendenza della Federal Reserve agli occhi dei mercati globali.