Mercati valutari scossi dalle nomine alla Bank of Japan
Il dollaro statunitense ha subito una pressione ribassista iniziale durante il discorso sullo Stato dell’Unione del Presidente Trump. Tuttavia, contro la maggior parte delle valute del G10, il biglietto verde è rimasto all’interno di range consolidati, sostenuti anche da un fitto calendario di scadenze opzioni. Le eccezioni significative sono state due: lo yen giapponese e il dollaro australiano, protagonisti di movimenti marcati legati a fattori fondamentali specifici.
Yen giapponese sotto pressione: le nomine dovish alla BOJ cambiano lo scenario
Lo yen è scivolato ai minimi delle ultime due settimane dopo l’annuncio della Premier Takaichi di due nomine considerate fortemente accomodanti per il board della Bank of Japan. I nuovi membri sostituiranno colleghi i cui mandati scadono rispettivamente a fine marzo e fine giugno. Questa mossa ha rafforzato la percezione che il governo giapponese intenda mantenere una politica monetaria espansiva, frenando qualsiasi tentativo della BOJ di procedere con ulteriori rialzi dei tassi.
Impatto su cambi e obbligazioni giapponesi
Il dollaro è salito fino a quasi JPY 156,80, sostenuto anche dalla domanda legata alle opzioni — circa 2,85 miliardi di dollari in opzioni con strike a JPY 156 in scadenza nella giornata. Lo yen ha registrato il quinto calo nelle ultime sei sedute. Il prossimo obiettivo tecnico per il cambio USD/JPY si colloca nell’area JPY 157,55-157,75. Sul fronte obbligazionario, i JGB (Japanese Government Bonds) hanno subito vendite significative. Il rendimento del decennale giapponese è salito di quasi cinque punti base, quello del trentennale di sette punti base e il quarantennale ha registrato un balzo di nove punti base. Il mercato obbligazionario ha chiaramente interpretato le nomine come un segnale negativo per la credibilità della normalizzazione monetaria della BOJ.
Nikkei ai massimi storici
In netto contrasto con il mercato obbligazionario, l’azionario giapponese ha reagito con entusiasmo. Il Nikkei è balzato del 2,2%, raggiungendo un nuovo massimo storico. La prospettiva di tassi bassi più a lungo ha alimentato gli acquisti su titoli azionari, in un contesto in cui tutte le principali borse asiatiche hanno chiuso in rialzo. Corea del Sud e Taiwan hanno esteso i rispettivi rally, con performance da inizio anno rispettivamente del 44% e del 22%. Nonostante le nomine dovish, il mercato degli swap continua a prezzare quasi 58 punti base di stretta monetaria per l’anno in corso, in aumento di circa sei punti base rispetto alla settimana precedente. Questo suggerisce che gli operatori non escludono del tutto ulteriori rialzi, ma il percorso appare ora più incerto e politicamente condizionato.
Dollaro australiano in testa al G10 dopo l’inflazione sopra le attese
L’Australia ha pubblicato un dato sull’inflazione di gennaio stabile al 3,8% su base annua, confermandosi al vertice tra le economie del G10 per pressioni inflazionistiche. La misura trimmed mean è salita al 3,4% dal 3,3% precedente, segnalando una persistenza delle pressioni sui prezzi sottostanti. Questi dati hanno spinto il mercato a rafforzare le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia: i futures prezzano ora una probabilità di quasi il 90% per un intervento già alla riunione di inizio maggio. Il dollaro australiano si è affermato come la valuta più forte del G10 nella seduta, toccando un nuovo massimo settimanale poco sopra $0,7115 prima di incontrare resistenza. Opzioni per 2,5 miliardi di dollari australiani con strike a $0,7100 in scadenza nella giornata hanno contribuito a contenere il rialzo.
Euro, sterlina e dollaro canadese: range stretti e opzioni dominanti
Euro stabile sotto $1,18
L’euro ha continuato a muoversi in un range ristretto, compreso tra circa $1,1745 e $1,1835, consolidando dopo la decisione tariffaria di venerdì scorso. Durante il discorso di Trump, la moneta unica ha brevemente superato quota $1,18, per poi ritracciare. Opzioni per quasi 3 miliardi di euro con strike a quel livello in scadenza nella giornata hanno agito da magnete, limitando la direzionalità.
Sterlina in equilibrio
La sterlina britannica ha oscillato marginalmente su entrambi i lati del range di lunedì, chiudendo sostanzialmente invariata. Il massimo di seduta, poco sopra $1,3535, è stato registrato in prossimità della chiusura europea. Opzioni per 450 milioni di sterline a $1,3550 in scadenza hanno contribuito a definire il tetto del range.
Dollaro canadese vicino ai massimi mensili
Il dollaro USA ha eguagliato il massimo mensile contro il dollaro canadese in area CAD 1,3725, per poi consolidare in un range ristretto. Opzioni per circa 475 milioni di dollari a CAD 1,37 in scadenza hanno ancorato i prezzi. Il prossimo target tecnico si colloca intorno a CAD 1,3760.
Mercati emergenti: peso messicano e yuan cinese sotto i riflettori
Peso messicano contenuto dalle opzioni
Il peso messicano ha visto formarsi una resistenza per il dollaro poco sopra MXN 17,30, rafforzata da opzioni per quasi 1 miliardo di dollari tra MXN 17,29 e MXN 17,30 in scadenza. Dopo aver testato questo livello, il biglietto verde è arretrato fino a quasi MXN 17,1475, stabilizzandosi sotto MXN 17,20. Un supporto solido si è formato nell’area MXN 17,08-17,10. Sul fronte macroeconomico, il Messico potrebbe riportare il primo surplus di partite correnti per due trimestri consecutivi dalle distorsioni pandemiche del 2020. Tuttavia, per l’intero anno il deficit dovrebbe attestarsi sotto lo 0,75% del PIL, un livello significativamente inferiore rispetto ad altre grandi economie latinoamericane come Brasile (~3-4%), Colombia (~1,5-3%) e Cile (~2,5%).
Yuan offshore in rafforzamento
Lo yuan offshore (CNH) si è apprezzato, con il dollaro sceso sotto CNH 6,8620. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY 6,9321, il livello più basso da maggio 2023, inviando un segnale di sostegno alla valuta cinese. Tuttavia, le tensioni commerciali restano un fattore di rischio: Pechino ha avvertito che nuove indagini potrebbero mettere fine alla tregua tariffaria con gli Stati Uniti.
Oro, argento e petrolio: tensioni geopolitiche sostengono i prezzi
Le tensioni geopolitiche continuano a influenzare i mercati delle materie prime. Il Presidente Trump ha minacciato l’Iran durante il suo discorso, alimentando l’incertezza.
Metalli preziosi
L’oro si mantiene solido sopra i $5.100, pur non riuscendo a consolidare stabilmente sopra i $5.200. Il metallo giallo sta consolidando all’interno del range della seduta precedente. L’argento ha invece superato i $91 per la prima volta in quasi tre settimane, trovando supporto in area $89,50 dopo le prese di profitto della mattinata europea.
Petrolio in consolidamento
Il WTI con consegna ad aprile oscilla tra $65,45 e $66,60, intrappolato tra l’aumento delle scorte statunitensi e la minaccia di un’azione militare americana contro l’Iran. Il greggio trattava poco sotto i $66 nella tarda mattinata europea.
Rendimenti obbligazionari globali e agenda macro
I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono in rialzo su scala globale. Il Treasury decennale USA si attesta in prossimità del 4,05%. I rendimenti europei sono leggermente più alti, con il Gilt britannico in aumento di quasi due punti base. Lo Stoxx 600 europeo guadagna circa lo 0,5%, mentre i futures sugli indici statunitensi segnano rialzi tra lo 0,1% e lo 0,2%.
Prossimi appuntamenti
Il calendario economico statunitense resta leggero per il resto della settimana. Sono attesi gli interventi dei membri della Fed Barkin, Schmid e Musalem. Il Tesoro USA collocherà titoli a tasso variabile a due anni e 70 miliardi di dollari in note quinquennali. In Giappone, la scorsa settimana il CPI core è sceso al target del 2,0% per la prima volta da gennaio 2024, mentre i prezzi alla produzione dei servizi sono cresciuti del 2,6% su base annua a gennaio, in linea con il ritmo di dicembre, il più lento da marzo 2024. Questi dati aggiungono complessità al quadro della politica monetaria giapponese, in un momento in cui le pressioni politiche sulla BOJ si intensificano.

