L’arresto di Maduro scuote i mercati, ma l’entusiasmo si scontra con i fondamentali
I mercati finanziari hanno reagito con iniziale euforia agli sviluppi drammatici in Venezuela, per poi tornare rapidamente con i piedi per terra. La realtà è semplice: i pozzi petroliferi non si riempiono da soli e le crisi geopolitiche raramente offrono chiarezza nei bilanci aziendali. I titoli del settore energy e della difesa hanno vissuto il loro momento di gloria, mentre il resto del mercato ha cercato appigli più solidi tra dati sull’occupazione, materie prime e decisioni delle banche centrali. Il risultato è un mercato intrappolato tra ottimismo sfrenato e prudenza contabile, con l’entusiasmo che ancora una volta corre più veloce della realtà.
Venezuela: le promesse di Trump e la risposta dei mercati energetici
I mercati globali stanno ancora cercando di decifrare le reali implicazioni dell’operazione in Venezuela per il settore petrolifero e azionario. Donald Trump ha promesso che le compagnie americane contribuiranno a rilanciare le enormi riserve di greggio venezuelane, e la sua amministrazione ha programmato incontri con i vertici delle major petrolifere per discutere l’incremento della produzione.
Rally dei titoli energetici
Lunedì i titoli energetici hanno registrato rialzi significativi, con gli investitori che hanno iniziato a immaginare uno scenario in cui le aziende statunitensi possano finalmente accedere a barili rimasti bloccati per anni da sanzioni e cattiva gestione. Exxon Mobil e Chevron hanno chiuso in territorio positivo, mentre SLB ha guadagnato oltre l’1%. Il Dow Jones Industrial Average ha toccato un nuovo record storico, attestandosi a circa il 2% dalla soglia psicologica dei 50.000 punti.
Il settore difesa cavalca l’onda geopolitica
L’altro comparto a beneficiare logicamente degli eventi del fine settimana è stato quello della difesa. I principali contractor statunitensi come Northrop Grumman e General Dynamics hanno registrato guadagni consistenti. In Europa, lo stesso trend ha interessato BAE Systems, Rheinmetall e Thales, tutti in rialzo di oltre il 4%. Le aziende del settore difesa hanno già capitalizzato sul trend di riarmo globale innescato dall’invasione russa dell’Ucraina. Nella seconda metà del 2025, i loro titoli avevano subito un raffreddamento sulla scia delle speranze di pace in Ucraina. Ma l’attuale realtà geopolitica e la nuova dottrina statunitense hanno riacceso l’interesse per un settore che i gestori considerano ormai imprescindibile nei portafogli.
La realtà dietro il sogno petrolifero venezuelano
Gli investitori più accorti sanno che il boom petrolifero venezuelano resta per ora un miraggio. L’industria petrolifera del paese versa in condizioni critiche, e anche gli analisti più ottimisti ammettono che servirebbero molti anni prima che il Venezuela possa tornare a pompare quantità significative di greggio. Non a caso, già martedì mattina i futures avevano iniziato a raffreddarsi.
Volatilità sulle materie prime
Oltre al petrolio, la vicenda Maduro ha aggiunto un ulteriore strato di volatilità al mercato delle commodities. I prezzi del greggio oscillano mentre i trader bilanciano il rischio geopolitico con il timore concreto di un eccesso di offerta. A complicare il quadro, l’Arabia Saudita ha tagliato per il terzo mese consecutivo il prezzo del suo greggio di riferimento Arab Light destinato all’Asia, un chiaro segnale di cautela sulla domanda. I metalli preziosi hanno beneficiato dell’incertezza: l’oro ha esteso i guadagni mentre gli investitori cercavano rifugio, sebbene gli analisti avvertano che il ribilanciamento degli indici sulle commodities potrebbe presto spingere i fondi passivi a ridurre le posizioni, dopo la migliore performance annuale dell’oro dal 1979.
Focus sul mercato del lavoro USA
L’attenzione si sposta ora sul mercato del lavoro americano, con il rapporto sui nonfarm payrolls di dicembre atteso per venerdì. Gli economisti intervistati dal Wall Street Journal prevedono la creazione di 73.000 posti di lavoro, in aumento rispetto ai 64.000 di novembre. I numeri assumono un’importanza superiore al solito dopo che il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha invitato alla cautela a dicembre riguardo a ulteriori tagli dei tassi, in attesa di evidenze più chiare sulla salute dell’occupazione.
Movimenti corporate e corsa all’intelligenza artificiale
Acquisizioni nel settore energetico
Nel comparto energy, Vistra ha annunciato l’acquisizione di Cogentrix Energy da Quantum Capital Group per circa 4,7 miliardi di dollari.
La battaglia dei chip AI si intensifica
Nel settore tecnologico, la corsa agli armamenti nell’intelligenza artificiale prosegue a ritmi quasi atletici: Intel ha lanciato Panther Lake, il nuovo chip AI per laptop e primo prodotto realizzato con il processo produttivo di nuova generazione 18A, sostenendo il titolo in borsa. AMD ha presentato i chip Instinct MI440X e successivamente il prossimo MI455, che vanta il 70% di transistor in più e 400 gigabyte di memoria HBM4 ultraveloce, nel tentativo di sfidare più seriamente Nvidia. Nvidia, dal canto suo, sta accelerando i tempi: i sistemi server AI Vera Rubin saranno disponibili nella seconda metà dell’anno, prima del previsto. Anche Dell sta ripensando la propria strategia, rilanciando la linea XPS dopo aver ammesso di essersi concentrata eccessivamente sui dispositivi commerciali premium. Microchip Technology ha alzato le previsioni di fatturato grazie a ordini robusti, facendo schizzare il titolo.
Salario minimo e scenario politico venezuelano
Nel frattempo, 19 stati americani hanno aumentato il salario minimo dall’inizio dell’anno, incrementando la paga di circa 8,3 milioni di lavoratori e portando 30 stati ad avere soglie superiori ai 7,25 dollari l’ora federali. In Venezuela, le ripercussioni politiche sono appena iniziate. La nuova leader del paese, Delcy Rodríguez, sta cercando di placare sia i residui della linea dura del regime di Maduro sia il presidente Trump: un equilibrismo decisamente complesso.
Scenario macroeconomico e materie prime
Il focus macroeconomico odierno è sui dati sull’inflazione di dicembre in diversi paesi europei. Sul fronte delle commodities, il rame ha superato per la prima volta la soglia dei 13.000 dollari per tonnellata. Il metallo industriale è diventato protagonista degli ultimi mesi, trainato dalla domanda esplosiva legata alla costruzione di data center. La speculazione è stata alimentata anche dalle aziende statunitensi che stanno accumulando scorte in previsione della minaccia dell’amministrazione Trump di imporre dazi sui metalli raffinati.

