Wall Street inverte la rotta: l’S&P 500 chiude in positivo dopo il crollo intraday

La seduta di lunedì sui mercati americani si è trasformata in una delle più spettacolari inversioni di tendenza degli ultimi mesi. L’S&P 500 ha chiuso con un rialzo dello 0,4%, dopo aver toccato un minimo di giornata con perdite fino all’1,5%. Il Dow Jones Industrial Average ha aggiunto 97 punti (+0,2%), recuperando da un crollo intraday di quasi 900 punti, mentre il Nasdaq Composite ha messo a segno un balzo dell’1%. Il catalizzatore di questa inversione è stato un commento del presidente Donald Trump, il quale ha dichiarato a un reporter della CBS News — in un messaggio poi condiviso su X — che “la guerra è praticamente conclusa”. Trump ha aggiunto che l’Iran non dispone più di marina, comunicazioni né aviazione, e che gli Stati Uniti sono “molto avanti” rispetto alla tempistica inizialmente prevista di quattro-cinque settimane per le operazioni militari.

Crollo del petrolio: il WTI perde il 9% dopo aver superato i 100 dollari

Le dichiarazioni presidenziali hanno avuto un impatto immediato e devastante sul mercato petrolifero. Il West Texas Intermediate (WTI) è crollato del 9%, attestandosi a 81 dollari al barile, dopo aver toccato nelle contrattazioni notturne un massimo superiore ai 119 dollari — il primo superamento della soglia dei 100 dollari dal 2022, quando i mercati reagivano all’invasione russa dell’Ucraina. Il Brent, benchmark internazionale, ha registrato un calo dell’8%, scendendo a 84 dollari al barile. Vale la pena ricordare che i prezzi del petrolio americano avevano iniziato l’anno sotto i 60 dollari al barile, rendendo l’entità della volatilità ancora più significativa.

Lo Stretto di Hormuz e il taglio della produzione mediorientale

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L’impennata dei prezzi petroliferi era stata innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il transito del greggio. I principali produttori mediorientali hanno drasticamente ridotto la loro produzione: il Kuwait ha annunciato tagli senza specificarne l’entità, mentre l’Iraq avrebbe subito un crollo della produzione stimato intorno al 70%. Trump ha inoltre dichiarato che le navi stanno ora transitando nuovamente attraverso lo Stretto di Hormuz e che sta “valutando di prenderne il controllo”, un’affermazione che aggiunge ulteriore incertezza geopolitica alla situazione.

Il G7 si mobilita: riunione d’emergenza sulle riserve strategiche

I ministri dell’energia del G7 — Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti — hanno programmato una riunione virtuale per martedì mattina per discutere un eventuale rilascio coordinato delle riserve petrolifere strategiche. I ministri delle finanze si erano già riuniti lunedì per valutare l’opzione, senza tuttavia giungere a una decisione definitiva. Per l’Italia, un eventuale rilascio delle riserve rappresenterebbe un tema particolarmente sensibile, data la forte dipendenza energetica del Paese dalle importazioni di greggio.

Il settore dei semiconduttori sostiene il rimbalzo del Nasdaq

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Oltre al fattore geopolitico, il recupero dei mercati è stato sostenuto da una ripresa dei titoli tecnologici, in particolare nel comparto dei semiconduttori. Broadcom ha guadagnato oltre il 3%, mentre Micron Technology e Advanced Micro Devices (AMD) hanno registrato rialzi del 2% ciascuna. Nvidia ha chiuso con un progresso di quasi l’1%. Questo movimento suggerisce che gli investitori stanno cercando di riposizionarsi su settori growth, scommettendo su una risoluzione rapida del conflitto e un ritorno alla normalità dei mercati energetici.

Lo scenario macro: tra rischio stagflazione e mandato della Fed

La soglia dei 100 dollari al barile era considerata da molti analisti di Wall Street come un punto di rottura per l’economia, a meno che il conflitto non si risolvesse rapidamente con un conseguente ritracciamento dei prezzi. Lo stesso Trump aveva scritto domenica sera che l’aumento dei prezzi del petrolio nel breve termine rappresentava “un prezzo molto piccolo da pagare” per eliminare la minaccia nucleare iraniana.

Il rischio di uno scenario anni ’70

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Ed Yardeni, presidente e chief investment strategist di Yardeni Research, ha lanciato un avvertimento significativo: “Non possiamo escludere un bear market se gli investitori iniziano ad anticipare uno scenario di stagflazione simile a quello degli anni ’70”. Secondo Yardeni, se lo shock petrolifero dovesse persistere, il doppio mandato della Federal Reserve — stabilità dei prezzi e piena occupazione — si troverebbe intrappolato tra il rischio crescente di inflazione più elevata e un aumento della disoccupazione. Questo scenario richiama alla mente la crisi petrolifera del 1973-1974, quando l’embargo dell’OPEC provocò una spirale inflazionistica che mise in ginocchio le economie occidentali. Per i mercati europei e per l’Italia in particolare, un prolungamento del conflitto potrebbe tradursi in un ulteriore deterioramento delle condizioni economiche, già messe alla prova dalla politica monetaria restrittiva della BCE.

Cosa osservano gli investitori: segnali dal mercato energetico

Un’analisi interessante arriva da John Luke Tyner, portfolio manager e responsabile del reddito fisso di Aptus Capital Advisors. Secondo Tyner, il fatto che i titoli energetici abbiano registrato movimenti solo marginali durante la seduta — nonostante l’iniziale impennata del greggio — è un segnale che il mercato sta ancora scontando una risoluzione rapida del conflitto. “Il mercato sta ancora prezzando che questa situazione sarà di breve durata”, ha spiegato Tyner. Tuttavia, ha aggiunto un indicatore chiave da monitorare: un eventuale rialzo improvviso del 10-15% dello State Street Energy Select Sector SPDR ETF (XLE) significherebbe che il mercato sta iniziando a prezzare un conflitto prolungato, con forniture petrolifere bloccate o distrutte.

Livelli tecnici da monitorare sull’S&P 500

Se la guerra dovesse protrarsi oltre le aspettative, Tyner ha indicato che un drawdown dell’S&P 500 verso quota 6.200 non sarebbe da escludere. Si tratta di un livello che rappresenterebbe una correzione significativa rispetto ai valori attuali e che potrebbe innescare ulteriori vendite da parte degli investitori istituzionali. Per i trader e gli investitori che operano sui mercati globali, i prossimi giorni saranno cruciali: le dichiarazioni di Trump, l’esito della riunione del G7 sull’energia e l’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz determineranno la direzione dei mercati nel breve termine. La volatilità resta elevata, e la prudenza nella gestione del rischio appare più che mai necessaria.