Inflazione all’ingrosso in forte accelerazione negli Stati Uniti
I dati pubblicati dal Bureau of Labor Statistics hanno sorpreso negativamente i mercati, evidenziando un’accelerazione dei prezzi alla produzione ben superiore alle previsioni degli analisti. Il Producer Price Index (PPI) core, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, ha registrato un incremento mensile dello 0,8% su base destagionalizzata nel mese di gennaio, più che raddoppiando il consenso di mercato fissato allo 0,3% e superando nettamente il +0,6% registrato a dicembre. Anche il PPI complessivo (headline) ha mostrato una dinamica più robusta del previsto, con un rialzo dello 0,5% mensile contro lo 0,3% atteso e il +0,4% del mese precedente. Questi numeri ridimensionano le speranze di un rapido rientro dell’inflazione verso l’obiettivo della Federal Reserve.
Dati annuali lontani dal target della Fed
Su base annua, il quadro appare ancora più preoccupante per chi sperava in un allentamento delle pressioni inflazionistiche. Il PPI core è salito del 3,6%, mentre l’indice complessivo ha registrato un incremento del 2,9%. Entrambi i valori si collocano significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve, confermando che le pressioni sui prezzi restano un fattore strutturale nell’economia statunitense.
I servizi trainano il rialzo dei prezzi
L’analisi delle componenti rivela che il principale motore dell’accelerazione è stato il settore dei servizi, con un aumento mensile dello 0,8%, il più elevato da luglio 2025. Oltre il 20% dell’incremento nei servizi è attribuibile ai margini nel comparto della distribuzione all’ingrosso di attrezzature professionali e commerciali. I prezzi dei servizi commerciali (trade services) hanno registrato un balzo del 2,5%, amplificando ulteriormente le pressioni inflazionistiche a livello wholesale.
Beni in calo, ma con eccezioni significative
Sul fronte dei beni, il quadro è più sfumato. I prezzi complessivi dei beni sono scesi dello 0,3%, grazie al calo dei costi energetici e alimentari. Tuttavia, il PPI core dei beni è salito dello 0,7%, segnalando pressioni sottostanti tutt’altro che trascurabili. Particolarmente rilevante il rialzo dei prezzi dei metalli (+4,8%), un dato che riflette le tensioni sulle materie prime industriali e potenziali effetti a catena lungo le filiere produttive.
Implicazioni per la politica monetaria della Federal Reserve
Questi dati rappresentano un elemento di forte cautela per la Federal Reserve, che si trova a bilanciare la necessità di sostenere la crescita economica con l’imperativo di contenere l’inflazione. Le pressioni sui prezzi alla produzione, spesso considerate un indicatore anticipatore dell’inflazione al consumo, suggeriscono che il percorso verso la stabilità dei prezzi è ancora lungo. I mercati continuano a scontare una pausa prolungata nei tagli dei tassi di interesse, con la maggior parte degli operatori che non prevede interventi significativi prima dell’estate. Questa prospettiva si scontra con le ripetute richieste dell’amministrazione Trump per una riduzione del costo del denaro, creando un potenziale punto di frizione tra politica monetaria e politica fiscale.
L’effetto dei dazi sulle dinamiche inflazionistiche
Un aspetto particolarmente rilevante per i mercati riguarda l’impatto dei dazi commerciali imposti dall’amministrazione Trump. Nei dati PPI di gennaio sono già visibili segnali dell’effetto tariffario, con rialzi negli indici relativi all’abbigliamento e ad altri beni, inclusi i componenti intermedi utilizzati nelle catene di produzione. Nonostante il presidente Trump abbia più volte dichiarato che l’inflazione è sotto controllo, gli economisti temono che le politiche protezionistiche possano alimentare ulteriori pressioni sui prezzi. I funzionari della Fed hanno finora valutato l’impatto dei dazi come temporaneo, ma i dati più recenti potrebbero indurre una revisione di questa posizione.
Lo scenario legale e le prospettive sui dazi
Sul piano giuridico, la Corte Suprema ha bocciato il tentativo dell’amministrazione di utilizzare poteri d’emergenza per implementare i dazi. Tuttavia, il presidente ha fatto riferimento ad altre basi legali che consentirebbero comunque l’applicazione delle tariffe, mantenendo elevata l’incertezza per imprese e investitori.
Cosa significa per i mercati finanziari
La reazione immediata dei mercati è stata negativa: i futures sugli indici azionari hanno ampliato le perdite subito dopo la pubblicazione del report. Per gli operatori del forex, il dato rafforza il dollaro nel breve termine, poiché riduce le aspettative di un taglio anticipato dei tassi da parte della Fed. Per gli investitori, il messaggio è chiaro: l’inflazione negli Stati Uniti non è ancora stata domata. Le pressioni sui prezzi alla produzione, combinate con l’incertezza legata ai dazi e alle politiche commerciali, rendono il contesto macroeconomico particolarmente complesso. Monitorare i prossimi dati sul CPI (Consumer Price Index) e le dichiarazioni dei membri del FOMC sarà fondamentale per anticipare le prossime mosse della banca centrale americana e il loro impatto su equity, obbligazioni e valute.
