Il Greggio Tocca i Massimi da Settembre: Speculatori Puntano sull’Iran

I futures sul petrolio greggio leggero hanno registrato un significativo rialzo nella sessione odierna, raggiungendo quota $61,83, il livello più alto dallo scorso settembre. Il mercato si trova ora in una zona tecnica cruciale: dopo aver superato due medie mobili importanti e una serie di massimi oscillanti, la prossima resistenza significativa si colloca a $64,75. Alle 15:08 GMT, il WTI Crude Oil viene scambiato a $61,50, in rialzo di $0,57 pari al +0,94%.

Breakout Tecnico Completato, Ma i Fondamentali Raccontano Altra Storia

Con l’eliminazione di tutte le resistenze tecniche di breve termine questa settimana, sia attraverso ricoperture di posizioni short che nuovi acquisti speculativi, gli operatori attendono ora l’evoluzione degli eventi geopolitici. I venditori allo scoperto avevano costruito le loro posizioni basandosi su dati concreti che evidenziavano un eccesso di offerta globale. I nuovi acquirenti, invece, scommettono su potenziali interruzioni delle forniture iraniane.

I Dati API Rivelano Accumuli Significativi di Scorte

Il quadro dell’offerta presenta tuttavia una realtà differente. L’American Petroleum Institute (API) ha comunicato incrementi sostanziali nelle scorte statunitensi di greggio e prodotti raffinati. Le scorte di petrolio negli Stati Uniti, primo consumatore mondiale, sono aumentate di 5,23 milioni di barili nella settimana conclusasi il 9 gennaio. Le scorte di benzina hanno registrato un balzo di 8,23 milioni di barili, mentre quelle di distillati sono cresciute di 4,34 milioni di barili rispetto alla settimana precedente. Questi dati avrebbero potuto frenare il rally, ma non hanno impedito agli acquirenti speculativi, con gli occhi puntati sugli sviluppi in Iran, di sostenere i prezzi.

Il Ritorno del Petrolio Venezuelano sul Mercato USA

Un altro fattore potenzialmente ribassista riguarda il Venezuela. Il paese membro dell’OPEC ha iniziato a invertire i tagli alla produzione imposti dall’embargo statunitense, con la ripresa delle esportazioni di greggio. Secondo fonti di mercato, due superpetroliere cariche di circa 1,8 milioni di barili ciascuna sono dirette verso gli Stati Uniti. Si tratta probabilmente delle prime consegne di un accordo da 50 milioni di barili tra Venezuela e USA. Questo rappresenta il lato potenzialmente ribassista dell’equazione: il petrolio sta fluendo regolarmente e non si registrano interruzioni nell’approvvigionamento.

L’Iran Resta l’Incognita Principale

Sul versante speculativo, l’ipotesi è che le tensioni in Iran possano intensificarsi fino a coinvolgere le aree di produzione petrolifera del paese. Tuttavia, salvo interventi militari esterni, appare improbabile che le proteste interne possano causare disruzioni significative, considerando la risposta muscolare del governo iraniano nelle principali città.

Scenario di Intervento Militare USA

Se gli Stati Uniti dovessero intraprendere un’azione militare con conseguente interruzione della produzione iraniana, lo scenario cambierebbe radicalmente. L’Iran produce attualmente tra 3,2 e 3,5 milioni di barili al giorno. In questo caso, la perdita di greggio iraniano potrebbe compensare nel breve termine l’afflusso di petrolio venezuelano, annullando tale beneficio nell’arco di circa un mese.

La Sfida tra Speculazione e Realtà di Mercato

Il mercato resta dominato dalla componente speculativa. La domanda cruciale è: quanto a lungo può durare un rally basato su eventi che non si sono ancora verificati, di fronte alla realtà di un’offerta abbondante? Gli operatori si interrogano se i capitali speculativi saranno sufficienti a sostenere i prezzi, o se investitori istituzionali con maggiore potenza di fuoco interverranno per arrestare il rally e ristabilire posizioni ribassiste. Il confronto tra aspettative geopolitiche e fondamentali di mercato definirà la direzione del greggio nelle prossime settimane.