L’oro registra la serie negativa più lunga dal 2024
Il prezzo dell’oro ha subito un calo per la sesta seduta consecutiva, segnando la serie negativa più prolungata dalla fine del 2024. A pesare sul metallo prezioso sono stati l’impennata dei prezzi energetici e un dato sull’inflazione statunitense superiore alle attese, che hanno alimentato le speculazioni su un possibile rinvio dei tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel corso del 2026. Il lingotto ha perso fino al 3,4% nel corso della giornata, toccando il livello più basso da oltre un mese. L’oro spot si è attestato a 4.869,49 dollari l’oncia alle 11:02 ora di New York, con un ribasso del 2,7%.
Petrolio in rialzo e tensioni in Medio Oriente
A complicare il quadro per l’oro è stato il rally del petrolio, innescato da segnali di escalation nel conflitto con l’Iran che mettono a rischio le forniture energetiche globali. Gli ultimi sviluppi nella crisi mediorientale hanno provocato un’ondata di vendite generalizzata sugli asset rischiosi, comprese le equity, costringendo diversi investitori a liquidare posizioni in oro per generare liquidità.
Un riposizionamento trasversale tra asset class
Secondo Ewa Manthey, strategist sulle materie prime di ING Bank, il movimento osservato sui mercati è riconducibile a un “riposizionamento trasversale tra asset class”. Il petrolio sta reagendo al rischio di interruzione dell’offerta, mentre il calo dell’oro potrebbe essere attribuito a prese di profitto e a una più ampia fase di liquidazione, amplificata dal rafforzamento del dollaro e dall’aumento dei rendimenti reali.
Inflazione USA sopra le attese: pressione sulla Fed
A rafforzare il sentiment negativo sull’oro è stato il rapporto sui prezzi alla produzione di febbraio negli Stati Uniti, che ha evidenziato aumenti superiori alle stime degli economisti. Questo dato ha ulteriormente ridotto le probabilità che la Fed proceda con un taglio dei tassi nel 2026. Vale la pena ricordare che a dicembre i funzionari della Fed avevano previsto un taglio di un quarto di punto percentuale nel corso dell’anno. Tuttavia, i mercati hanno progressivamente ridimensionato queste aspettative. La banca centrale statunitense, nella riunione di politica monetaria prevista per mercoledì, dovrebbe mantenere i tassi invariati.
Perché i tassi elevati penalizzano l’oro
L’oro, essendo un asset che non genera rendimento, tende a performare meglio in contesti di tassi di interesse bassi o in calo. Quando i rendimenti reali salgono e il dollaro si rafforza, il costo-opportunità di detenere oro aumenta, rendendolo meno attraente rispetto ad alternative come i titoli di Stato.
Nonostante il calo, l’oro resta in rialzo di oltre il 10% nel 2026
Malgrado la recente correzione, il quadro di medio termine per l’oro rimane costruttivo. Il metallo prezioso registra ancora un guadagno superiore al 10% dall’inizio del 2026, sostenuto da diversi fattori strutturali:
- Rischi geopolitici persistenti, in particolare legati al conflitto in Medio Oriente.
- Timori sull’indipendenza della Fed, che alimentano la domanda di beni rifugio.
- Preoccupazioni sulla stagflazione, ovvero la combinazione di crescita economica debole e inflazione elevata, che spinge gli investitori a cercare riserve di valore alternative.
Andamento degli altri metalli preziosi e del dollaro
La pressione ribassista non ha colpito soltanto l’oro. Anche gli altri metalli preziosi hanno chiuso in territorio negativo:
- Argento: -3,1% a 76,80 dollari l’oncia.
- Platino e palladio: entrambi in calo nella seduta.
Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index è salito dello 0,2%, confermando il rafforzamento del biglietto verde che ha contribuito a penalizzare le materie prime denominate in dollari.
Prospettive per l’oro: tra rischi e opportunità
Nel breve termine, il destino dell’oro resta legato alle decisioni della Fed e all’evoluzione del quadro macroeconomico statunitense. Se i dati sull’inflazione dovessero continuare a sorprendere al rialzo, le aspettative di tagli ai tassi verrebbero ulteriormente ridimensionate, mantenendo la pressione sul metallo giallo. Tuttavia, nel medio-lungo periodo, lo scenario di stagflazione potrebbe rappresentare un potente catalizzatore rialzista. In un contesto in cui la crescita rallenta ma l’inflazione resta elevata, gli investitori istituzionali tendono storicamente ad aumentare l’esposizione all’oro come strumento di protezione del capitale e diversificazione del portafoglio.