L’oro raggiunge nuovi massimi storici

Il metallo prezioso ha toccato un nuovo record assoluto, superando la soglia dei 5.100 dollari l’oncia nella giornata di lunedì. Questo straordinario rally riflette la crescente domanda da parte degli investitori che cercano protezione in un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche in aumento e preoccupazioni sulla stabilità fiscale globale. I prezzi spot dell’oro hanno registrato un incremento del 2,4%, raggiungendo i 5.102 dollari l’oncia, per poi ritracciare leggermente a 5.086 dollari. Parallelamente, i futures sull’oro statunitensi con scadenza febbraio hanno guadagnato il 2,1%, attestandosi a 5.087 dollari l’oncia.

I fattori geopolitici alla base del rally

Tensioni internazionali e domanda di beni rifugio

L’impennata del metallo giallo si inserisce in un quadro geopolitico particolarmente complesso. Le recenti tensioni che coinvolgono la Groenlandia, il Venezuela e il Medio Oriente hanno amplificato la percezione del rischio sistemico, rafforzando l’attrattiva dell’oro come strumento di copertura contro l’incertezza. Secondo un’analisi di HSBC, “il recente ulteriore rialzo dei prezzi di oro e argento è arrivato sulla scia delle questioni geoeconomiche legate alla Groenlandia”.

L’argento segue il trend rialzista

Anche l’argento ha beneficiato di questo clima di avversione al rischio, con i prezzi spot che hanno registrato un balzo del 4,9% a 107,9 dollari l’oncia. Il metallo bianco continua inoltre a trarre vantaggio dalla domanda industriale, particolarmente sostenuta dal settore delle energie rinnovabili e della tecnologia.

Le previsioni degli analisti per il 2026

Target price e prospettive di medio termine

Gli analisti di Union Bancaire Privée hanno evidenziato come i prezzi siano stati sostenuti da una domanda persistente sia da parte degli investitori istituzionali che retail. La banca svizzera prevede che l’oro possa godere di un altro anno positivo, con un target di fine anno a 5.200 dollari l’oncia. Goldman Sachs ha recentemente rivisto al rialzo le proprie stime, portando la previsione per dicembre 2026 a 5.400 dollari l’oncia, rispetto ai precedenti 4.900 dollari. Secondo la banca d’investimento, le coperture contro i rischi macroeconomici e di politica fiscale sono diventate “strutturali”, elevando di fatto il punto di partenza per i prezzi dell’oro.

La diversificazione della domanda globale

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ETF e nuovi canali di investimento

Goldman Sachs osserva come la base di domanda per l’oro si sia notevolmente ampliata oltre i canali tradizionali. Le partecipazioni negli ETF occidentali sono aumentate di circa 500 tonnellate dall’inizio del 2025, mentre nuovi strumenti utilizzati per coprire i rischi macroeconomici, inclusi gli acquisti fisici da parte di famiglie ad alto patrimonio, rappresentano una fonte di domanda sempre più rilevante.

Il ruolo delle banche centrali

Gli acquisti da parte delle banche centrali rimangono particolarmente robusti. Secondo le stime di Goldman Sachs, gli acquisti mensili si attestano attualmente intorno alle 60 tonnellate, un livello nettamente superiore alla media pre-2022 di 17 tonnellate. Le banche centrali dei mercati emergenti continuano a diversificare le proprie riserve valutarie a favore dell’oro.

Prospettive per i prossimi mesi

A differenza delle coperture legate alle elezioni statunitensi di fine 2024, che si sono rapidamente dissolte dopo il voto, Goldman Sachs ritiene che le protezioni contro i rischi macroeconomici globali rimarranno stabili nel corso del 2026. “Assumiamo che le coperture contro i rischi di politica macroeconomica globale rimangano stabili, poiché questi rischi percepiti, come la sostenibilità fiscale, potrebbero non risolversi completamente nel 2026″, ha dichiarato la banca d’investimento. Questo scenario suggerisce che l’oro potrebbe continuare a rappresentare un asset strategico nei portafogli degli investitori, offrendo protezione in un contesto di persistente incertezza economica e geopolitica.