Il paradosso Nvidia: risultati straordinari, ma il mercato vende
Nvidia ha pubblicato previsioni di fatturato per il primo trimestre fiscale nettamente superiori alle attese degli analisti, eppure il titolo ha registrato un calo fino al 3,4% nella sessione di giovedì a Wall Street. Un segnale inequivocabile: gli investitori temono che il boom dell’intelligenza artificiale possa trasformarsi in una bolla speculativa, e chiedono garanzie più solide sulla sostenibilità della crescita.
Nonostante un incremento del 73% dei ricavi nel quarto trimestre fiscale e una capitalizzazione che ha reso Nvidia l’azienda con il maggior valore al mondo, con un apprezzamento del titolo di circa il 44% negli ultimi dodici mesi, il mercato sembra aver già scontato gran parte delle buone notizie.
Numeri del trimestre: crescita esplosiva su tutti i fronti
Nel quarto trimestre fiscale, chiuso il 25 gennaio, Nvidia ha riportato risultati che hanno superato le stime del consenso su ogni metrica chiave:
- Ricavi totali: 68,1 miliardi di dollari (+73% su base annua), contro una stima media di 65,9 miliardi.
- Utile per azione rettificato: 1,62 dollari, superiore alla previsione di 1,53 dollari.
- Margine lordo rettificato: 75,2%, leggermente al di sopra delle aspettative degli analisti.
- Ricavi data center: 62,3 miliardi di dollari, rispetto a una stima di 60,4 miliardi.
La divisione data center, che comprende gli acceleratori AI e i prodotti di networking, si conferma il motore assoluto della crescita, rappresentando ormai oltre il 90% del fatturato complessivo del gruppo.
Guidance per il primo trimestre: 78 miliardi di dollari
Per il primo trimestre fiscale, Nvidia ha indicato ricavi attesi intorno ai 78 miliardi di dollari. La stima media degli analisti si attestava a 72,8 miliardi, ma alcuni prevedevano cifre vicine agli 80 miliardi. Proprio questo scarto tra le aspettative più ottimistiche e la guidance ufficiale potrebbe aver alimentato le prese di profitto.
Perché gli investitori vendono nonostante i risultati positivi
La reazione negativa del mercato riflette un interrogativo di fondo che attraversa l’intero settore tecnologico: l’attuale ondata di investimenti in intelligenza artificiale è sostenibile nel medio-lungo termine?
Gli analisti di Hargreaves Lansdown hanno sintetizzato efficacemente il dubbio: gli azionisti si chiedono se la spesa corrente in AI possa alimentare la crescita oltre i prossimi anni e se Nvidia riuscirà a mantenere la propria posizione dominante man mano che il settore evolve dalla fase di addestramento dei modelli a quella dell’esecuzione di attività quotidiane, nota come inference.
In sostanza, il mercato sta applicando un principio classico della finanza: quando le aspettative sono già elevatissime, anche risultati eccellenti possono deludere. Il fenomeno, noto come “buy the rumor, sell the news”, è particolarmente evidente nei titoli growth con valutazioni molto elevate.
La risposta del management: Jensen Huang difende la traiettoria di crescita
Il CEO Jensen Huang ha respinto con decisione i timori durante la conference call con gli analisti, sostenendo che i clienti stanno già generando ricavi concreti dalla potenza di calcolo acquisita. Secondo Huang, questo circolo virtuoso garantirà investimenti elevati anche nei prossimi trimestri.
“Serve capacità di calcolo, e questo si traduce direttamente in crescita e in ricavi. Sono fiducioso che i flussi di cassa dei nostri clienti stiano aumentando”, ha dichiarato il fondatore di Nvidia.
Supply chain e disponibilità dei chip
La CFO Colette Kress ha affrontato un altro tema caldo: i vincoli di approvvigionamento. Pur riconoscendo che la produzione dei chip più avanzati resta una sfida, Kress ha assicurato che Nvidia ha messo in sicurezza le componenti necessarie per soddisfare la domanda crescente.
L’attuale lineup Blackwell e il successore in arrivo, denominato Rubin, supereranno le proiezioni di vendita iniziali. Nvidia aveva precedentemente stimato che questi chip avrebbero generato 500 miliardi di dollari di ricavi entro la fine del 2026.
“Riteniamo di avere scorte e impegni di fornitura sufficienti per rispondere alla domanda futura, incluse le consegne che si estenderanno fino al 2027”, ha precisato Kress.
La questione cinese: un’incognita geopolitica rilevante
Un fattore di incertezza significativo riguarda la Cina, il più grande mercato mondiale per i semiconduttori. Il governo statunitense ha concesso licenze per la spedizione di un quantitativo limitato di processori H200 a clienti cinesi, ma Nvidia non ha certezze sull’approvazione da parte delle autorità di Pechino.
La licenza rilasciata dall’amministrazione Trump prevede che i chip vengano sottoposti a un’ispezione negli Stati Uniti prima della spedizione e siano soggetti a un dazio del 25% al rientro sul territorio americano. Per il momento, Nvidia continua a escludere i ricavi data center in Cina dalle proprie previsioni, un approccio prudente che tuttavia limita la visibilità sulla crescita potenziale.
Divisioni non-AI: segnali di debolezza nel gaming e nell’automotive
Se il segmento data center continua a macinare record, le altre divisioni mostrano risultati più contrastati:
- Gaming: ricavi di 3,73 miliardi di dollari, al di sotto della stima di 4,01 miliardi. La divisione, che un tempo rappresentava la principale fonte di entrate di Nvidia, risente della carenza globale di chip di memoria, un problema che sta colpendo l’intera industria elettronica.
- Automotive: vendite di 604 milioni di dollari, inferiori alla previsione di 643 milioni.
La scarsità di chip di memoria, componenti essenziali per lo stoccaggio temporaneo dei dati in dispositivi che vanno dagli smartphone ai supercomputer, ha fatto impennare i prezzi e rallentato le consegne. Kress ha ammesso di non sapere se il problema si attenuerà abbastanza nel corso del 2026 da consentire una ripresa della divisione gaming.
Il contesto competitivo: mega-accordi e timori di domanda artificiale
Il panorama competitivo si sta evolvendo rapidamente. All’inizio di questo mese, Nvidia ha annunciato che Meta Platforms ha accettato di implementare milioni di processori Nvidia nei prossimi anni, consolidando una partnership strategica già molto stretta tra due dei colossi dell’AI.
Parallelamente, il principale rivale Advanced Micro Devices (AMD) ha siglato un accordo simile a lungo termine con Meta, del valore stimato di diverse decine di miliardi di dollari. Questa raffica di mega-contratti viene presentata dai produttori di chip come prova della solidità dell’economia dell’intelligenza artificiale.
Il rischio dei “circular deals”
Tuttavia, la natura di queste transazioni ha sollevato critiche. In alcuni casi, fornitori e clienti assumono partecipazioni finanziarie reciproche, alimentando il sospetto che si tratti di accordi circolari che potrebbero gonfiare artificialmente la domanda. È un tema che gli investitori più attenti stanno monitorando con crescente attenzione, poiché potrebbe rappresentare un segnale di fragilità strutturale nel ciclo di investimenti AI.
Prospettive per gli investitori: tra opportunità e cautela
Come ha sintetizzato l’analista Stacy Rasgon di Bernstein: “Non siamo sicuri di cosa altro gli investitori vogliano sentire a questo punto. Ma a noi è piaciuto quello che abbiamo sentito”.
Il messaggio è chiaro: i fondamentali di Nvidia restano eccezionali, con una crescita dei ricavi che poche aziende nella storia hanno raggiunto a queste dimensioni. Tuttavia, il titolo sconta già valutazioni molto elevate, e qualsiasi segnale di rallentamento — reale o percepito — può innescare correzioni significative.
Per chi opera sui mercati finanziari, Nvidia rappresenta un caso emblematico di come, nei cicli tecnologici più intensi, la gestione delle aspettative diventi altrettanto importante dei risultati effettivi. La sfida per il colosso di Santa Clara nei prossimi trimestri sarà dimostrare che la transizione dall’addestramento dei modelli AI all’inference su larga scala può generare una domanda altrettanto robusta e duratura.
