Volatilità estrema sui mercati energetici

I mercati energetici stanno attraversando una fase di turbolenza senza precedenti, con gli investitori costretti a valutare simultaneamente molteplici fattori di rischio geopolitico. La violenta repressione delle proteste civili in Iran, paese ricco di risorse petrolifere, e la conseguente risposta di Washington hanno innescato movimenti di prezzo particolarmente pronunciati nelle ultime sessioni. L’ipotesi di un intervento militare statunitense contro Teheran rappresenta solo l’ultimo di una serie di sviluppi geopolitici che hanno scosso i trader nel 2026. A inizio anno, il 3 gennaio, la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro durante un’operazione audace aveva già destabilizzato il settore.

L’andamento dei prezzi: tra rialzi e correzioni

Mercoledì i prezzi del greggio hanno esteso i guadagni della sessione precedente, dopo le notizie relative al ritiro di personale statunitense e britannico da una base militare in Qatar. Questa mossa ha alimentato speculazioni su un imminente attacco all’Iran. Tuttavia, giovedì si è assistito a un’inversione di tendenza significativa dopo che il presidente Donald Trump ha apparentemente fatto un passo indietro:

  • Brent crude: -3,7%, con i futures per consegna marzo scambiati a 64,07 dollari al barile
  • WTI (West Texas Intermediate): -3,7%, attestandosi a 59,71 dollari al barile

Due forze contrapposte dominano il mercato

La visione degli analisti

Marc Ostwald, chief economist e global strategist presso ADM Investor Services, ha spiegato a CNBC che i trader si stanno preparando a ulteriori oscillazioni di prezzo. “I mercati petroliferi sono soggetti a due forze opposte: da un lato, il profilo generale di un’offerta che supera la domanda spinge a operare sul lato short. Dall’altro, le potenziali interruzioni dell’approvvigionamento dovute alle tensioni geopolitiche in Iran e Venezuela rendono il mercato vulnerabile a short squeeze”, ha dichiarato l’esperto. Un elemento critico è rappresentato dalla minaccia statunitense di imporre dazi del 25% su qualsiasi paese che commerci con l’Iran, fattore che aggiunge ulteriore incertezza alle dinamiche di mercato.

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Il rischio dello Stretto di Hormuz

Le preoccupazioni degli operatori si concentrano particolarmente sulle possibili implicazioni per la rotta marittima critica dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Un’eventuale ritorsione iraniana contro gli stati del Golfo potrebbe avere conseguenze devastanti sui flussi commerciali. “Finché questi fattori rimarranno in gioco, ci aspetta un percorso accidentato”, ha concluso Ostwald.

I fondamentali restano invariati

Ed Bell, acting chief economist presso Emirates NBD, uno dei maggiori istituti bancari degli Emirati Arabi Uniti, ha offerto una prospettiva più pragmatica. Nonostante l’attenzione dei mercati sulla situazione, i fondamentali non sono cambiati sostanzialmente. “Quello che i mercati stanno monitorando è: c’è stato un cambiamento nella produzione dei principali produttori del Golfo? No. C’è stata un’interruzione nelle forniture di petrolio o gas naturale verso i mercati internazionali? No”, ha sottolineato Bell.

Il peso dell’Iran nel mercato globale

L’Iran, membro OPEC, produce circa 3 milioni di barili di petrolio al giorno. Questa quantità significativa potrebbe essere a rischio in caso di escalation militare, ma al momento non ci sono indicazioni di interruzioni legate alle proteste delle ultime settimane. Bell ha paragonato la reazione dei mercati a quella osservata dopo i bombardamenti israeliani sulle strutture nucleari iraniane lo scorso giugno, quando i prezzi erano saliti rapidamente per poi correggere altrettanto velocemente una volta chiarito che i fondamentali non erano cambiati.

Previsioni per il 2026

Lo scenario base

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Prima delle tensioni in Iran, le previsioni del team di Emirates NBD per il 2026 contemplavano:

  • Un’abbondante offerta di petrolio sul mercato
  • Una crescita modesta della domanda
  • Un significativo eccesso di scorte

“Fino a quando non ci sarà un cambiamento materiale nel movimento delle molecole dalla regione, ci aspettiamo che i prezzi si normalizzino verso i livelli che avevamo previsto per il 2026 prima del focus sull’Iran”, ha affermato Bell.

Il supporto dell’economia globale

Paul Jackson, global market strategist EMEA presso Invesco, prevede che i prezzi del petrolio riceveranno supporto quest’anno dall’accelerazione dell’economia globale. La sua previsione per il Brent a fine anno è di 75 dollari al barile, un premio di circa il 16% rispetto ai livelli attuali, ma ancora lontano dagli 82,63 dollari registrati nello stesso periodo del 2025. “Gli sviluppi geopolitici sono difficili da prevedere e possono cambiare rapidamente direzione”, ha osservato Jackson. “La situazione in Iran potrebbe avere l’impatto immediato maggiore, conferendo un bias rialzista alle previsioni di prezzo.”

Le implicazioni per l’OPEC

Tamas Varga, analista presso il broker petrolifero PVM, ha evidenziato il delicato equilibrio tra fattori geopolitici e fondamentali di mercato. “La geopolitica impedisce ai prezzi di crollare pesantemente, mentre la percezione di un eccesso di offerta ne frena i rally”, ha spiegato. Lo scenario base prevede che il recente movimento rialzista dai minimi sotto i 60 dollari non durerà, a meno che la produzione e le esportazioni iraniane non vengano materialmente colpite da un eventuale attacco militare statunitense.

Il caso Venezuela e il futuro dell’alleanza

Un elemento particolarmente interessante riguarda la reazione dell’OPEC alla presa di controllo statunitense del settore petrolifero venezuelano. Il Venezuela è un membro fondatore dell’alleanza, e la Casa Bianca ha dichiarato che il paese fornirà agli Stati Uniti milioni di barili di petrolio. Varga solleva interrogativi cruciali: “Se l’industria petrolifera venezuelana dovesse risorgere, chi stabilirà le quote? Come gestirà l’OPEC la sua influenza decrescente sul lato dell’offerta? L’organizzazione reagirà aumentando la produzione o tagliandola ulteriormente?”

Strategie per gli investitori

In questo contesto di elevata incertezza, gli operatori di mercato dovrebbero considerare alcuni fattori chiave:

  • Monitorare attentamente gli sviluppi geopolitici in Iran e Venezuela
  • Valutare i fondamentali: l’eccesso di offerta strutturale limita il potenziale rialzista
  • Prepararsi alla volatilità: movimenti bruschi in entrambe le direzioni sono probabili
  • Considerare lo Stretto di Hormuz come indicatore critico di rischio

Il range di prezzo previsto dagli analisti per il Brent nel 2026 si colloca tra i 55 e i 75 dollari al barile, con la direzione finale determinata principalmente dall’evoluzione delle tensioni geopolitiche e dalla risposta dell’OPEC alle sfide poste dall’amministrazione Trump.