Un fragile ottimismo sui mercati finanziari
Questa settimana gli investitori si sono concessi un momento di cauto ottimismo. Dopo il brusco selloff dei giorni precedenti, innescato dalle minacce di Donald Trump di imporre dazi agli alleati europei qualora gli Stati Uniti non avessero ottenuto il via libera per l’acquisto della Groenlandia, i listini azionari hanno recuperato terreno. Il presidente americano ha successivamente ammorbidito i toni, escludendo l’uso della forza per acquisire il territorio danese e mantenendo un profilo più moderato al Forum di Davos. Il mercato ha risposto con un rally di sollievo, riportando in auge una teoria ben nota agli operatori: il cosiddetto TACO Trade (Trump Always Chickens Out), secondo cui il presidente minaccia, i mercati crollano, e poi tutto rientra.
La tensione cambia forma ma non scompare
Se questa settimana ha dimostrato qualcosa, è che un passo indietro non equivale a un ritiro definitivo. Le tensioni non si sono dissolte, hanno semplicemente mutato configurazione. L’S&P 500 e il Nasdaq hanno registrato due sessioni consecutive di rialzo, pur rimanendo in territorio negativo su base settimanale per la seconda settimana consecutiva. Sotto la superficie, tuttavia, i segnali restano contrastanti:
Indicatori divergenti
I rendimenti obbligazionari si mantengono elevati, il dollaro ha perso terreno e l’oro ha toccato nuovi massimi storici, avvicinandosi a soglie che fino a poco tempo fa sembravano irrealistiche. L’argento ha sfiorato i 100 dollari l’oncia per la prima volta nella storia. Il fenomeno del FOMO (Fear Of Missing Out) si è trasformato in un vero e proprio driver macroeconomico. L’oro segna un rialzo di circa il 14% da inizio anno, mentre l’argento è salito di quasi il 38%. Non sono movimenti tipici di un mercato sereno.
Geopolitica e incertezza economica
Parte dell’ansia degli investitori deriva dal quadro geopolitico. Nonostante Trump abbia allentato la pressione sulla Groenlandia, permangono interrogativi profondi sulle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Gli operatori continuano a coprirsi contro l’imprevedibilità, ormai diventata il principale prodotto d’esportazione dell’amministrazione americana.
Segnali economici contrastanti
L’economia statunitense rifiuta di inviare segnali univoci. I dati recenti hanno superato le aspettative, con indicatori di attività economica e fiducia dei consumatori sotto stretta osservazione. I rendimenti obbligazionari sono scesi leggermente con l’attenuarsi dei timori. I mercati hanno ormai escluso tagli dei tassi a gennaio, marzo e aprile. Il primo intervento atteso è quello del 17 giugno, probabilmente la prima riunione dell’era post-Powell, presieduta da un governatore scelto da Trump.
La Federal Reserve al centro dell’attenzione
La Fed dovrebbe mantenere i tassi nell’intervallo 3,5%-3,75% nella prossima riunione. Ogni parola del comunicato sarà analizzata minuziosamente. L’indipendenza della banca centrale, un tempo data per scontata, convive ora in modo scomodo con pressioni politiche e critiche pubbliche sempre più frequenti.
Stagione degli utili: risultati disomogenei
Se la geopolitica definisce l’umore del mercato, gli utili aziendali ne determinano il tono. E il tono di questa stagione è stato decisamente altalenante.
Il caso Intel
Netflix, Intel, Abbott e diverse banche hanno deluso le aspettative. Intel è diventata il caso emblematico della settimana. Dopo un lungo periodo difficile, il titolo aveva registrato un’impennata di circa il 150% nell’ultimo anno, sostenuto da una narrativa convincente legata all’intelligenza artificiale. Quella narrativa si è rivelata fragile. Intel ha previsto ricavi e utili inferiori alle attese, citando difficoltà nel soddisfare la domanda di chip per server destinati ai data center AI. Le azioni sono crollate di oltre il 10% nell’after-hours e hanno perso circa il 12% nel pre-market.
Nvidia e il mercato cinese
Il settore tech ha assorbito il colpo, mentre Nvidia è salita dopo le notizie secondo cui funzionari cinesi avrebbero autorizzato Alibaba, Tencent e ByteDance a preparare ordini per i chip AI H200. La prossima settimana, con i risultati di Apple, Microsoft, Tesla e altre “Magnificent Seven”, si capirà se le valutazioni stratosferiche hanno ancora carburante.
Oltre il settore tecnologico
Al di fuori del tech, il quadro resta eterogeneo. I guadagni di mercato si sono ampliati, sostenuti dalla solidità dell’economia americana e dalle speranze di futuri tagli dei tassi.
Movimenti settoriali e operazioni M&A
Il Russell 2000 e il Dow Jones Transports hanno recentemente toccato massimi storici. Intuitive Surgical è salita dopo aver battuto le aspettative sulla domanda di robot chirurgici. SLB ha guadagnato terreno dopo risultati superiori alle previsioni. Sul fronte delle acquisizioni, Capital One ha annunciato l’acquisto di Brex per 5,15 miliardi di dollari. Clorox ha comunicato l’acquisizione di Gojo, produttore di Purell, per 2,25 miliardi di dollari finanziati a debito, scommettendo sul futuro dei disinfettanti per mani oltre le emergenze sanitarie.
Scenario internazionale
Mercato petrolifero
I prezzi del petrolio sono saliti con gli investitori che monitorano attentamente la situazione in Iran, mentre i progressi preliminari verso colloqui tra Russia e Ucraina hanno occasionalmente frenato i rialzi. Il Venezuela ha presentato un disegno di legge per allentare il controllo statale sull’industria petrolifera, dopo la rimozione di Nicolás Maduro da parte di forze speciali americane.
Asia e politiche monetarie
La Bank of Japan ha mantenuto i tassi allo 0,75%, alzando però le previsioni di crescita e inflazione e lasciando aperta la porta a futuri rialzi. La banca centrale cinese ha fissato lo yuan sotto quota 7 per dollaro per la prima volta dal 2023, una mossa che gli analisti considerano significativa. I mercati asiatici hanno chiuso la settimana in moderato rialzo in Giappone, Hong Kong, Corea del Sud, Taiwan e Australia, mentre l’India è rimasta indietro. Gli indici europei mostrano andamenti contrastanti, così come i futures su Wall Street.

