La politica irrompe nei mercati finanziari

La Casa Bianca sta estendendo la propria influenza in settori dell’economia tradizionalmente considerati al riparo dalle turbolenze politiche. Carte di credito, mercato immobiliare, prezzi farmaceutici e contratti per la difesa: tutti questi comparti si trovano ora sotto i riflettori dell’attenzione esecutiva. Gli investitori stanno scoprendo che il copione di questa stagione assomiglia più a un thriller politico che a un dramma finanziario, e hanno reagito con evidente nervosismo.

Inflazione sotto controllo, ma Wall Street resta fredda

Il dato sull’inflazione statunitense di dicembre è stato, sulla carta, rassicurantemente ordinario. I prezzi sono aumentati leggermente meno del previsto, un risultato che in tempi più tranquilli avrebbe innescato un rally e un coro di aspettative sui tagli dei tassi. Invece, Wall Street ha reagito con indifferenza. La ragione è semplice: gli investitori non credono più che la Federal Reserve sia libera di agire come un tempo, né che procederà a nuovi tagli dei tassi prima che Jerome Powell lasci la presidenza a giugno. Il risultato è stato un sell-off moderato che ha pesato più di quanto i numeri suggeriscano. L’S&P 500 e il Nasdaq hanno ceduto circa lo 0,2%, mentre il Dow Jones ha perso lo 0,8%, con il settore bancario a guidare la ritirata.

Il caso JPMorgan e l’ombra dell’interventismo federale

JPMorgan Chase ha presentato utili solidi, ma il successo è stato oscurato dalle dichiarazioni di Donald Trump sulla possibilità di imporre un tetto ai tassi di interesse delle carte di credito. Questa mossa segue una recente incursione della Casa Bianca nel settore immobiliare residenziale, dove le restrizioni agli investitori istituzionali hanno innervosito sviluppatori e costruttori.

Settori sotto pressione

L’interventismo federale proietta ora un’ombra lunga su molteplici comparti: Healthcare: le aziende farmaceutiche si preparano a regolamentazioni più severe sui prezzi dei medicinali. Difesa: i fornitori del Pentagono temono pressioni sui margini di profitto. Immobiliare: i titoli del settore abitativo sono scivolati dopo che il capo della Federal Housing Finance Agency ha pubblicamente messo in discussione i programmi di buyback azionario.

Materie prime e beni rifugio in forte rialzo

Le crescenti tensioni geopolitiche attorno a Venezuela e Iran hanno spinto il Brent in rialzo del 9% nell’ultima settimana. I metalli preziosi hanno registrato un’impennata mentre gli investitori cercavano riparo dalla volatilità. Il rally dell’oro racconta una storia più profonda della semplice paura: i dubbi sull’indipendenza della Fed colpiscono una delle fondamenta silenziose della finanza globale. Il mercato obbligazionario, l’unico che conta davvero secondo molti analisti, è rimasto finora ostinatamente calmo.

Dati macroeconomici: resilienza dei consumi americani

blankblank

I nuovi dati statunitensi hanno offerto un quadro misto. I prezzi alla produzione sono aumentati del 3,0% su base annua a novembre, leggermente sopra le attese, mentre l’incremento mensile dello 0,2% ha rispettato le previsioni. Le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,6%, battendo comodamente il consensus e confermando che il consumatore americano rimane ostinatamente disposto a spendere. In un’altra epoca, tale resilienza sarebbe stata accolta con favore. Invece, Wall Street ha reagito con freddezza. Gli analisti prevedono tassi fermi per tutto il primo semestre, anche se i trader continuano a scontare almeno due tagli entro dicembre. La Corte Suprema potrebbe inoltre pronunciarsi sulla legalità dei dazi imposti da Trump.

Cina: surplus commerciale record nonostante i dazi

Dall’altra parte del Pacifico, la Cina ha ricordato al mondo che la gravità commerciale punta ancora verso est. Le autorità hanno alzato i requisiti di margine per gli acquisti azionari sulle borse continentali al 100%, dal precedente 80%, smorzando il rally a Shanghai e Shenzhen in nome della stabilità finanziaria. La notizia più rilevante è arrivata però dai dati doganali: la Cina ha registrato un surplus commerciale record nel 2025, smentendo le previsioni secondo cui i dazi avrebbero paralizzato la sua macchina esportatrice. Le esportazioni denominate in dollari sono cresciute del 5,5%, nonostante le spedizioni verso gli Stati Uniti siano calate del 20%.

Reazioni sui mercati asiatici

I mercati asiatici hanno digerito questi sviluppi con entusiasmo misto. Il KOSPI sudcoreano ha flirtato con la prima perdita dell’anno prima di chiudere in rialzo dello 0,5%. Il Nikkei giapponese è salito di un altro 1%, sostenuto dalle aspettative di un robusto stimolo fiscale dal governo Takaichi. Lo yen, nel frattempo, è scivolato in territorio che solitamente provoca sguardi nervosi dalla Bank of Japan.

Movimenti nel settore tecnologico

Sul fronte occidentale, i futures puntano al ribasso. Le azioni Netflix hanno guadagnato terreno sulla notizia di un’offerta interamente in contanti per alcune divisioni di Warner Bros. Discovery. Nvidia ha ceduto terreno dopo l’introduzione di nuovi ostacoli normativi sulle esportazioni di chip AI avanzati verso la Cina. Le società di cybersecurity Palo Alto Networks e Fortinet sono scese dopo le notizie secondo cui le autorità cinesi avrebbero ordinato alle aziende domestiche di cessare l’utilizzo di alcuni software americani e israeliani.

Prospettive per gli investitori

Il contesto attuale richiede agli investitori una maggiore attenzione ai rischi politici, tradizionalmente sottovalutati nei modelli di valutazione. La convergenza tra politica monetaria, interventismo governativo e tensioni geopolitiche sta creando un ambiente di mercato in cui le correlazioni tradizionali potrebbero non reggere. I report trimestrali di Bank of America, Wells Fargo e Citigroup offriranno ulteriori indicazioni sulla qualità del credito e sulla salute dei consumatori, elementi cruciali per valutare la tenuta dell’economia americana in questo scenario di crescente incertezza.