L’inflazione tedesca chiude il 2025 centrando l’obiettivo
L’inflazione headline in Germania ha concluso l’anno raggiungendo il target stabilito dalla Banca Centrale Europea. Secondo i dati più recenti, l’indice nazionale dei prezzi al consumo è sceso all’1,8% su base annua a dicembre, mentre la misura armonizzata rilevante per la BCE si è attestata esattamente al 2,0% anno su anno. Il calo rispetto a novembre è stato significativo: l’inflazione nazionale è passata dal 2,3% all’1,8%, mentre quella armonizzata europea è diminuita dal 2,6% al 2,0%. L’inflazione core ha registrato una lieve flessione, attestandosi al 2,4% annuo, mentre l’inflazione nel settore dei servizi è rimasta stabile al 3,5%.
I fattori dietro il rallentamento dei prezzi
Effetti base sull’energia e dinamiche settoriali
L’analisi dei dati regionali tedeschi rivela che il calo dell’inflazione non è stato determinato esclusivamente dagli effetti base favorevoli sui prezzi energetici. A contribuire in modo sostanziale sono stati anche i ribassi nei settori del tempo libero, dell’abbigliamento e degli alimentari registrati a dicembre rispetto al mese precedente. La diminuzione dei prezzi alimentari rappresenta una notizia particolarmente positiva per i consumatori tedeschi, che negli ultimi anni hanno subito rincari significativi in questa categoria di spesa.
Prospettive per il 2026: oscillazioni intorno al 2%
Fattori disinflazionistici nel breve termine
Nel corso dei prossimi mesi, l’inflazione tedesca dovrebbe continuare a scendere, mantenendosi sotto la soglia del 2%, prima di risalire nella seconda parte dell’anno. I principali driver disinflazionistici includono: – Rafforzamento dell’euro sui mercati valutari – Effetti base favorevoli sui prezzi energetici – Ridirezionamento di prodotti da parte di aziende nazionali e internazionali dagli Stati Uniti verso l’Europa a prezzi competitivi Questa dinamica trova conferma nel calo persistente dei prezzi alla produzione e all’importazione, tradizionalmente considerati indicatori anticipatori affidabili dell’inflazione headline.
Pressioni inflazionistiche nel medio termine
Sul fronte opposto, lo stimolo fiscale in arrivo potrebbe generare nuove pressioni sui prezzi, almeno in determinati settori dell’economia tedesca. A complicare ulteriormente il quadro intervengono alcune recenti misure di politica economica: – La riduzione dell’IVA per la vendita di alimenti nel settore della ristorazione probabilmente migliorerà i margini di profitto degli operatori piuttosto che tradursi in prezzi più bassi per i consumatori – L’aumento del salario minimo potrebbe alimentare pressioni inflazionistiche di lungo periodo
Implicazioni per la BCE e l’economia tedesca
Nel complesso, l’inflazione tedesca dovrebbe oscillare intorno al 2% per tutto il 2026: inizialmente leggermente al di sotto di questa soglia, successivamente moderatamente al di sopra. Questo scenario rappresenta una notizia favorevole sia per la Banca Centrale Europea sia per il governo federale tedesco, poiché elimina una preoccupazione da un elenco altrimenti lungo di sfide economiche che la prima economia dell’Eurozona si trova ad affrontare.
