Il dollaro USA tra resilienza e pressioni ribassiste
Il dollaro statunitense ha mostrato una notevole capacità di tenuta nonostante la lettura del PIL del quarto trimestre inferiore alle attese e la storica decisione della Corte Suprema sui dazi. Tuttavia, il biglietto verde ha subito pressioni ribassiste durante la sessione asiatica, complice la chiusura della piazza di Tokyo per festività nazionale. Nel corso della mattinata europea, il dollaro ha recuperato terreno, attestandosi su livelli misti rispetto alle principali valute del G10. Un ulteriore elemento di incertezza per i mercati è rappresentato dalla tempesta invernale che sta paralizzando la costa nord-orientale degli Stati Uniti, con potenziali ripercussioni sull’operatività dei mercati e sulla liquidità delle contrattazioni.
Nuovi dazi al 10%: la mossa di Trump e le implicazioni legali
Quasi immediatamente dopo la decisione della Corte Suprema, il presidente Trump ha annunciato un nuovo dazio generalizzato del 10% su tutte le importazioni, invocando la Sezione 122 del Trade Act del 1974. Questa manovra porta l’aliquota complessiva al 15%, applicabile per un periodo massimo di 150 giorni. Sebbene molti analisti ritengano che questa misura difficilmente supererà un eventuale ricorso legale, è ragionevole ipotizzare che l’iter giudiziario potrebbe protrarsi oltre i 150 giorni previsti dalla normativa, rendendo di fatto operativi i dazi per l’intera durata consentita. Ciononostante, il potere negoziale di Trump appare indebolito rispetto alle fasi precedenti della guerra commerciale.
Analisi delle principali coppie valutarie del G10
EUR/USD: recupero frenato sotto $1,18
L’euro ha beneficiato della decisione della Corte Suprema, recuperando terreno prima del fine settimana, ma senza riuscire a superare i massimi della seduta precedente. Nella sessione odierna, la moneta unica ha toccato un picco a $1,1835 nelle prime contrattazioni, per poi ripiegare gradualmente fino a registrare minimi di sessione in area $1,1780 durante la mattinata europea. Il supporto immediato si colloca intorno a $1,1760, livello chiave da monitorare per valutare eventuali ulteriori correzioni.
USD/JPY: volatilità elevata tra 154 e 155,65
Il dollaro/yen ha raggiunto un massimo di sessione a JPY155,65, il livello più alto degli ultimi otto giorni, durante il passaggio tra la sessione asiatica e quella europea. Entro un’ora dalla decisione della Corte Suprema, il biglietto verde è stato venduto fino a JPY154,70. Nella sessione odierna, il dollaro è scivolato fino a JPY154,00 prima di recuperare sopra JPY155,00. La resistenza iniziale si posiziona ora a JPY155,20.
GBP/USD: la sterlina sostenuta da dati macro positivi
Il balzo delle vendite al dettaglio britanniche e il miglioramento del PMI composito di febbraio hanno consolidato il supporto della sterlina intorno a $1,3435. Dopo l’annuncio sui dazi, il cable ha registrato nuovi massimi di sessione vicino a $1,35, per poi correggere brevemente a $1,3460 prima di essere rapidamente riassorbito. Nella giornata odierna, la sterlina ha toccato $1,3535 prima di ripiegare verso $1,3500. Il supporto si individua in prossimità del minimo di sessione a $1,3480.
USD/CAD: resistenza a CAD1,37 ancora invalicata
Il dollaro canadese continua a rappresentare un ostacolo per il biglietto verde. La resistenza a CAD1,3700 si è dimostrata formidabile: nelle ultime quattro sessioni il dollaro ha tentato ripetutamente di superarla, riuscendo a scambiarvi sopra nelle ultime due sedute ma senza mai chiudere al di sopra di tale livello. Nella sessione odierna, il greenback è scivolato fino a circa CAD1,3650 prima di rimbalzare verso CAD1,3690. Il superamento di CAD1,37 resta condizione necessaria per un miglioramento del quadro tecnico.
AUD/USD: il dollaro australiano fatica sopra $0,71
Il dollaro australiano ha registrato una candela rialzista di tipo outside up day, scambiando su entrambi i lati del range della seduta precedente e chiudendo sopra il massimo. Tuttavia, dalla fine del mese scorso, l’Aussie è riuscito a chiudere sopra $0,7100 una sola volta, il 12 febbraio, quando ha toccato un massimo pluriennale vicino a $0,7150. Nella giornata odierna, il tentativo di superare $0,7100 si è esaurito rapidamente, con un ripiegamento verso $0,7065 e un successivo rimbalzo fallito a $0,7090. Il rischio ribassista potrebbe estendersi verso $0,7040.
Valute emergenti: peso messicano, yuan e rupia sotto i riflettori
Peso messicano (MXN): il miglior rialzo in due settimane
Il peso messicano ha registrato il suo maggiore apprezzamento in due settimane contro il dollaro. Il biglietto verde è stato venduto da quasi MXN17,29 fino a MXN17,11, per poi recuperare parzialmente verso MXN17,2050. Attualmente il cambio si attesta intorno a MXN17,17.
Yuan offshore (CNH): il dollaro perde terreno
Il dollaro ha inizialmente toccato un nuovo massimo settimanale contro lo yuan offshore a CNH7,9065, prima di crollare a CNH6,8965 dopo la decisione della Corte Suprema. Nella sessione odierna, le perdite si sono estese fino a CNH6,8830, appena sopra il minimo della settimana precedente (~CNH6,8810). I mercati della Cina continentale riapriranno domani.
Rupia indiana (INR): interventi massicci della banca centrale
Il dollaro è salito di circa lo 0,35% contro la rupia indiana, in un contesto in cui i dati hanno confermato che la Reserve Bank of India ha venduto $10 miliardi per sostenere la valuta domestica. L’intervento sul mercato valutario sembra essersi intensificato il mese scorso, con stime che indicano vendite di dollari per oltre $27 miliardi. L’India è considerata uno dei principali beneficiari della decisione della Corte Suprema statunitense. Il dollaro ha inizialmente aperto in gap ribassista a circa INR90,68 prima di recuperare verso INR90,89.
Mercati azionari, obbligazionari e materie prime
Equity: Asia in rialzo, Europa e futures USA in calo
La maggior parte dei principali mercati azionari dell’Asia Pacifico ha chiuso in territorio positivo, con l’eccezione dell’Australia che ha ceduto circa lo 0,6%. A guidare i rialzi è stata Hong Kong, con un balzo del 2,5% dell’indice principale e un rally del 2,65% dell’indice delle società della Cina continentale quotate sulla piazza. Lo Stoxx 600 europeo, reduce da cinque settimane consecutive di rialzi con un guadagno del 2,10% nella settimana precedente, ha aperto in calo di circa lo 0,25%. I futures sugli indici statunitensi scambiano in ribasso dello 0,25-0,40%.
Obbligazioni: rendimenti stabili
I rendimenti dei titoli di Stato decennali europei sono sostanzialmente invariati, mentre il Treasury USA a 10 anni cede un punto base, attestandosi intorno al 4,07%.
Oro e argento: rally in estensione
L’oro prosegue la sua corsa rialzista per la quarta sessione consecutiva, guadagnando circa lo 0,8% (~$40) e portandosi in area $5.150. Il metallo giallo ha toccato un picco a $5.176, il livello più alto del mese. L’argento avanza di un ulteriore 2,25% (~$86,60) dopo il balzo del 7,8% registrato prima del fine settimana, raggiungendo un massimo intraday a quasi $87,85.
Petrolio: il WTI perde il premio pre-weekend
Il WTI con consegna ad aprile ha visto evaporare il premio accumulato prima del fine settimana, scivolando fino a circa $65,40 prima di recuperare sopra $66,00. La resistenza iniziale si colloca intorno a $66,40.
Dati macro e appuntamenti chiave della giornata
Stati Uniti: ordini di fabbrica e interventi Fed
Sul fronte macroeconomico, gli Stati Uniti pubblicano gli ordini di fabbrica di dicembre e la revisione degli ordini di beni durevoli. Tuttavia, dopo la stima del PIL del quarto trimestre e i dati preliminari sui beni durevoli della scorsa settimana, l’impatto sui mercati dovrebbe essere minimo. Tra i dati di survey, il Chicago Fed National Activity Index e il sondaggio manifatturiero della Fed di Dallas di febbraio storicamente generano reazioni limitate sui mercati. L’attenzione sarà rivolta al discorso del governatore della Fed Waller, che terrà il keynote alla conferenza annuale della National Association of Business Economists. Waller, insieme al governatore Miran, ha votato a favore di un taglio dei tassi nella riunione del FOMC di fine gennaio. Sebbene Miran abbia indicato che i dati recenti lo hanno portato a moderare la sua posizione ultra-accomodante, continua a ritenere appropriati tagli per 100 punti base nel corso del 2026, lasciando aperta la possibilità di un nuovo dissenso qualora il FOMC decidesse di mantenere i tassi invariati nella prossima riunione.
Messico: revisione del PIL del quarto trimestre
Il Messico pubblica la revisione del PIL del quarto trimestre, la cui stima iniziale indicava una crescita dell’1,6% su base annua e dello 0,8% su base trimestrale. Si è trattato della crescita trimestrale più robusta dal terzo trimestre 2023 (1,08%), che a sua volta rappresentava il miglior risultato dal primo trimestre 2022 (1,47%). Il dato sarà monitorato con attenzione per valutare la traiettoria di ripresa dell’economia messicana in un contesto di crescente incertezza commerciale.
