L’assalto senza precedenti dell’amministrazione Trump alla Federal Reserve

L’offensiva dell’amministrazione Trump contro la Federal Reserve rappresenta un evento senza precedenti nella storia recente della politica monetaria americana. La questione centrale che sta animando il dibattito tra analisti e investitori riguarda la reazione apparentemente tiepida dei mercati finanziari: significa forse che gli operatori non attribuiscono importanza a questi sviluppi? La risposta è decisamente negativa. I mercati sono estremamente attenti a quanto sta accadendo e, se l’attacco alla Fed dovesse proseguire — scenario che appare come il più probabile — il dollaro americano potrebbe entrare in una fase di declino prolungato con conseguenze significative per il forex globale.

Le dinamiche delle ultime 48 ore

Segnali contrastanti dalla Casa Bianca

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Nel corso delle ultime ore sono emersi elementi che meritano un’analisi approfondita. Secondo diverse fonti, l’indagine sulla Fed sarebbe stata avviata senza alcun preavviso al Dipartimento del Tesoro né ai vertici della Casa Bianca. Questo dettaglio ha alimentato l’impressione che l’amministrazione stesse prendendo le distanze dall’iniziativa. A rafforzare questa percezione, diversi esponenti repubblicani hanno espresso una rara opposizione pubblica, minacciando persino di bloccare le nomine di Trump per il consiglio della Fed. Per gli ottimisti, questo dimostrerebbe che il sistema di checks and balances americano funziona ancora. Per i pessimisti, invece, la determinazione dell’amministrazione a ottenere tassi di interesse più bassi in vista delle elezioni di metà mandato non conosce limiti.

Perché i mercati hanno reagito in modo contenuto

I segnali contrastanti hanno offerto argomenti a entrambi gli schieramenti, spiegando in parte la reazione smorzata dei mercati. Tuttavia, esiste un elemento strutturale spesso sottovalutato: i mercati non sono così lungimiranti come si tende a credere. L’aspetto che sorprende maggiormente gli osservatori è che i breakeven inflation — ovvero le aspettative di inflazione implicite nei prezzi di mercato — sono rimasti sostanzialmente invariati. Indicatori come il 5y5y forward breakeven inflation tendono a muoversi in stretta correlazione con i prezzi spot del petrolio, dimostrando una visione ancorata al presente piuttosto che proiettata nel futuro.

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Il debasement trade e i segnali dai metalli preziosi

Mentre i mercati tradizionali elaboravano le informazioni con cautela, il cosiddetto debasement trade ha registrato un’accelerazione significativa. Oro e argento hanno toccato nuovi massimi storici, un segnale tutt’altro che trascurabile. Il rally dei metalli preziosi è alimentato principalmente dal timore di una monetizzazione del debito. Gli asset più sensibili alle questioni di indipendenza della banca centrale stanno reagendo con decisione agli sviluppi in corso, anticipando scenari che i mercati obbligazionari tradizionali non hanno ancora incorporato nei prezzi.

Prospettive per il dollaro e la politica monetaria

I mercati tradizionali continueranno probabilmente a oscillare nell’incertezza fino alla nomina di un nuovo presidente della Fed. A quel punto, secondo le analisi più accreditate, potremmo assistere a un ciclo di allentamento monetario ben più aggressivo di quanto attualmente scontato dai mercati. Questo scenario rappresenterebbe il catalizzatore per l’avvio di una fase di svalutazione strutturale del dollaro. Per i trader forex e gli investitori esposti al biglietto verde, monitorare attentamente l’evoluzione dei rapporti tra Casa Bianca e Federal Reserve diventa quindi una priorità assoluta nella definizione delle strategie di portafoglio per i prossimi mesi.