Il dollaro si rafforza in vista dei dati sull’inflazione americana

Il dollaro statunitense si mantiene solido contro le principali valute del G10 in attesa della pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) di gennaio. La settimana si è aperta con la notizia che funzionari cinesi starebbero incoraggiando una riduzione dell’esposizione ai Treasury americani, un segnale che ha inizialmente pesato sul biglietto verde. Tuttavia, grazie a dati sull’occupazione di gennaio superiori alle attese, il dollaro ha recuperato terreno, confermando la sua resilienza in un contesto macroeconomico complesso.

Lo yen giapponese protagonista della settimana

In modo apparentemente controintuitivo, lo yen giapponese e i titoli di Stato nipponici hanno registrato un rally significativo dopo la vittoria schiacciante del Partito Liberal Democratico (LDP). Nonostante un tono più debole nella giornata odierna, lo yen si conferma la valuta più forte del G10 su base settimanale, con un apprezzamento di quasi il 2,5% contro il dollaro prima dell’apertura della sessione nordamericana.

Fed: il prossimo taglio dei tassi slitta a luglio

I futures sui Fed funds hanno spostato le aspettative per il prossimo taglio dei tassi dalla riunione di giugno a quella di luglio. La riunione di giugno sarebbe la prima presieduta da Kevin Warsh, qualora le audizioni di conferma procedano regolarmente — un esito tutt’altro che scontato, considerando le obiezioni legate all’indagine sui costi di ristrutturazione della Federal Reserve. Nonostante lo slittamento, il mercato sconta ancora una probabilità del 75% circa di un taglio a giugno. Complessivamente, i futures continuano a prezzare due tagli dei tassi nel corso del 2026, anche se la mediana delle proiezioni (dot plot) della riunione di dicembre indicava un solo taglio per quest’anno.

Dazi e decisioni della Corte Suprema

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Sul fronte commerciale, emergono segnali di un possibile ammorbidimento: l’amministrazione Trump starebbe valutando di restringere il campo di applicazione dei dazi su alcuni prodotti metallici. Diversi prezzi dei metalli industriali hanno reagito al ribasso. Un elemento chiave da monitorare è la decisione della Corte Suprema prevista per venerdì prossimo, che potrebbe pronunciarsi sui poteri tariffari del presidente. Con i mercati statunitensi chiusi lunedì per festività nazionale e i mercati cinesi chiusi fino al 24 febbraio per il Capodanno lunare, la liquidità potrebbe ridursi prima del consueto nella sessione odierna.

Valute G10: analisi dettagliata

Euro (EUR/USD)

L’euro si è mosso in un range ristretto, oscillando tra $1,1810 e poco sopra $1,1925, un intervallo definito già nella giornata di lunedì. Questo livello rappresenta il ritracciamento del 50% del calo dal massimo del 27 gennaio vicino a $1,2080. La moneta unica è scivolata brevemente sotto $1,1850 per poi recuperare. Oggi scadono opzioni per 5,25 miliardi di euro a quel livello. L’euro arriva alla sessione odierna con tre giornate consecutive di ribasso: la reazione ai dati CPI determinerà se la serie negativa proseguirà.

Dollaro/Yen (USD/JPY)

Il dollaro ha toccato i massimi di sessione contro lo yen a JPY153,75 nella prima parte della sessione nordamericana di ieri, per poi essere respinto fino a JPY152,35. L’area di JPY152,00 rappresenta un supporto chiave, dove scadono opzioni per quasi $1,8 miliardi. Il biglietto verde non ha scambiato sotto questo livello dalla metà di ottobre scorso. Nella sessione odierna il dollaro è tornato in area di acquisto, avvicinandosi ai massimi di ieri prima di arrestarsi nel corso della mattinata europea.

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Sterlina (GBP/USD)

La sterlina è rimasta prevalentemente confinata nel range di lunedì, tra $1,3585 e $1,3700. Il cable è sceso fino a circa $1,36, dove scadono opzioni per 530 milioni di sterline. La prossima settimana sarà cruciale per la valuta britannica, con la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro, il CPI di gennaio (atteso in calo) e le vendite al dettaglio. Il mercato degli swap riflette una probabilità di circa il 72% di un taglio dei tassi il mese prossimo da parte della Bank of England.

Dollaro canadese (USD/CAD)

Il pattern rialzista di mercoledì ha visto il dollaro estendere i guadagni contro il dollaro canadese. Il biglietto verde si è stabilizzato poco sotto il ritracciamento del 61,8% delle perdite dal massimo del 6 febbraio (~CAD1,3725), trovando resistenza vicino a CAD1,3640. Al rialzo, il potenziale iniziale si estende nell’area CAD1,3675-CAD1,3700.

Dollaro australiano (AUD/USD)

Il dollaro australiano ha raggiunto quasi $0,7150, il livello più alto degli ultimi tre anni, prima di subire prese di profitto che lo hanno riportato a circa $0,7075. Le perdite si sono estese fino a $0,7045, un minimo a quattro giorni. Il supporto si colloca nell’area di $0,7025, mentre una rottura del minimo di lunedì vicino a $0,6990 potrebbe segnalare una correzione più profonda. Nonostante il calo odierno, l’aussie registra ancora un guadagno di circa il 5,8% da inizio anno.

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Valute emergenti: peso messicano, yuan e rupia

Peso messicano (USD/MXN)

Il dollaro ha inizialmente toccato un nuovo minimo mensile contro il peso messicano a MXN17,1265, per poi recuperare sopra MXN17,26. Il peso è sostanzialmente invariato su base settimanale e il differenziale dei tassi di interesse continua a compensare gli investitori in dollari, euro o yen.

Yuan cinese (USD/CNH)

Il dollaro ha registrato nuovi minimi contro lo yuan offshore, raggiungendo quasi CNH6,89. Il mercato ha interpretato il lieve rialzo del fixing da parte della PBOC come un aggiustamento tecnico, dopo tre sessioni consecutive di fissaggio al ribasso. Il biglietto verde è poi risalito sopra CNH6,90, toccando CNH6,9110 nella sessione odierna. Lo yuan onshore si è apprezzato di circa l’1,2% da inizio anno, dopo un rialzo di quasi il 4,5% l’anno scorso. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY6,9398, un nuovo minimo pluriennale.

Rupia indiana (USD/INR)

Il dollaro contro la rupia indiana continua a muoversi nel range stabilito venerdì scorso: INR90,1750-INR90,8550. Gli investitori stranieri sono tornati acquirenti di equity indiane nei giorni recenti, rimuovendo una fonte di pressione sulla rupia. La valuta indiana ha registrato i primi due guadagni settimanali consecutivi da ottobre scorso, ma resta tra le più deboli tra le valute emergenti con un calo di circa lo 0,85% da inizio anno.

Mercati azionari e obbligazionari: il quadro globale

Equity sotto pressione

Le forti perdite azionarie registrate ieri negli Stati Uniti stanno pesando sui mercati globali. Quasi tutte le principali borse dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso in ribasso, con l’eccezione di Taiwan (+1,6%). Lo Stoxx 600 europeo registra perdite per la seconda sessione consecutiva e, senza un recupero nelle ultime ore, chiuderà la seconda settimana negativa da metà dicembre. I futures sugli indici americani mostrano perdite contenute.

Rendimenti obbligazionari in calo

I rendimenti dei titoli di Stato decennali sono prevalentemente in discesa. Il rally dei Treasury americani di ieri ha trovato eco nella regione Asia-Pacifico, con i rendimenti decennali australiani e neozelandesi in calo di circa 5 punti base. Il rally controintuitivo dei JGB giapponesi è proseguito: il rendimento decennale è sceso di 1,5 bp, con un calo settimanale di 6,5 bp. Il rendimento del trentennale giapponese è salito per la prima volta dal 2 febbraio, chiudendo comunque la settimana con un calo di circa 11 bp. I rendimenti europei sono leggermente più bassi, mentre il Treasury decennale USA è salito di 1,5 bp a poco più del 4,11%.

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Oro, argento e petrolio

L’oro si è stabilizzato dopo un calo di quasi il 3,2% nella sessione precedente, mantenendosi sotto la soglia dei $5.000. Aveva chiuso la settimana scorsa vicino a $4.964 e si trova ora in calo di meno dello 0,3%. L’argento ha subito un crollo superiore al 10% ieri ma si è anch’esso stabilizzato, oscillando poco sopra i $77 nella tarda mattinata europea. Il WTI di marzo è sceso di quasi il 2,8%, trovando supporto poco sotto $62,50 e testando l’area dei $63.

Dati macro: CPI USA e crescita dell’Eurozona

CPI USA di gennaio: le attese del mercato

Il dato più atteso della giornata è il CPI statunitense di gennaio. La mediana delle previsioni nel sondaggio Bloomberg indica un aumento dello 0,3% sia per l’indice headline che per il core. Grazie all’effetto base, il tasso annuo headline dovrebbe rallentare dal 2,7% al 2,5%, il livello più basso da maggio scorso. Il tasso core potrebbe scendere dal 2,6% al 2,5%, che rappresenterebbe il minimo da marzo 2021. Tuttavia, con il solido rapporto sull’occupazione di gennaio, il mercato accetta che la Fed non abbia fretta di modificare i tassi. Con la chiusura dei mercati lunedì per festività, la liquidità potrebbe assottigliarsi prima del solito: è consigliabile pianificare le operazioni di conseguenza.

PIL dell’Eurozona e inflazione svizzera

L’Eurozona ha confermato una crescita del PIL del quarto trimestre 2025 allo 0,3%. Il tasso annuo dell’1,3% è il più lento degli ultimi quattro trimestri. La BCE prevede una crescita dell’1,2% per il 2026. Il dilemma della Svizzera è stato evidenziato dal CPI di gennaio: secondo la metodologia armonizzata UE, l’inflazione è rimasta piatta allo 0,2% su base annua, con il core invariato allo 0,5%. Il franco svizzero si trova vicino ai massimi contro l’euro dal 2015, quando fu abbandonato il tetto al cambio. Il tasso sui depositi è a zero e il rendimento del titolo biennale è a -16 punti base. La soglia per un ritorno ai tassi negativi è elevata, e l’intervento sul mercato valutario è complicato dal desiderio di preservare l’allocazione tra euro e dollari, oltre che dal rischio di irritare l’amministrazione americana, considerando che il surplus delle partite correnti svizzere ha sfiorato il 9% del PIL nel 2024 e l’8,5% l’anno scorso.

Flussi di capitale e mercato immobiliare cinese

Giappone: investitori venditori di bond esteri

Secondo i dati del Ministero delle Finanze giapponese (MOF), gli investitori nipponici sono tornati venditori netti di obbligazioni estere nella prima settimana di febbraio. Nelle prime sei settimane dell’anno, sono stati acquirenti in tre settimane. Hanno invece acquistato equity estere per cinque settimane consecutive. Gli investitori stranieri, dal canto loro, hanno comprato azioni giapponesi ogni settimana da inizio anno, ma sono diventati venditori di bond giapponesi prima delle elezioni della scorsa settimana.

Cina: i prezzi delle case continuano a scendere

I prezzi delle abitazioni in Cina hanno continuato a calare all’inizio del nuovo anno. Le case nuove (in 70 città) sono scese dello 0,37% a gennaio, proseguendo una serie negativa iniziata a maggio 2023. Nel 2025 il calo medio mensile è stato di circa lo 0,25%, il doppio nel 2024. I prezzi delle case esistenti stan