Il dollaro rallenta dopo l’impennata legata alla Fed
Il dollaro statunitense ha registrato un forte rally durante la conferenza stampa della Federal Reserve, sostenuto da un balzo dei rendimenti obbligazionari in risposta a quella che il mercato ha interpretato come una pausa hawkish. Il tono adottato dal presidente Jerome Powell ha rafforzato questa lettura, suggerendo che la banca centrale americana non ha fretta di allentare la politica monetaria nonostante le crescenti incertezze globali. Nella seduta odierna, tuttavia, il follow-through rialzista sul biglietto verde è stato limitato. Il danno tecnico inflitto a numerose coppie valutarie non è stato recuperato, ma la pressione venditrice sulle altre divise si è attenuata, lasciando i mercati in una fase di consolidamento.
Banche centrali protagoniste: BoJ, SNB, Riksbank e i prossimi appuntamenti
Decisioni già annunciate
La Bank of Japan ha mantenuto il tasso obiettivo allo 0,75%, come ampiamente previsto. Il mercato degli swap prezza circa il 60% di probabilità di un rialzo il mese prossimo, percentuale scesa dal 70% precedente l’escalation del conflitto. Sul fronte dei dati, gli ordini di macchinari core in Giappone sono crollati del 5,5% a gennaio dopo il balzo del 16,1% di dicembre 2025, mentre la produzione industriale di gennaio è stata rivista al rialzo al +4,3% rispetto alla stima iniziale del 2,2%. La Swiss National Bank ha confermato il tasso chiave a zero, avvertendo di essere pronta a intervenire sul mercato valutario se necessario. La Riksbank svedese ha anch’essa lasciato i tassi invariati, segnalando che non prevede rialzi fino almeno alla metà dell’anno, nonostante il mercato swap sconti un inasprimento nei prossimi 12 mesi.
Focus su Bank of England e BCE
L’attenzione si sposta ora sulla Bank of England (annuncio alle 14:00 ora italiana) e sulla Banca Centrale Europea (decisione alle 15:15). Nessuna delle due è attesa modificare i tassi, ma sarà cruciale osservare come entrambe valuteranno i rischi. L’aspettativa è che sia la BoE sia la BCE segnalino assenza di urgenza nell’agire, riconoscendo rischi bidirezionali legati all’inflazione e alla crescita. Il rapporto sul mercato del lavoro britannico ha mostrato una crescita dell’occupazione superiore alle attese (+84.000 unità nel trimestre fino a gennaio), contro le previsioni di un calo. Il numero di richiedenti sussidi è salito a quasi 25.000 a febbraio, ma il dato di gennaio è stato drasticamente rivisto al ribasso da 28.600 a 4.700. I salari hanno mostrato un rallentamento.
Rischi geopolitici: il conflitto si intensifica
Il quadro geopolitico resta estremamente teso. L’attacco al giacimento di South Pars, gestito congiuntamente da Iran e Qatar, sembra aver ampliato il perimetro del conflitto. Secondo fonti di stampa, il presidente Trump starebbe esortando alla moderazione, ma l’escalation appare ormai difficile da contenere. Dopo le operazioni militari contro l’Iran durante i negoziati e la dichiarazione statunitense di aver distrutto le capacità nucleari iraniane lo scorso giugno, distinguere tra realtà e tattica bellica è diventato estremamente complesso. L’impatto sui mercati energetici è immediato: il contratto front-month del Brent ha toccato nuovi massimi sopra i 112 dollari al barile, mentre il WTI di maggio si è consolidato nel range di ieri tra 91,45 e 99,75 dollari.
Analisi delle principali coppie valutarie G10
EUR/USD: danno tecnico significativo
L’euro ha invertito rapidamente dal massimo di sessione a circa 1,1555 dollari durante la conferenza di Powell, scivolando fino a nuovi minimi intraday vicino a 1,1450. Il follow-through ribassista è stato inferiore a un decimo di centesimo e la moneta unica si è stabilizzata in Europa. Tuttavia, il danno tecnico è rilevante: l’euro deve riconquistare quota 1,15 per neutralizzarlo. Oggi scadono opzioni per oltre 2 miliardi di euro a quel livello, con ulteriori 1,3 miliardi in scadenza domani.
USD/JPY: il livello chiave a 160
Il dollaro si è rafforzato contro lo yen, superando i recenti massimi fino a JPY 157,90, sostenuto dal rialzo di 6-10 punti base dei rendimenti USA. Non c’è stato follow-through rialzista oggi e il biglietto verde è arretrato verso JPY 159. Il livello di JPY 160 è così evidente che potrebbe non presentare stop significativi o concentrazioni di opzioni: il dollaro potrebbe dover superare l’area di JPY 160,40 per segnalare un breakout convincente.
GBP/USD: muro tecnico a 1,3380
La sterlina ha incontrato una resistenza invalicabile in prossimità dell’obiettivo tecnico di 1,3380 dollari. Dopo aver toccato il massimo a quattro giorni, il cable è stato venduto fino a circa 1,3250. Il follow-through ribassista è stato minimo e la sterlina si è stabilizzata in Europa intorno a 1,3300, in attesa della decisione della BoE. Opzioni per 885 milioni di sterline a 1,3350 scadono oggi.
USD/CAD: la Bank of Canada resta ferma
Il mercato ha mostrato scarsa reazione alla decisione della Bank of Canada di mantenere i tassi invariati. Il dollaro USA si è rafforzato verso nuovi massimi di sessione vicino a CAD 1,3740 dopo il meeting FOMC, avvicinandosi oggi a CAD 1,3750. Un superamento di questo livello aprirebbe la strada verso l’area di CAD 1,3800.
AUD/USD: price action negativa
Il dollaro australiano ha mostrato un’azione di prezzo particolarmente debole. Dopo aver raggiunto un massimo a quattro giorni vicino a 0,7125 (dove scadono opzioni per 885 milioni di AUD), ha invertito bruscamente chiudendo sotto il minimo di martedì a circa 0,7050, scivolando fino a 0,7020. L’Aussie deve superare 0,7075 per attenuare il segnale ribassista della bearish outside down day di ieri; in caso contrario, potrebbe tornare verso la parte bassa del range mensile intorno a 0,6945-0,6955. Sul fronte dei dati, il mercato del lavoro australiano di febbraio è stato misto: quasi 49.000 nuovi posti creati, ma interamente part-time, a fronte di una perdita di 30.500 posizioni full-time. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,3% dal 4,1%, anche per effetto dell’aumento del tasso di partecipazione al 66,9%.
Mercati emergenti sotto pressione
Peso messicano in difficoltà
Il peso messicano ha subito un duro colpo. La combinazione di risk-off e rialzo dei rendimenti USA ha spinto il dollaro da un minimo a cinque giorni di MXN 17,60 fino a superare MXN 17,87 a fine sessione. La bullish outside up day potrebbe segnalare un test dell’area di MXN 18,00 vista a inizio mese. Oggi il follow-through è stato assente, con il biglietto verde in lieve arretramento sotto MXN 17,78. Come atteso, la banca centrale brasiliana ha tagliato il tasso Selic di 25 punti base al 14,75%.
Yuan offshore e rupia indiana
Il dollaro ha superato i massimi di martedì contro lo yuan offshore, avvicinandosi a CNH 6,90 e proseguendo oggi fino a CNH 6,9075. Un superamento dell’area di CNH 6,9100 potrebbe segnalare un movimento verso la parte alta del range mensile vicino a CNH 6,9350. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY 6,8975. I mercati indiani sono chiusi per festività nazionale. Il dollaro ha toccato un record storico a INR 92,6350. Tra le vendite di equity indiane da parte di investitori esteri e la domanda di dollari da parte degli importatori, la rupia appare vulnerabile, ulteriormente indebolita dallo shock energetico e sui fertilizzanti legato al conflitto.
Equity, obbligazioni e materie prime: il quadro completo
Mercati azionari in calo generalizzato
L’indice MSCI Asia Pacific ha interrotto una serie positiva di tre sedute, con le principali borse in calo tra l’1,5% e il 3,4%. Solo mercati minori come Singapore, Malesia e Filippine hanno contenuto le perdite sotto l’1%. Lo Stoxx 600 europeo cede circa l’1,7%, quella che sarebbe la seconda perdita più ampia dall’inizio del conflitto. I futures sugli indici USA segnano perdite contenute dopo il ribasso di ieri.
Obbligazioni: nessun rifugio sicuro
I bond non offrono protezione oggi. I rendimenti sono saliti di 6-9 punti base nell’area Asia-Pacifico e di 4-9 punti base in Europa. Il rendimento del Treasury decennale USA, dopo il balzo di quasi 7 punti base di ieri, si attesta intorno al 4,27%, sostanzialmente invariato sulla settimana. Il biennale, dopo il balzo di 10 punti base, supera il 3,80%, circa 9 punti base più alto sulla settimana e oltre 40 punti base in più dall’inizio del conflitto.
Oro e argento in caduta libera
L’oro è in calo per la settima sessione consecutiva. Dopo il crollo del 3,75% di ieri, perde un ulteriore 2,5% oggi, toccando i minimi da inizio febbraio. L’argento è scivolato fino a circa 70 dollari, anch’esso ai livelli più bassi da inizio febbraio.
Dati macro in agenda: cosa monitorare
Con il meeting FOMC alle spalle e gli effetti del conflitto non ancora filtrati nei dati economici, i report odierni dagli Stati Uniti avranno probabilmente un impatto limitato al di là dell’effetto titolo. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione rappresentano una valutazione quasi in tempo reale del mercato del lavoro e nelle ultime tre settimane si sono mantenute stabili tra 213.000 e 214.000 unità. L’indagine Philadelphia Fed di marzo probabilmente mostrerà un deterioramento, ma è ancora troppo presto per catturare l’impatto del conflitto. Le vendite di nuove abitazioni di gennaio dovrebbero essere calate per il secondo mese consecutivo, con i tassi ipotecari vicini ai massimi annuali. Il dato sulla ricchezza netta delle famiglie del quarto trimestre 2025 difficilmente muoverà i mercati: nel periodo, le azioni sono salite, i rendimenti obbligazionari sono leggermente aumentati e i prezzi delle case sono scesi marginalmente.

