Il dollaro si muove in range ristretto in attesa dei dati sull’occupazione

Il dollaro statunitense sta attraversando una fase di consolidamento, scambiando con variazioni contenute rispetto alle principali valute del G10. L’attenzione degli operatori è rivolta ai dati sull’occupazione americana in uscita venerdì, un appuntamento che storicamente genera elevata volatilità sui mercati valutari. Un elemento di particolare interesse riguarda la possibile pronuncia della Corte Suprema degli Stati Uniti sulla legittimità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump attraverso i poteri di emergenza. La maggior parte degli analisti prevede che l’alta corte dichiari tali tariffe eccedenti i poteri presidenziali, in violazione della dottrina delle “major questions”. Questo non fermerà gli sforzi protezionistici americani, ma li reindirizzerà attraverso altri canali legislativi.

Analisi tecnica delle principali coppie valutarie

EUR/USD: pressione ribassista sotto la media mobile

L’euro ha toccato un massimo ieri in prossimità di $1,1745, dove si trovava la media mobile a 20 giorni, per poi essere venduto fino a circa $1,1685. Le perdite si sono estese oggi leggermente sotto $1,1675, mantenendosi comunque sopra il minimo di lunedì vicino a $1,1660. L’area di $1,1650 corrisponde a un obiettivo di ritracciamento del rally dell’euro partito da fine novembre. Opzioni per 685 milioni di euro a $1,1725 scadono nella giornata odierna.

USD/JPY: il dollaro resta confinato nel range

Il biglietto verde rimane nel range registrato lunedì contro lo yen (circa ¥156,10-¥157,30), oscillando oggi tra ¥156,30 e ¥156,80. Le opzioni in scadenza sembrano porre un tetto al dollaro a ¥157, con $1,33 miliardi in scadenza oggi e altri $2,88 miliardi domani.

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GBP/USD: sterlina in correzione dai massimi

La sterlina ha raggiunto quasi $1,3570 ieri, il livello più alto da metà settembre, prima di invertire la rotta verso $1,3490. Oggi ha segnato un nuovo minimo marginale a $1,3485, ritracciando oltre la metà del rally dal minimo di lunedì al massimo di ieri. La media mobile a 20 giorni si trova più vicina a $1,3455.

USD/CAD: dollaro canadese sotto pressione

Il dollaro USA ha esteso i guadagni oltre CAD1,3825, raggiungendo il miglior livello dal 10 dicembre. Tuttavia, i venditori sono emersi nella sessione europea, riportando il cambio verso CAD1,3800. Per segnalare un massimo definitivo, il dollaro deve essere venduto sotto CAD1,3750-55.

AUD/USD: dollaro australiano ai massimi da ottobre 2024

Il dollaro australiano ha esteso i guadagni nella sessione locale superando leggermente $0,6765, raggiungendo il miglior livello da ottobre 2024. Parte degli acquisti potrebbe essere correlata alla scadenza di opzioni a $0,6700 per A$400 milioni oggi e A$1,05 miliardi a $0,6735 domani.

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Mercati emergenti: focus su peso messicano e yuan cinese

Il dollaro rimane nel range di lunedì contro il peso messicano (circa MXN17,8720-MXN18,0365), continuando a consolidare in un intervallo ristretto tra MXN17,9630 e MXN17,9955. Per la prima volta questa settimana, la PBOC ha fissato il tasso di riferimento del dollaro più alto (CNY7,0187 contro CNY7,0173 di ieri). Il dollaro ha toccato un nuovo massimo dalla fine di dicembre contro lo yuan offshore, intorno a CNH6,9930. Il biglietto verde scambia più debole contro la rupia indiana dopo che la Reserve Bank of India è intervenuta per compensare i deflussi di capitale, mentre i colloqui con gli USA non hanno portato a una riduzione dei dazi elevati.

Mercati azionari e obbligazionari: quadro misto

I mercati azionari globali mostrano un andamento contrastato. Le tensioni sino-giapponesi in escalation sembrano frenare le vendite nei grandi magazzini giapponesi a causa del rallentamento del turismo dalla Cina. Lo Stoxx 600 europeo tenta di estendere l’avanzata per la quarta sessione consecutiva. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti europei sono in calo di 3-4 punti base, mentre i Gilt britannici guidano il movimento con un ribasso di quasi sette punti base, portando il rendimento vicino al 4,42%, il minimo da novembre. Il rendimento del Treasury decennale scende di oltre tre punti base al 4,14%.

Materie prime e petrolio: Venezuela al centro dell’attenzione

Oro e argento scambiano pesanti, fenomeno che alcuni collegano al ribilanciamento degli indici di settore. La notizia che gli USA preleveranno e venderanno circa $2,8 miliardi di petrolio venezuelano ha inizialmente spinto il WTI di febbraio sotto $56, per poi recuperare verso $57. L’Arabia Saudita ha annunciato l’apertura dei propri mercati agli investitori stranieri senza requisiti di qualificazione a partire dal 1° febbraio, un passo importante verso l’integrazione nei mercati dei capitali globali.

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Dati macroeconomici in agenda

Stati Uniti

I report più rilevanti includono la stima ADP sull’occupazione privata e l’ISM servizi di dicembre. La previsione mediana indica un aumento di 50.000 posti di lavoro dopo la perdita di 32.000 a novembre. L’ISM servizi dovrebbe essere leggermente sceso dopo il 52,6 di novembre, il massimo da febbraio scorso.

Eurozona

L’inflazione preliminare di dicembre è risultata in linea con le attese al 2,0% annuo, in calo dal 2,1% di novembre. Il dato core è sceso al 2,3% dal 2,4%. La Germania ha registrato un’inflazione armonizzata del 2,2%, la Francia dello 0,7%, la Spagna del 3,0% e l’Italia dell’1,2%.