Il Dollar Index mantiene la posizione mentre i dati PCE rafforzano il dibattito sul taglio dei tassi

Il Dollar Index (DXY) ha registrato un lieve rialzo raggiungendo quota 97,987 giovedì, dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione PCE in linea con le attese. Nonostante i dati inflazionistici abbiano rispettato le previsioni, l’attenzione degli investitori resta concentrata sulle prossime mosse della Federal Reserve e sulle reazioni della curva dei rendimenti, mentre il dollaro continua a muoversi all’interno di una zona di ritracciamento cruciale. Alle 14:06 GMT, il Dollar Index (DXY) scambiava a 97,935, in rialzo di 0,038 punti (+0,04%).

L’indicatore preferito dalla Fed rispetta le attese, ma l’inflazione rallenta abbastanza?

Il PCE headline di luglio ha mostrato un incremento dello 0,2% su base mensile, in calo rispetto allo 0,3% di giugno. Su base annuale, l’inflazione si è mantenuta stabile al 2,6%. Il Core PCE, che esclude alimentari ed energia, è salito dello 0,3% mensile e del 2,9% annuale, allineandosi alle stime ma senza mostrare rallentamenti rispetto al ritmo di giugno. Questa stabilità sta generando reazioni contrastanti nel mercato. “Questo report non riduce le probabilità di un taglio a settembre, ma non rafforza nemmeno le argomentazioni a favore”, ha dichiarato Michael Lorizio di Manulife. L’attenzione della Fed si sposta ora sui dati CPI e PPI di settembre, che potrebbero influenzare decisamente le aspettative prima della decisione del FOMC.

I rendimenti salgono mentre le tensioni Trump-Fed aggiungono incertezza

I mercati obbligazionari hanno reagito con moderazione alla pubblicazione. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito di 2,7 punti base al 4,234%, mentre quello a 30 anni ha guadagnato 4,1 punti base raggiungendo il 4,913%. Il rendimento a 2 anni è rimasto sostanzialmente invariato al 3,637%. Sebbene non si tratti di un repricing significativo, l’inclinazione al rialzo dei rendimenti a lungo termine suggerisce persistenti incertezze sulla tenacia dell’inflazione e sulla determinazione della Fed. Nel frattempo, le pressioni politiche sulla banca centrale hanno aggiunto un ulteriore elemento di complessità. Il tentativo del Presidente Trump di rimuovere la Governatrice Lisa Cook ha scatenato azioni legali e sollevato interrogativi sull’indipendenza della banca centrale. Un’eventuale rimozione potrebbe permettere a Trump di rimodellare il Board con membri orientati verso politiche più accomodanti, influenzando potenzialmente l’orientamento futuro della politica monetaria.

La spesa rimbalza mentre il reddito reale sostiene il dollaro

La spesa in beni durevoli ha registrato un balzo a luglio, trainata dagli acquisti di automobili, mentre il reddito reale al netto dei trasferimenti – un indicatore chiave per prevedere le recessioni – ha mostrato un solido incremento. Secondo Brian Jacobsen di Annex Wealth, la debolezza di maggio e giugno derivava dai timori legati ai dazi, ma luglio ha offerto segnali di potenziale ripresa. Questa resilienza economica fornisce supporto al dollaro, anche mentre si consolidano le probabilità di un taglio dei tassi.

DXY naviga nella zona 98,317-97,859 in attesa di maggiore chiarezza direzionale

Il Dollar Index rimane intrappolato all’interno di una fascia di ritracciamento critica, oscillando tra la resistenza a 98,317 e il supporto a 97,859. Il prezzo si mantiene al di sotto della media mobile semplice a 50 giorni posizionata a 98,000, con i rialzisti che necessitano di una chiusura sopra 98,317 per testare nuovamente i livelli di 98,834 e 99,320. Una rottura al di sotto di 97,859 esporrebbe il mercato a ribassi verso 97,556 e 97,109. Fino a quando non arriveranno il prossimo report sull’occupazione, i dati CPI o un cambiamento sostanziale nelle indicazioni della Fed, il DXY probabilmente continuerà a consolidare all’interno di questa fascia di trading.

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