Il dollaro come unico rifugio: cosa sta succedendo sui mercati

Se questo scenario ricorda un conflitto globale su larga scala, il mondo vuole dollari. Il biglietto verde si è rafforzato su tutta la linea, mentre praticamente ogni altra asset class è in difficoltà. I tradizionali beni rifugio — oro, franco svizzero e Treasury statunitensi — sono tutti in calo. I mercati azionari subiscono vendite pesanti e il rialzo del petrolio sta mettendo sotto pressione i mercati obbligazionari. La crisi in Medio Oriente è l’unico driver fondamentale che conta in questo momento. La nebbia di guerra rende estremamente difficile ottenere una prospettiva chiara e affidabile. Con l’escalation militare in atto, è arduo intravedere una via d’uscita o una de-escalation nel breve termine. L’incertezza è ai massimi livelli, i dati macroeconomici ad alta frequenza perdono di rilevanza e attenersi a una disciplina rigorosa di gestione del rischio rappresenta probabilmente il consiglio più saggio in queste condizioni.

Valute G10: il dollaro avanza su tutti i fronti

EUR/USD: l’euro sotto pressione verso area 1,1580

L’euro è stato venduto fino a quasi 1,1670 dollari nella sessione nordamericana, un livello che corrisponde approssimativamente al minimo del 22 gennaio e alla media mobile a 200 giorni, sotto la quale la moneta unica non ha chiuso da un anno. Nella sessione asiatica il cambio si è mantenuto sotto 1,1710 prima di subire un’ulteriore gamba ribassista fino a circa 1,1580. Da segnalare la scadenza odierna di opzioni per 1,8 miliardi di euro con strike a 1,1575, un livello che potrebbe fungere da magnete per i prezzi.

USD/JPY: test dei massimi mensili verso quota 158

Il dollaro è salito fino a 157,75 yen nella sessione nordamericana, sostenuto dal balzo di quasi 12 punti base dei rendimenti dei Treasury decennali statunitensi. Il biglietto verde ha testato il massimo registrato il mese scorso e si è spinto fino a quasi 158 yen. Esiste una fascia di congestione che si estende da circa 158 fino al massimo di gennaio vicino a 159,45. Il timore di un intervento da parte delle autorità giapponesi si è notevolmente attenuato, lasciando spazio a ulteriori rialzi del cambio.

GBP/USD: sterlina in caduta libera sotto 1,33

La sterlina aveva già registrato una bearish outside down day giovedì scorso, negoziando su entrambi i lati del range della sessione precedente e chiudendo sotto il minimo. Dopo una fase di consolidamento prima del weekend, la valuta britannica è stata venduta aggressivamente, raggiungendo circa 1,3315 dollari nella tarda sessione asiatica. Il recupero si è fermato vicino a 1,3425 in Europa prima di una nuova discesa fino a quasi 1,3265. L’area di 1,3200 corrisponde approssimativamente al ritracciamento del 38,2% del rally dal minimo di gennaio 2025 (circa 1,21). La banda di Bollinger inferiore si trova vicino a 1,3345, mentre il livello a tre deviazioni standard dalla media mobile a 20 giorni è intorno a 1,3250, segnalando condizioni di ipervenduto estremo.

USD/CAD: il dollaro canadese resiste sopra 1,37

Il dollaro statunitense era sceso a un minimo di due settimane contro il dollaro canadese prima del weekend, vicino a CAD 1,3625. Ha poi recuperato fino a quasi CAD 1,3720, fermandosi appena sotto il massimo settimanale di circa 1,3725. Nonostante le numerose violazioni intraday delle ultime settimane, il biglietto verde non è riuscito a chiudere stabilmente sopra CAD 1,3700. Sopra 1,3725, il prossimo obiettivo tecnico si colloca intorno a CAD 1,3760.

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AUD/USD: il dollaro australiano inverte la rotta nonostante la RBA hawkish

Il dollaro australiano ha oscillato tra circa 0,7035 e 0,7115, chiudendo vicino al livello di apertura e leggermente sopra la media mobile a 20 giorni (circa 0,7065), come accade dalla metà di gennaio. Tuttavia, nonostante i commenti hawkish della governatrice della RBA Bullock, l’aussie sta registrando una outside down day, negoziando su entrambi i lati del range precedente e scendendo sotto il minimo di ieri. Opzioni per 585 milioni di dollari australiani con strike a 0,7020 scadono oggi. Una rottura dell’area 0,6990 potrebbe innescare perdite verso 0,6955 e successivamente 0,6900.

Valute emergenti: peso messicano, yuan e real sotto pressione

USD/MXN: il peso messicano cede terreno

Il dollaro ha raggiunto quasi MXN 17,40, il livello migliore in tre settimane. La perdita del peso di circa lo 0,55% lo ha comunque reso una delle valute emergenti con la migliore performance relativa. Il biglietto verde ha chiuso sopra MXN 17,30, dove erano stati registrati i recenti massimi, e gli acquisti successivi lo hanno spinto fino a quasi MXN 17,53. I massimi del mese scorso si collocano nell’area 17,56-17,57.

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USD/CNH: lo yuan offshore ai minimi da febbraio

Il dollaro è salito di quasi lo 0,6% contro lo yuan offshore, il maggior guadagno giornaliero dallo scorso aprile. Il cambio ha raggiunto quasi CNH 6,9135, il livello più alto dall’11 febbraio, chiudendo sopra la media mobile a 20 giorni (circa 6,8985) per la prima volta da novembre. Il biglietto verde si è spinto fino a CNH 6,9150, con il prossimo livello tecnico importante vicino a CNH 6,95. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento in netto ribasso (circa 0,20%) a CNY 6,9088 rispetto a 6,9226 del giorno precedente, una mossa chiaramente volta a limitare il rialzo del dollaro e contenere la svalutazione dello yuan.

USD/BRL: il real brasiliano tra politica e politica monetaria

Prima del weekend, il dollaro era sceso al livello più basso contro il real brasiliano dalla metà del 2024, a circa BRL 5,1160. Un sondaggio recente ha mostrato che Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente incarcerato, è in un testa a testa virtuale con il presidente Lula in una simulazione del ballottaggio delle elezioni di ottobre. Nella corsa al rialzo del dollaro, il biglietto verde ha raggiunto BRL 5,2140, un massimo di sei giorni, prima di stabilizzarsi intorno a BRL 5,17. La banca centrale brasiliana ha segnalato che manterrà il tasso Selic al 15% quando si riunirà nuovamente il 18 marzo.

India: mercati chiusi per festività nazionale

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I mercati indiani sono rimasti chiusi per una festività nazionale, riducendo la liquidità complessiva nella regione Asia-Pacifico.

Mercati azionari e obbligazionari: sell-off generalizzato

Il sell-off azionario si sta intensificando. Gli indici giapponesi hanno perso il 3%, ma la flessione più drammatica nella regione Asia-Pacifico è stata quella del Kospi sudcoreano, crollato di circa il 7,25%. Solo alcuni mercati minori della regione sono riusciti a chiudere in positivo. Lo Stoxx 600 europeo cede oltre il 3% e i futures sugli indici statunitensi segnano ribassi compresi tra l’1,7% e il 2,3%. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei titoli decennali sono in forte rialzo: il JGB giapponese sale di quasi 6 punti base, il decennale australiano di quasi 14 punti base. I rendimenti europei avanzano di 9-15 punti base, mentre il Treasury decennale USA guadagna quasi 7 punti base portandosi al 4,10%.

Materie prime: oro in calo, petrolio in forte rialzo

Persino l’oro non sta funzionando come bene rifugio. Dopo essersi avvicinato ai 5.420 dollari l’oncia, è sceso sotto i 5.200 dollari nella tarda mattinata europea. L’argento estende le perdite, scivolando sotto gli 80 dollari dopo aver toccato circa 86,50 dollari nella sessione precedente. Il WTI con consegna ad aprile è salito di quasi il 6,3% nella sessione precedente, chiudendo vicino a 71,25 dollari. Il rialzo complessivo sfiora l’8%, con il prezzo che ha superato i 77,25 dollari prima di ritracciare leggermente sotto i 77 dollari a metà giornata in Europa. Sebbene gli Stati Uniti siano un grande produttore di petrolio, sono anche un consumatore intensivo: un’analisi preliminare mostra che il consumo di petrolio per unità di PIL negli USA è superiore a quello di Giappone, Germania, Francia e Regno Unito, ma inferiore a quello del Canada.

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Dati macroeconomici e banche centrali: cosa monitorare

Stati Uniti: vendite auto e dichiarazioni Fed

Le vendite di auto di febbraio negli Stati Uniti verranno pubblicate nel corso della sessione. Le attese sono per un rimbalzo dopo un gennaio eccezionalmente debole, quando il ritmo annualizzato destagionalizzato è sceso a 14,85 milioni di veicoli, il livello più basso da marzo 2023. Le vendite di veicoli hanno registrato una media di circa 16,12 milioni al mese nel 2025, in miglioramento rispetto ai 15,77 milioni del 2024. Intervengono i membri della Fed Williams e Kashkari, in un contesto in cui i futures sui Fed funds scontano ora pienamente il prossimo taglio dei tassi a settembre anziché luglio, riflettendo un atteggiamento più cauto del mercato sulle tempistiche dell’allentamento monetario.

Eurozona: inflazione in risalita

L’inflazione preliminare di febbraio nell’eurozona si è attestata all’1,9%, in rialzo rispetto all’1,7% di gennaio e superiore alle attese. Il dato core è salito al 2,4% dal 2,2%, un segnale che potrebbe complicare i piani di allentamento della BCE e alimentare il dibattito sulla tempistica dei prossimi tagli dei tassi.

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Australia: deficit delle partite correnti e PIL in arrivo

L’Australia ha registrato un deficit delle partite correnti di 21,1 miliardi di dollari australiani nel quarto trimestre, con il dato del terzo trimestre rivisto al rialzo a 18,3 miliardi da 16,6 miliardi. Le esportazioni nette hanno sottratto lo 0,1% al PIL. Il PIL del quarto trimestre 2025 sarà pubblicato domani, con una previsione mediana di espansione dello 0,7% dopo lo 0,4% del terzo trimestre. I permessi edilizi sono crollati inaspettatamente del 7,2% a gennaio, dopo un precipitoso calo del 14,9% a dicembre 2025. La governatrice della RBA Bullock ha avvertito che la banca centrale sta esaurendo la pazienza con l’inflazione e che ogni riunione è potenzialmente decisiva. Le probabilità di un rialzo dei tassi il 17 marzo sono balzate da meno del 5% al 40%.

Giappone: mercato del lavoro e profitti aziendali

Il tasso di disoccupazione giapponese è salito al 2,7% a gennaio dal 2,6% di dicembre, mentre il rapporto offerte di lavoro/candidati è sceso a 1,18 da 1,20 rivisto. I profitti aziendali sono cresciuti del 4,7% su base annua nel quarto trimestre 2025, dopo il balzo del 19,7% nel terzo trimestre. Dato particolarmente rilevante, gli investimenti in conto capitale (capex) sono aumentati del 6,5% su base annua, in accelerazione dal 2,9% del trimestre precedente. Escludendo il software, la crescita è stata del 7,3%. Questi dati suggeriscono che il PIL del quarto trimestre potrebbe essere rivisto al rialzo la prossima settimana rispetto alla stima iniziale dello 0,1% trimestre su trimestre, un segnale incoraggiante per la ripresa economica giapponese.

Prospettive operative: disciplina e gestione del rischio al primo posto

In un contesto dominato dall’incertezza geopolitica, dove il dollaro si conferma l’unico vero porto sicuro e i tradizionali beni rifugio vacillano, la priorità per gli operatori di mercato deve essere una gest