Trump rilancia i dazi globali al 15%: l’Europa denuncia il caos commerciale
La tensione tra Stati Uniti ed Europa è tornata a livelli critici dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato nel fine settimana l’introduzione di un nuovo dazio universale del 15% su tutte le importazioni, scatenando reazioni durissime da parte dei partner commerciali europei e britannici. La mossa arriva in un momento particolarmente delicato per il commercio internazionale e rischia di compromettere gli accordi faticosamente raggiunti nei mesi precedenti.
La sentenza della Corte Suprema e la risposta immediata di Trump
La decisione presidenziale è stata innescata dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che venerdì ha dichiarato incostituzionale la precedente politica tariffaria globale implementata nella primavera del 2025, quella che aveva profondamente alterato l’ordine commerciale internazionale. Trump ha reagito immediatamente, annunciando inizialmente un dazio universale del 10% basato su un diverso quadro giuridico, per poi innalzare l’aliquota al 15%, il massimo consentito dalla legge senza approvazione del Congresso. Questa soglia può restare in vigore per un massimo di 150 giorni, dopodiché sarà necessario il via libera parlamentare. “Efficaci immediatamente”, ha scritto Trump in un post su Truth Social sabato, confermando l’entrata in vigore dei nuovi dazi senza alcun periodo di transizione.
La reazione dell’Europa: richiesta di chiarezza e minaccia di sospensione degli accordi
Il Parlamento Europeo chiede risposte
La risposta europea non si è fatta attendere. Bernd Lange, presidente della commissione per il Commercio Internazionale del Parlamento Europeo, ha definito la situazione come “puro caos tariffario da parte dell’amministrazione statunitense”. “Nessuno riesce più a capirci nulla — solo domande aperte e incertezza crescente per l’UE e gli altri partner commerciali degli USA”, ha scritto Lange sulla piattaforma X, sollevando un interrogativo cruciale: “I nuovi dazi non costituiscono forse una violazione dell’accordo?”. La commissione per il Commercio del Parlamento Europeo ha convocato una riunione d’emergenza per lunedì, durante la quale Lange ha annunciato che proporrà la sospensione dell’implementazione dell’accordo commerciale UE-USA fino a quando il blocco non avrà ottenuto una valutazione giuridica completa e impegni chiari da parte di Washington.
La posizione della Commissione Europea e dei governi nazionali
La Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione in cui ha ribadito che “un accordo è un accordo”, sottolineando l’aspettativa che gli Stati Uniti onorino i propri impegni, così come l’UE rispetta i propri. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha anticipato che ci sarà “una posizione europea molto chiara” in vista della sua visita alla Casa Bianca prevista per inizio marzo, pur rimandando alla Commissione di Bruxelles la definizione della risposta ufficiale del blocco. Sul fronte francese, il ministro del Commercio Nicolas Forissier ha assunto un tono più combattivo, esortando i membri dell’UE a non essere ingenui e ad adottare un approccio unitario contro la nuova posizione commerciale della Casa Bianca, come riportato dal Financial Times.
Il Regno Unito in una posizione particolarmente vulnerabile
Anche Londra ha espresso preoccupazione per le implicazioni dei nuovi dazi sul proprio accordo commerciale con Washington. L’intesa precedente prevedeva un’aliquota base del 10%, che aveva garantito al Regno Unito un vantaggio competitivo rispetto ai vicini europei, soggetti al 15%. Con il nuovo dazio universale al 15%, questo vantaggio rischia di essere completamente annullato. Un portavoce del governo britannico ha dichiarato: “In qualsiasi scenario, ci aspettiamo che la nostra posizione commerciale privilegiata con gli USA continui e lavoreremo con l’amministrazione per comprendere come la sentenza influenzerà i dazi per il Regno Unito e il resto del mondo”.
L’impatto in numeri: chi perde e chi guadagna
Secondo l’analisi di Global Trade Alert, l’osservatorio svizzero sul commercio internazionale, l’impatto dei nuovi dazi è tutt’altro che uniforme:
- Regno Unito: aumento medio ponderato dei dazi di +2,1 punti percentuali, il più penalizzato tra gli alleati occidentali.
- Unione Europea: incremento di +0,8 punti percentuali, relativamente contenuto dato che l’aliquota resta al 15%.
- Brasile: riduzione di -13,6 punti percentuali, tra i maggiori beneficiari del nuovo regime.
- Cina: calo di -7,1 punti percentuali, un paradosso che non è sfuggito agli osservatori.
Questo scenario evidenzia un’anomalia significativa: gli alleati più stretti degli Stati Uniti risultano i più penalizzati, mentre paesi considerati rivali strategici vedono migliorare la propria posizione tariffaria.
Washington rassicura: gli accordi restano validi
Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha cercato di placare le tensioni domenica, affermando che la politica commerciale del presidente non è cambiata nella sostanza e che gli accordi stipulati la scorsa estate restano in vigore. “La politica del presidente doveva continuare. È per questo che hanno firmato questi accordi, anche mentre il contenzioso legale era in corso. Stiamo avendo conversazioni attive con i nostri partner”, ha dichiarato Greer a CBS Face the Nation. “Non ho ancora sentito nessuno venire da me a dire: ‘l’accordo è saltato’. Vogliono vedere come si evolve la situazione”, ha aggiunto. Sul piano tecnico, per l’UE la situazione tariffaria non cambia formalmente: il nuovo dazio del 15% coincide con l’aliquota prevista dall’accordo commerciale. Restano inoltre in vigore le esenzioni per farmaceutici, minerali critici, fertilizzanti e alcuni prodotti agricoli, mentre i dazi su auto e acciaio rimangono invariati.
I mercati reagiscono: nervosismo e incertezza dominano le piazze europee
I mercati europei hanno aperto in ribasso lunedì, riflettendo il nervosismo degli investitori di fronte all’ennesima svolta nella politica commerciale americana. La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha lanciato un avvertimento significativo domenica, sottolineando che le relazioni commerciali transatlantiche potrebbero subire danni seri a causa dell’incertezza. “È di importanza critica che tutti gli operatori commerciali, sia fuori che dentro gli Stati Uniti, abbiano chiarezza sul futuro delle relazioni”, ha dichiarato Lagarde a CBS. “È un po’ come guidare: vuoi conoscere le regole della strada prima di salire in macchina. Lo stesso vale per il commercio”. Lagarde ha avvertito che se la nuova politica tariffaria “scuote l’intero equilibrio a cui gli operatori commerciali si erano abituati, porterà sicuramente a disruzioni nel business”.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Tina Fordham, fondatrice di Fordham Global Foresight, ha offerto una lettura particolarmente lucida della situazione: “Questa è un’amministrazione che non riflette troppo sugli effetti di secondo e terzo ordine. Quello che stiamo vedendo è che i paesi che hanno cercato di muoversi per primi e ottenere un accordo vantaggioso vengono ora penalizzati”. I prossimi giorni saranno decisivi. La riunione d’emergenza del Parlamento Europeo di lunedì potrebbe segnare l’inizio di una fase di confronto aperto tra Bruxelles e Washington. Nel frattempo, il limite dei 150 giorni imposto dalla legge americana per i dazi senza approvazione congressuale introduce un elemento di incertezza temporale che complica ulteriormente le previsioni. Per gli investitori e gli operatori del forex, il messaggio è chiaro: la volatilità sui mercati valutari e azionari è destinata a restare elevata finché non emergerà un quadro normativo stabile. Il rapporto EUR/USD e GBP/USD saranno tra le coppie valutarie più sensibili a ogni sviluppo nelle trattative commerciali transatlantiche, rendendo essenziale un monitoraggio costante degli aggiornamenti politici da entrambe le sponde dell’Atlantico.

