Le minacce tariffarie di Trump non scuotono i mercati asiatici
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato le tensioni commerciali con la Corea del Sud, dichiarando attraverso la sua piattaforma Truth Social che Seoul “non sta rispettando gli accordi con gli USA”. Questa mossa segue le minacce del fine settimana di imporre dazi del 100% sulle importazioni canadesi, qualora il Canada dovesse perseguire accordi commerciali più stretti con la Cina. Tuttavia, la reazione dei mercati è stata sorprendentemente contenuta. L’indice KOSPI sudcoreano ha raggiunto nuovi massimi storici durante la sessione asiatica, ignorando completamente le minacce tariffarie. Anche il dollaro canadese non ha mostrato movimenti significativi, suggerendo che gli investitori stiano ormai scontando una certa dose di retorica protezionistica senza tradurla in posizionamenti aggressivi.
Calendario economico: attenzione puntata sulla Fed
Una giornata di transizione prima degli eventi chiave
Il calendario macroeconomico odierno si presenta relativamente scarno, con pochi eventi di primo livello. L’unico dato rilevante è l’indice di fiducia dei consumatori di gennaio del Conference Board, in pubblicazione alle 16:00 ora italiana. Tuttavia, l’attenzione degli operatori è già proiettata verso gli appuntamenti cruciali di domani: la riunione della Federal Reserve e i dati sull’inflazione australiana.
Fed: tassi fermi, ma Powell sotto i riflettori
Per quanto riguarda la Fed, il mantenimento dei tassi nell’intervallo 3,50% – 3,75% è praticamente scontato. Il vero market mover sarà la conferenza stampa del Presidente Jerome Powell, dalla quale gli investitori cercheranno indicazioni sulla traiettoria futura della politica monetaria. È probabile che Powell eviti di sbilanciarsi su tempistiche specifiche, rimandando ogni decisione alle prossime riunioni. Un elemento di incertezza aggiuntivo riguarda le recenti pressioni politiche sull’indipendenza della Fed: non sarebbe sorprendente se la prima domanda della conferenza stampa vertesse proprio su questo tema, considerando le recenti minacce legali. Scenario di mercato: se Powell dovesse difendere con fermezza l’indipendenza della banca centrale, respingendo le pressioni politiche, potremmo assistere a un rafforzamento del dollaro nel breve termine. Al contrario, segnali di apertura verso un allentamento graduale potrebbero innescare ulteriori vendite sul biglietto verde.
Inflazione australiana: il dato che potrebbe sigillare il rialzo dei tassi
In vista della pubblicazione dei dati CPI australiani di domani, i mercati stanno prezzando una probabilità del 60% che la Reserve Bank of Australia proceda con un rialzo di 25 punti base alla riunione di febbraio. Questa aspettativa è stata alimentata dai recenti dati occupazionali particolarmente robusti.
Scenari possibili per il dollaro australiano
Un dato inflazionistico solido consoliderebbe le aspettative di rialzo, generando un impulso rialzista sull’AUD. Tuttavia, il vero rischio per i trader è rappresentato da una sorpresa al ribasso: dato che gli economisti prevedono un’inflazione ancora elevata, un dato significativamente inferiore alle attese potrebbe innescare una violenta chiusura delle posizioni lunghe sul dollaro australiano.
Panoramica dei mercati finanziari
Equity USA in territorio positivo
I principali indici azionari statunitensi hanno chiuso la sessione di lunedì in rialzo. L’S&P 500 ha guadagnato 34 punti (+0,5%), attestandosi a quota 6.950, mentre il Nasdaq 100 ha aggiunto 107 punti (+0,4%), raggiungendo i 25.713. A livello settoriale, i guadagni si sono concentrati nel comparto tecnologico, mentre i beni di consumo discrezionali hanno registrato le performance peggiori.
Forex: lo yen rallenta, il dollaro resta debole
Sul mercato valutario, il ritmo degli acquisti sullo yen si è attenuato dopo il brusco calo di USD/JPY di venerdì, alimentato da voci di un intervento coordinato tra Stati Uniti e Giappone. Durante la sessione asiatica, la coppia ha recuperato gran parte delle perdite di lunedì, salendo dello 0,2%. Il Dollar Index ha chiuso in calo dello 0,4%, formando una candela di indecisione. Il minimo del 2026 a 96,22 rimane un livello chiave: una rottura al ribasso potrebbe aprire la strada verso target che non si vedevano dall’inizio del 2022. Il trend ribassista del dollaro resta intatto, e la strategia di vendere i rimbalzi continua a essere il tema dominante.
Metalli preziosi: rally parabolico per oro e argento
Sia l’oro spot che l’argento hanno registrato un’altra seduta di forti guadagni, sostenuti dalla debolezza del dollaro, dalle aspettative di allentamento della Fed, dalle preoccupazioni sul debito pubblico e dalle tensioni geopolitiche. L’oro ha superato la soglia psicologica dei 5.000 dollari, raggiungendo un massimo storico oltre i 5.100 dollari, prima di ritracciare e chiudere lontano dai massimi. Dal punto di vista tecnico, la candela giornaliera ha formato una shooting star ribassista, segnale che potrebbe indicare un’inversione di breve termine. Nonostante ciò, il metallo giallo guadagna l’1,3% nella sessione odierna. L’argento ha seguito una dinamica simile, toccando il record storico di 117,73 dollari prima di ripiegare. La sessione odierna segna un rialzo del 5,2%. La performance dell’argento nel 2026 è stata semplicemente straordinaria: oltre il 50% di guadagno da inizio anno, e non siamo ancora entrati in febbraio.
