La BCE mantiene i tassi invariati in un clima di crescente incertezza geopolitica

La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere i tassi di interesse invariati nell’ultima riunione di politica monetaria, dichiarando che il conflitto in Iran ha reso le prospettive economiche “significativamente più incerte”. Una decisione ampiamente attesa dai mercati, ma accompagnata da un cambio di tono che ha immediatamente influenzato le aspettative degli operatori finanziari. I responsabili della politica monetaria hanno sottolineato come il conflitto abbia generato rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica, spingendo i trader ad aumentare le scommesse su possibili rialzi dei tassi da parte della BCE nel corso del 2026.

L’impatto del conflitto sull’inflazione e sull’energia

Secondo la BCE, la guerra in corso avrà un impatto materiale sull’inflazione nel breve termine attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia. Le implicazioni a medio termine dipenderanno invece dall’intensità e dalla durata del conflitto, nonché dal modo in cui i rincari energetici si trasmetteranno ai prezzi al consumo e all’economia reale. Prima dell’inizio delle ostilità in Iran, alla fine di febbraio 2026, le banche centrali europee beneficiavano di un quadro inflazionistico più favorevole, con tassi di interesse che sembravano destinati a restare stabili o a continuare la loro discesa. Il conflitto ha però stravolto l’equilibrio economico, minacciando le forniture energetiche europee, la crescita e le prospettive sui prezzi al consumo.

Revisione al rialzo delle previsioni di inflazione

I dati flash più recenti di Eurostat indicavano un’inflazione nell’eurozona all’1,9% a febbraio 2026, in aumento rispetto all’1,7% di gennaio. Numeri ancora vicini al target del 2% della BCE, ma destinati a peggiorare. La banca centrale ha infatti rivisto al rialzo le aspettative di inflazione a medio termine:

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  • 2026: inflazione media prevista al 2,6% (rispetto al dato appena sotto il 2% stimato a dicembre)
  • 2027: inflazione media prevista al 2,0%
  • 2028: inflazione media prevista al 2,1%

La revisione è stata attribuita principalmente al rialzo dei prezzi energetici provocato dal conflitto.

Lagarde cambia tono: “Non siamo più in una buona posizione”

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Nella riunione di febbraio, la presidente della BCE Christine Lagarde aveva ripetuto che le prospettive economiche dell’eurozona erano “in una buona posizione”, pur invitando alla prudenza. Quella cautela si è rivelata fondata. Durante la conferenza stampa successiva all’annuncio, Lagarde ha corretto il tiro in modo significativo: “Partiamo da una buona base, ma non sto dicendo che siamo in una buona posizione. Dico che siamo ben posizionati e ben equipaggiati per affrontare lo sviluppo di uno shock importante che si sta dispiegando”, ha dichiarato a CNBC.

Bank of England: tassi fermi al 3,75% con voto unanime

Anche la Bank of England ha scelto di mantenere il tasso di riferimento invariato al 3,75%, con una decisione unanime del Monetary Policy Committee. Prima dello scoppio del conflitto, i mercati si aspettavano un taglio dei tassi nella riunione di marzo, ma l’impennata dei prezzi energetici globali ha completamente ribaltato le aspettative. La BoE ha avvertito che il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento significativo dei prezzi globali dell’energia e di altre materie prime, con effetti diretti sui costi di carburante e utenze per le famiglie e indiretti attraverso i costi delle imprese.

Reazione dei mercati britannici

Il FTSE 100 di Londra ha ampliato le perdite dopo la decisione, registrando un calo del 2,5% a metà giornata. Sul fronte obbligazionario, il rendimento del gilt decennale è salito di 14 punti base al 4,874%, mentre quello del gilt biennale è aumentato di 20 punti base al 4,31%. Madison Faller, Global Investment Strategist di J.P. Morgan Private Bank, ha commentato che la BoE si trova in una posizione particolarmente delicata: “A differenza degli Stati Uniti, sostenuti da una crescita solida, o dell’Europa, che ha fatto progressi reali sulla disinflazione, la BoE cammina su un filo tra il sostegno a un’economia fiacca e il rischio di lasciar correre l’inflazione”. Solo poche settimane fa i mercati scommettevano su due tagli dei tassi; ora si preparano a fino a due rialzi nel corso del 2026.

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Banca Nazionale Svizzera: tassi fermi allo 0,00% e maggiore disponibilità a intervenire sul forex

La Swiss National Bank (SNB) ha mantenuto il tasso di riferimento allo 0,00%, annunciando però un elemento di novità significativo: la maggiore disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi nel contesto del conflitto mediorientale. L’obiettivo dichiarato è contrastare un eventuale apprezzamento rapido ed eccessivo del franco svizzero, che metterebbe a rischio la stabilità dei prezzi in Svizzera.

Le parole del presidente Schlegel

Il presidente della SNB, Martin Schlegel, ha spiegato che la banca centrale valuta la politica monetaria ogni trimestre e in quelle occasioni decide sull’utilizzo dei propri strumenti, inclusi i tassi di interesse e gli interventi sul forex. Schlegel ha precisato che qualsiasi intervento sarebbe motivato esclusivamente da ragioni di politica monetaria e non dalla ricerca di vantaggi competitivi per gli esportatori svizzeri. Ha inoltre sottolineato che la potenziale minaccia per l’economia elvetica dipende dalla durata del conflitto e dalla persistenza dei prezzi energetici elevati: “Se restano alti a lungo, potrebbero avere un impatto significativo sull’economia mondiale e, di conseguenza, anche sulla Svizzera”.

Riksbank svedese: tasso fermo all’1,75% con invito alla vigilanza

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Anche la Riksbank svedese ha mantenuto il tasso di riferimento invariato all’1,75%, indicando che il tasso dovrebbe restare a questo livello per un periodo prolungato, ma avvertendo che la guerra in Iran richiede massima vigilanza.

Scenari alternativi sul tavolo

Il governatore Erik Thedéen ha spiegato che, sebbene sia tentante “guardare oltre” lo shock petrolifero, i banchieri centrali devono essere pronti a cambiare rotta. “Non è così semplice dire ‘guardiamo oltre’… non sappiamo quanto durerà questo aumento dei prezzi del petrolio”, ha dichiarato. La Riksbank ha delineato uno scenario principale con inflazione leggermente più alta e crescita marginalmente più bassa, ma senza variazioni drammatiche nel percorso dei tassi. Tuttavia, sono stati elaborati anche due scenari alternativi che prevedono traiettorie dei tassi completamente diverse a seconda dell’evoluzione del conflitto. In Svezia, l’inflazione si attesta attualmente all’1,7%, ancora al di sotto del target del 2%, e le condizioni fondamentali per la ripresa economica restano favorevoli. Tuttavia, la guerra potrebbe frenare la crescita nel breve termine e spingere al rialzo l’inflazione attraverso i maggiori costi energetici, con effetti a cascata anche su altri prezzi.

Uno scenario inedito per le banche centrali europee

La giornata del giovedì ha evidenziato un allineamento senza precedenti tra le principali banche centrali europee: BCE, Bank of England, SNB e Riksbank hanno tutte optato per il mantenimento dei tassi, condividendo la stessa preoccupazione di fondo. Il conflitto in Iran ha creato un dilemma di politica monetaria particolarmente complesso: da un lato la necessità di contenere le pressioni inflazionistiche alimentate dai prezzi energetici, dall’altro il rischio di soffocare una crescita economica già fragile. Per gli investitori e gli operatori del forex, il messaggio è chiaro: la volatilità è destinata a restare elevata e le aspettative sui tassi di interesse potrebbero cambiare rapidamente in funzione dell’evoluzione geopolitica. In questo contesto, monitorare attentamente le dichiarazioni delle banche centrali e i dati sull’inflazione energetica diventa essenziale per orientare le proprie strategie di investimento.