La BCE mantiene la rotta ma l’euro forte complica lo scenario

La prossima riunione della Banca Centrale Europea si preannuncia più interessante del previsto. Sebbene non siano attese modifiche ai tassi di interesse, il recente apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro statunitense sta riaccendendo il dibattito interno al Consiglio direttivo sulla possibilità di un ulteriore allentamento monetario. Vale la pena ricordare che la presidente Christine Lagarde aveva lanciato l’idea di un “momento globale dell’euro”, invocando maggiore integrazione europea e un ruolo più prominente della valuta comune sui mercati internazionali. Oggi, con il dollaro in fase di debolezza strutturale, quella visione si sta materializzando più rapidamente del previsto, portando con sé sfide inattese.

L’Eurozona in una posizione di equilibrio fragile

Dal punto di vista della politica monetaria tradizionale, la BCE si trova in quella che i suoi stessi funzionari definiscono una “buona posizione”: l’economia dell’area euro cresce attorno al suo potenziale e l’inflazione si sta stabilizzando vicino all’obiettivo del 2%. I dati macroeconomici pubblicati dopo la riunione di dicembre hanno sostanzialmente confermato questo quadro.

L’incertezza geopolitica resta il fattore critico

Tuttavia, l’elevato livello di incertezza geopolitica ed economica rappresenta un elemento di preoccupazione. Finora si è osservata una disconnessione tra rischi geopolitici e andamento macroeconomico: le tensioni internazionali non si sono tradotte in un deterioramento significativo delle prospettive economiche europee. La BCE continuerà a monitorare attentamente questa dinamica, pronta ad intervenire qualora lo scenario dovesse mutare.

L’apprezzamento dell’euro al centro del dibattito

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Nelle ultime settimane, i movimenti sui mercati valutari hanno iniziato a rendere meno confortevole la posizione della BCE. L’euro si è rafforzato di circa il 3,5% rispetto al dollaro e dell’1,5% in termini di tasso di cambio effettivo nominale rispetto a un paniere di valute.

Le dichiarazioni dei banchieri centrali europei

Diversi membri del Consiglio direttivo hanno espresso preoccupazione per questa dinamica: Il governatore della banca centrale austriaca Martin Kocher ha sottolineato che un ulteriore apprezzamento dell’euro potrebbe rendere necessaria una risposta di politica monetaria, non per il cambio in sé, ma per i suoi effetti disinflazionistici. Il governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau ha indicato che la forza dell’euro sarà un fattore chiave nelle decisioni dei prossimi mesi. Il vicepresidente Luis de Guindos aveva già segnalato che un cambio euro/dollaro a 1,20 era accettabile, ma livelli superiori avrebbero potuto creare complicazioni. Attualmente ci troviamo proprio su quella soglia critica.

Impatto sulle proiezioni di inflazione

Da un punto di vista tecnico, il recente rafforzamento dell’euro ridurrebbe le previsioni di inflazione della BCE di circa 0,1 punti percentuali. A parità di altre condizioni, le nuove proiezioni mostrerebbero un’inflazione headline sotto il 2% per i prossimi tre anni, alimentando i timori di quei membri del Consiglio che da tempo paventano un undershooting dell’inflazione come rischio per la credibilità dell’istituto.

L’Europa è davvero pronta per un euro globale?

Le reazioni recenti evidenziano che non tutti alla BCE, né in Europa, sono pronti per un “momento globale dell’euro”. Il rafforzamento della valuta comune mette in luce una contraddizione strutturale: è difficile conciliare l’ambizione di una valuta di riserva globale con un’economia fortemente orientata all’export. Una valuta globale comporta tipicamente: – Forza relativa del cambio – Mercati finanziari profondi e liquidi – Spesso, anche potenza militare e geopolitica L’euro globale non dovrebbe essere un obiettivo fine a sé stesso, ma piuttosto il risultato naturale di un’unione dei mercati dei capitali, di un’unione fiscale e di una vera autonomia strategica europea.

Prospettive per la politica monetaria

Per la riunione della prossima settimana, l’apprezzamento dell’euro rappresenta un fattore complicante per la ripresa ciclica dell’industria europea, che sta appena iniziando a materializzarsi. Tuttavia, non sarà sufficiente a far cambiare rotta alla BCE nell’immediato.

Scenario base e rischi

Non ci aspettiamo che Lagarde si sbilanci particolarmente sul tema del cambio, limitandosi probabilmente a confermare che la BCE monitora attentamente gli sviluppi. La banca centrale manterrà la sua posizione attendista. Tuttavia, se il trend di rafforzamento dell’euro dovesse proseguire e se la BCE volesse segnalare che un’inflazione leggermente sotto target è altrettanto preoccupante di un’inflazione sopra target, le probabilità di un taglio dei tassi già a marzo aumenterebbero significativamente. Gli operatori di mercato farebbero bene a monitorare con attenzione sia l’evoluzione del cambio EUR/USD nelle prossime settimane, sia le dichiarazioni dei membri del Consiglio direttivo per cogliere eventuali segnali di un cambio di orientamento.