Il Panic Selling è uno degli incubi degli investitori, siano essi del Forex Trading o della Borsa. La verità, spiacevole ma inequivocabile, è la seguente: il Panic Selling è molto difficile da governare. Si potrebbe ipotizzare una metafora in cui il Panic Selling è l’onda anomala, praticamente da tsunami, e l’investitore è il surfista. E’ evidente che rimanere in piedi o, una volta in acqua, non affogare è molto difficile. Eppure, governare il Panic Selling si può, ma prima di tutto occorre sapere cosa è realmente e da cosa nasce. Ecco una guida esaustiva.

Che cos’è il Panic Selling

Si definisce Panic Selling quella fase del mercato caratterizzata da una anomale ondata di vendite. Questa ondata è frutto della paura, dell’irrazionalità ed è alimentata da un circolo virtuoso in cui il volume delle vendite aumenta a causa della paura, e la paura aumenta a causa della crescita del volume di vendite. Insomma, è il classico cane che si morde la coda, la cui vittima è sempre la stessa: il prezzo. Durante il Panic Selling il prezzo crolla, fino a raggiungere minimi mai toccati prima. Agli investitori, percorsi da sentimenti quali, appunto, il panico interessa solo disfarsi dell’asset, a prescindere dal prezzo.

Il Panic Selling è il vero spettro che si aggira nel mercato. E’ infrequente, ma non raro. I casi si sprecano. Se guardiamo agli ultimi cento anni, non si può non citare il Panic Selling più grande della storia, quello del 24 ottobre 1929. Quella giornata fu presto ribattezzata “Giovedì nero” e diede vita alla Grande Depressione che, come sappiamo, sconvolse gli equilibri economici del mondo intero e finanche quelli politici.

Se restringiamo il campo alla storia recente, possiamo anche rimanere in Italia (e in Germania, anche). A novembre del 2011 si scatenò un Panic Selling in Europa. Vittima? I Titoli di Stato italiani. A quanto pare, la prima freccia venne scoccata dalla Deutsche Bank, che vendette in un periodo di tempo limitato tutti i bond italiani che aveva in pancia. Sulle conseguenze possiamo anche soprassedere, visto che sono note anche al grande pubblico: crollo del valore dei titoli, aumento dei rendimenti, Panic Selling “selvaggio” appunto.

Da fuori, sembra che il Panic Selling sia la classica tempesta perfetta, impossibile fa fronteggiare. L’unica cosa da fare è aspettare che passi. Molte volte è così, ma il fenomeno può essere in qualche modo governato. Per sopravvivere, certo, ma anche per guadagnarci su (se si è particolarmente bravi).

Come si sopravvive, e si prospera, in un Panic Selling

La prima cosa da fare è analizzare il contesto. I Panic Selling non sono tutti uguali e, anzi, la loro diversità può essere una leva di guadagno, un appiglio per mettere in campo un approccio attivo. Panic Selling diversi, infatti, determinano rischi e opportunità altrettanto diversi.

Se il Panic Selling si verifica al termine di un trend estremamente rialzista, c’è poco da fare: è solo l’inizio della “fine”, e il peggio deve ancora venire. Nel 1929 è accaduto esattamente questo: all’euforia è succeduto il panico. Il consiglio, molto difficile da seguire a dire il vero, è riconoscerlo prima possibile e disfarsi dell’asset prima possibile. In genere, i Panic Selling scoppiano all’improvviso, ma possono essere previsti, in alcuni casi. Per esempio, se il prezzo giunge a una fase laterale dopo la rottura di una importanza resistenza (quiete prima della tempesta).

Se il Panic Selling si verifica dopo un trend ribassista, anche leggero, allora c’è qualche speranze. L’ondata di vendite, in questo caso, può essere definito come l’ultima potente fiammata prima del rialzo. L’effetto rimbalzo se non proprio garantito è comunque molto frequente. Come riconosce un Panic Selling che precede l’effetto rimbalzo? L’analisi grafica viene in aiuto. Per esempio, il trader potrebbe riconoscere il pattern V-Reversal, che rappresenta un segnale molto affidabile. Potrebbe inoltre notare un rallentamento dei volumi in pieno Panic Selling. Anche questo è un segnale discretamente affidabile.

In questo caso, sono due le cose da fare. Se si detiene l’asset, è bene conservare la posizione (se non si è usciti all’inizio della fase). Se non si detiene l’asset, e si vuole sfruttare l’effetto rimbalzo, è possibile entrare poco prima che questo si verifichi, diciamo appena i volumi hanno dimostrato la tendenza alla decrescita. Sia chiaro, è tutto molto complicato, e spesso è questione di tempismo. La difficoltà deriva anche dal fatto che, se l’analisi grafica può essere di aiuto, lo stesso non si può dire dell’analisi tecnica in senso stretto. Ciò è vero, per quanto spiacevole; in primo luogo perché il Panic Selling è l’apoteosi dell’irrazionalità, e questa non è ben integrata all’interno dei modelli analitici; secondariamente perché non ci sono livelli di supporto che tengono: sono stati tutti rotti violentemente durante la fase acuta.