L’inflazione britannica rallenta al 3%: segnale chiave per la Bank of England
L’indice dei prezzi al consumo nel Regno Unito è sceso al 3% su base annua a gennaio, in linea con le attese degli analisti e in netto calo rispetto al 3,4% registrato a dicembre. Il dato, pubblicato dall’Office for National Statistics (ONS), rappresenta il livello più basso dall’inizio della primavera del 2025 e rafforza le aspettative di un nuovo intervento espansivo da parte della Bank of England (BoE). L’inflazione core, che esclude le componenti più volatili come energia, alimentari, alcolici e tabacco, si è attestata al 3,1%, in lieve discesa rispetto al 3,2% del mese precedente. Un segnale che la dinamica disinflazionistica sta interessando in modo trasversale diversi settori dell’economia britannica.
I fattori dietro il rallentamento dei prezzi
Secondo Grant Fitzner, capo economista dell’ONS, il calo dell’inflazione è stato trainato in parte dalla diminuzione dei prezzi della benzina. In un commento pubblicato sulla piattaforma X, Fitzner ha evidenziato anche altri fattori ribassisti:
Tariffe aeree e alimentari in discesa
Le tariffe aeree hanno contribuito significativamente al ribasso, con un rientro dei prezzi dopo il rialzo stagionale di dicembre. Anche i prezzi alimentari hanno esercitato una pressione al ribasso, in particolare per pane, cereali e carne. Questi effetti sono stati parzialmente compensati dall’aumento dei costi per soggiorni in hotel e pasti da asporto.
Reazione contenuta della sterlina
La sterlina è rimasta sostanzialmente stabile nei confronti del dollaro dopo la pubblicazione del dato, scambiando a 1,3562 USD. Il mercato aveva già ampiamente scontato un’inflazione in linea con le previsioni, limitando la volatilità sul cambio GBP/USD.
Un quadro macroeconomico che spinge verso il taglio dei tassi
Il dato sull’inflazione si inserisce in un contesto macroeconomico britannico sempre più debole, che rafforza la tesi di un allentamento monetario imminente da parte della BoE.
Mercato del lavoro in deterioramento
I dati su occupazione e salari pubblicati il giorno precedente hanno evidenziato ulteriori segnali di debolezza. Il tasso di disoccupazione è salito al 5,2% a dicembre, il livello più alto degli ultimi cinque anni. La crescita salariale annua, un indicatore chiave monitorato dalla banca centrale per valutare le pressioni inflazionistiche, si è indebolita nell’ultimo trimestre del 2025.
Crescita economica quasi piatta
I dati sul PIL pubblicati la settimana precedente hanno confermato il rallentamento dell’economia britannica, con una crescita di appena lo 0,1% nel quarto trimestre. Un ulteriore aggiornamento sull’attività economica è atteso con la pubblicazione degli indici PMI (Purchasing Managers’ Index), che forniranno indicazioni sulla direzione del ciclo economico nei primi mesi del 2026.
Le aspettative degli analisti: taglio a marzo e oltre
Il combinato disposto di inflazione in calo, mercato del lavoro fragile e crescita anemica sta alimentando le aspettative di un taglio del tasso di riferimento, attualmente fissato al 3,75%, già nella riunione di marzo della BoE.
J.P. Morgan Asset Management: “Svolta finalmente raggiunta”
Zara Nokes, analista dei mercati globali presso J.P. Morgan Asset Management, ha sottolineato come l’inflazione persistente sia stata per anni il tallone d’Achille dell’economia britannica, costringendo la BoE a mantenere una politica monetaria restrittiva. Tuttavia, secondo Nokes, il dato di gennaio segna una svolta significativa, con una disinflazione diffusa su più settori. L’analista ha aggiunto che l’inflazione headline potrebbe avvicinarsi al target del 2% entro aprile, e che la moderazione della crescita salariale dovrebbe contribuire a contenere l’inflazione nei servizi, storicamente la componente più resistente. Secondo la sua analisi, la BoE dispone di margine per effettuare almeno un paio di tagli da 25 punti base prima di raggiungere il tasso neutrale, con la possibilità che questi interventi vengano anticipati rispetto al calendario inizialmente previsto.
AJ Bell: tassi al 3% entro fine anno?
Danni Hewson, responsabile dell’analisi finanziaria di AJ Bell, ha evidenziato come il quadro delineato dai recenti dati su crescita e occupazione abbia aumentato sensibilmente la probabilità di un taglio già a marzo. Secondo Hewson, le aspettative del mercato si stanno orientando verso un tasso di riferimento al 3% entro la fine del 2026, uno scenario che solo pochi mesi fa appariva decisamente meno probabile.
Implicazioni per i mercati e gli investitori
Per gli operatori del mercato forex, il percorso di allentamento monetario della BoE rappresenta un elemento cruciale da monitorare. Un ciclo di tagli più aggressivo rispetto a quello della Federal Reserve o della BCE potrebbe esercitare pressione ribassista sulla sterlina nel medio termine, influenzando le dinamiche dei cross valutari come EUR/GBP e GBP/USD. Sul fronte dell’equity, tassi più bassi tendono a sostenere le valutazioni azionarie, in particolare nei settori più sensibili al costo del denaro come l’immobiliare e le utility. Il FTSE 100 e il FTSE 250 potrebbero beneficiare di un contesto monetario più accomodante, sebbene le prospettive di crescita economica modesta rappresentino un fattore di cautela per gli investitori.
