Dollaro statunitense in recupero moderato tra volumi ridotti e incertezza geopolitica

Il dollaro americano ha registrato un modesto rafforzamento contro la maggior parte delle valute del G10, dopo essere stato venduto sui minimi di sessione nella tarda serata nordamericana della giornata precedente. Tuttavia, il movimento rialzista manca di slancio e convinzione, con i mercati che operano in un contesto di volumi ridotti a causa delle festività prolungate in diverse piazze finanziarie dell’area Asia-Pacifico. Tra gli eventi chiave della giornata spiccano la decisione a sorpresa della Reserve Bank of New Zealand, che ha mantenuto i tassi invariati con un tono accomodante inatteso, e i dati sull’inflazione britannica risultati inferiori alle attese. Sul fronte geopolitico, le tensioni restano elevate con i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran e tra Russia e Ucraina.

L’accordo Giappone-USA da 550 miliardi di dollari: dettagli e implicazioni

Il Giappone ha accettato la prima tranche del programma di investimenti da 550 miliardi di dollari concordato per evitare l’imposizione di dazi più elevati da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, permangono dubbi significativi sulla composizione effettiva di questi fondi: non è ancora chiaro quanta parte rappresenti denaro fresco rispetto a prestiti e garanzie sui prestiti. Il ministro del commercio giapponese ha indicato che solo l’1-2% sarà in contanti, con prestiti e garanzie come principale meccanismo di finanziamento. L’impatto sui mercati è stato finora trascurabile, ma l’accordo potrebbe preparare il terreno per un incontro costruttivo il mese prossimo tra il presidente Trump e la premier Takaichi. In particolare, è stato raggiunto un accordo su 36 miliardi di dollari di investimenti in petrolio, gas e materiali critici statunitensi.

Analisi delle principali coppie valutarie del G10

EUR/USD: segnale tecnico rialzista ma senza conferma

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L’euro è stato venduto fino a un minimo di sette giorni, leggermente sopra quota 1,1800 dollari, prima di recuperare e registrare un nuovo massimo di sessione nel pomeriggio newyorkese vicino a 1,1855 dollari. Questo movimento ha lasciato sul grafico una potenziale candela hammer rialzista, un pattern tecnico che normalmente segnala un’inversione al rialzo. Tuttavia, la mancanza di acquisti successivi ha indebolito il segnale. Un supporto provvisorio è stato individuato intorno a 1,1830, ma un nuovo test dei minimi precedenti non può essere escluso. Da un punto di vista tecnico, la media mobile a 5 giorni sta attraversando al ribasso quella a 20 giorni per la prima volta in quasi un mese, un segnale potenzialmente ribassista per la moneta unica.

USD/JPY: il dollaro punta a 154 yen

Il dollaro ha raggiunto un massimo di quattro giorni contro lo yen, sfiorando quota 154,00 JPY, per poi ritracciare verso 153,00 e rimbalzare nuovamente in direzione di 154,00. Un superamento dell’area 154,35 migliorerebbe sensibilmente il quadro tecnico del biglietto verde, aprendo la strada a un potenziale avanzamento verso 155,00 JPY, livello che coincide con un obiettivo di ritracciamento tecnico e con la media mobile a 20 giorni.

GBP/USD: inflazione debole pesa sulla sterlina

I deludenti dati sull’occupazione britannica sono stati seguiti da un rapporto sull’inflazione altrettanto debole. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) del Regno Unito è sceso dello 0,5% su base mensile a gennaio, con il tasso annuo in calo al 3,0% dal 3,4%. L’inflazione core è scesa al 3,1% dal 3,2%, mentre l’inflazione dei servizi si è leggermente attenuata al 4,4% dal 4,5%. Questi dati hanno spinto le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Bank of England il mese prossimo a oltre l’80%, rispetto al 70% circa di una settimana fa secondo il mercato degli swap. La sterlina è scesa sotto 1,35 dollari per la prima volta dal 23 gennaio, recuperando poi fino a quasi 1,3560 dopo la chiusura di Londra, ma il danno tecnico è stato fatto. La media mobile a 5 giorni ha incrociato al ribasso quella a 20 giorni lunedì per la prima volta in quasi un mese. Una rottura convincente di 1,3500 potrebbe puntare all’area 1,3440-1,3460.

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USD/CAD: recupero del dollaro con resistenze chiave

Il dollaro statunitense ha esteso il suo recupero contro il dollaro canadese, dopo aver toccato il fondo mercoledì scorso intorno a CAD 1,35 con una potente candela esterna rialzista. Il biglietto verde ha raggiunto quasi CAD 1,37 prima di essere respinto verso il minimo di sessione a CAD 1,3635. Si è formato un pattern shooting star ribassista, ma le vendite successive sono state minime e il dollaro ha recuperato nell’area di CAD 1,3665. Da segnalare la presenza di opzioni per 1,4 miliardi di dollari a CAD 1,36 in scadenza oggi, e un ulteriore blocco da quasi 680 milioni di dollari in scadenza domani allo stesso livello.

AUD/USD e NZD/USD: la RBNZ sorprende i mercati

Il dollaro australiano è stato spinto a un minimo di sei giorni, scivolando leggermente sotto 0,7030 dollari prima di rimbalzare verso nuovi massimi di sessione vicino a 0,7090. L’Aussie è stato penalizzato dal tono generalmente più forte del dollaro USA e dalla decisione a sorpresa della Reserve Bank of New Zealand. La RBNZ ha mantenuto i tassi invariati al 2,25%, ma con un orientamento accomodante che ha colto di sorpresa i mercati, i quali si aspettavano un tono restrittivo. La banca centrale ha indicato che la politica monetaria rimarrà probabilmente accomodante e prevede che l’inflazione tornerà al punto medio del suo obiettivo dell’1-3%, con la possibilità di un rialzo nel quarto trimestre. Il dollaro neozelandese è sceso a un nuovo minimo di otto giorni vicino a 0,5990.

Mercati emergenti: peso messicano in rafforzamento, yuan stabile

USD/MXN: il peso messicano tocca nuovi massimi

Il peso messicano continua a mostrare forza. Dopo che il dollaro sembrava poter rompere al rialzo, i venditori sono riemersi sopra il massimo di lunedì (~MXN 17,1910), spingendo il cambio sotto MXN 17,11. Il biglietto verde ha registrato la chiusura più bassa del mese (~MXN 17,1285) e, dopo la candela esterna ribassista, è stato venduto fino a un nuovo minimo da giugno 2024 vicino a MXN 17,0865.

USD/CNH: lo yuan offshore in consolidamento

Dopo essere sceso a CNH 6,8810 lunedì, il dollaro ha tenuto sopra quel livello ma si è fermato poco sopra CNH 6,8920. La media mobile a 5 giorni si trova intorno a CNH 6,8960 e il biglietto verde non ha chiuso sopra di essa per tutto il mese, segnalando una persistente pressione ribassista sul dollaro contro lo yuan offshore.

Rupia indiana: fase di consolidamento

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La rupia indiana ha scambiato in un range ristretto tra INR 90,5965 e INR 90,7150, continuando a muoversi all’interno dell’intervallo stabilito il 6 febbraio. La banca centrale indiana sta proponendo regole più stringenti sulla divulgazione delle transazioni in valuta estera da parte delle banche.

Mercati azionari e obbligazionari: equity europeo in rialzo, rendimenti misti

Equity: Europa in rialzo per la terza sessione consecutiva

Molti mercati azionari dell’area Asia-Pacifico sono rimasti chiusi per le festività prolungate. Quelli aperti hanno tendenzialmente registrato rialzi, inclusi Giappone, Australia, Nuova Zelanda e India. Lo Stoxx 600 europeo è salito di quasi l’1% nella tarda mattinata europea, estendendo il suo avanzamento per la terza sessione consecutiva. I futures sugli indici statunitensi hanno proseguito il recupero della giornata precedente con rialzi intorno allo 0,50%.

Obbligazioni: rendimenti misti, Gilt sostenuti dall’inflazione debole

I rendimenti dei titoli di Stato decennali mostrano un quadro misto. Il rendimento del decennale giapponese è leggermente salito, mentre i tassi europei oscillano di circa mezzo punto base in entrambe le direzioni. Il rapporto sull’inflazione debole nel Regno Unito sostiene i Gilt, con il rendimento decennale in calo di un punto base. Il rendimento del Treasury decennale, che si era avvicinato al 4% all’inizio della settimana, è leggermente più alto, poco sopra il 4,06%.

Materie prime: oro e petrolio in rialzo

L’oro si è mantenuto sopra il minimo della sessione precedente (~4.843,50 dollari) e ha raggiunto quota 4.942 dollari. L’argento ha tenuto sopra i 72 dollari e ha recuperato sopra i 76 dollari. Il WTI di marzo è in rialzo dopo aver brevemente scambiato sotto i 62 dollari nella sessione precedente. Nella mattinata europea scambia quasi un dollaro più in alto, vicino a 63,35 dollari, sostenuto dalle persistenti tensioni geopolitiche.

Dati macroeconomici e appuntamenti chiave della settimana

Stati Uniti: raffica di dati economici in arrivo

La giornata odierna prevede una serie intensa di pubblicazioni economiche statunitensi. Gli ordini di beni durevoli e i permessi di costruzione di dicembre potrebbero aiutare gli economisti a perfezionare le stime sul PIL del quarto trimestre, che sarà pubblicato venerdì nella sua prima stima preliminare. Sarà inoltre pubblicata la produzione industriale di gennaio: l’aumento dell’occupazione manifatturiera e delle ore aggregate lavorate suggerisce un incremento della produzione manifatturiera, mentre l’ondata di freddo ha probabilmente sostenuto la produzione delle utility. I verbali del FOMC della riunione di fine gennaio saranno resi noti, ma al di fuori dei governatori Miran e Waller, sembra esserci un consenso a favore di una pausa dopo i tre tagli dei tassi effettuati negli ultimi mesi dell’anno scorso. In chiusura di sessione, saranno pubblicati i dati TIC di dicembre sui flussi di capitale. Contrariamente alla narrativa popolare del “vendere America”, fino a novembre gli investitori stranieri hanno fatto l’esatto opposto: attraverso i custodi statunitensi, hanno acquistato 1.320 miliardi di dollari in azioni e obbligazioni USA, rispetto ai 1.120 miliardi nei primi 11 mesi del 2024.

Giappone: bilancia commerciale in deterioramento stagionale

La bilancia commerciale giapponese di gennaio ha confermato il consueto deterioramento stagionale (25 anni consecutivi senza eccezioni). Il surplus commerciale di dicembre di 113,5 miliardi di JPY si è trasformato in un deficit di 1.152 miliardi di JPY a gennaio, nonostante un balzo del 16,8% su base annua delle esportazioni e un calo del 2,5% delle importazioni. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite di circa il 4,1%, trainate dal calo di auto e macchinari per la fabbricazione di chip, ma il Giappone ha comunque registrato un surplus commerciale con gli USA di 7.520 miliardi di JPY (circa 47,5 miliardi di dollari), circa un ottavo inferiore rispetto al 2024.

Australia: salari stabili, focus sull’occupazione

L’indice dei prezzi salariali australiano è rimasto stabile al 3,4% su base annua nel quarto trimestre 2025, riflettendo un aumento dello